In occasione della sfortunata avventura italiana agli Europei 2008 il giornalismo sportivo romano non ha perso occasione di manifestare in modo esplicito la propria partigianeria. Premessa doverosa: chi scrive non intende qui biasimare alcuna società e/o squadra di calcio, né i suoi appartenenti, ma solo far notare l'ennesimo disservizio di una parte importante della cosiddetta informazione calcistica della Capitale. Per giorni e giorni, prima di Spagna-Italia, il Corriere dello Sport e Il Messaggero hanno invocato a grandi titoli la presenza del "blocco Roma" all'interno della Nazionale. Certo, se ne poteva discutere: con Pirlo e Gattuso squalificati era comunque interessante prendere in considerazione l'utilizzo di calciatori di livello come Aquilani o De Rossi a centrocampo. Ma questo sarebbe stato semplicemente ragionevole, considerata l'emergenza. No, i giornali romani (e ci viene più che il sospetto, romanisti) chiedono l'intero "blocco Roma" (si è strombazzata perfino l'espressione ItalRoma) come se l'impiego dei calciatori giallorossi all'interno della Nazionale fosse così naturale e logico. Forse non lo era: nella Roma i vari Perrotta, Aquilani (adoperato da Spalletti con estrema parsimonia, visto che gli si preferisce Pizzarro), De Rossi, Panucci, sono inseriti in un tipo di gioco caratteristico e difficilmente riproducibile con altri uomini e un altro tecnico. Ora, non ci vuole una grande attenzione o competenza calcistica per aver visto un Aquilani a dir poco timido, un De Rossi non efficace come lo era stato contro la Francia, un Perrotta non incisivo e un Panucci che batteva la fiacca. Certo, con il senno del poi... Ma il senno del poi, in una partita di pallone, matura minuto dopo minuto per l'osservatore attento. Non a caso appena Donandoni ha cambiato Perrotta con Camoranesi l'Italia ha avuto la prima grande e chiara occasione da gol. Il resto è storia: lo sfortunato De Rossi che sbaglia il primo rigore, Di Natale il secondo e l'Italia fuori dagli Europei.
Intendiamoci: uscire ai rigori dopo 110 minuti combattuti ma non brillanti non è così disonorevole come prendere una goleada e dimostrare un'evidente inferiorità in campo. Però è quantomeno curioso la scelta e l'ordine dei rigoristi della nostra nazionale. Ci sta Grosso, freddo e determinato al pari di Oddo, ma non ci sta De Rossi (che calcia i rigori sempre nello stesso modo, e quindi prevedibile) o Di Natale prima di Del Piero o di Toni. Nel corso della partita non si comprende neanche, a dire il vero, l'utilizzo di Perrotta vertice alto dell'improbabile rombo di centrocampo: se si voleva dare un'opportunità ad Aquilani forse quella era la sua collocazione naturale, per sfruttarne le qualità offensive, mentre Camoranesi avrebbe sostituito più che degnamente lo spaesato Perrotta. Ma qui ci si addentrerebbe nell'analisi tecnico-tattica della partita, che non ci compete. A noi interessa il comportamento della stampa romana. Ora è piuttosto curioso che il quotidiano che ha invocato il "blocco Roma" per giorni, all'indomani della sconfitta titoli semplicemente: "Italia, torna Lippi!". E l'altro "Donadoni a casa". In psicologia un comportamento del genere verrebbe definito con i meccanismi di rimozione e spostamento: rimuovo la causa del mio problema e sposto la mia attenzione su altro. Nel linguaggio della saggezza popolare il tutto potrebbe essere racchiuso con queste parole: a domanda "Dove vai?" si risponde "Porto cipolle". Ma come, quello stesso Lippi che all'indomani di calciopoli non era ritenuto degno neanche di condurre la Nazionale ai mondiali, oggi viene indicato come il salvatore della Patria. Il giornalismo romano ha la memoria corta, rinnega se stesso dopo appena un anno, trattando il buon Donadoni così male quanto non merita. Ma non basta! Se si sfogliano le pagelle dei due quotidiani romani sopra citati, si rimane basiti: il "blocco Roma" parte da un minimo di sufficienza garantita per andare fino al 6 e 1/2, e poi si affibbia a Cassano un bel 5 (Il Messaggero). Ma che partita hanno visto? Sempre leggendo le pagelle de Il Messaggero la sorpresa aumenta alla voce Aquilani, giudicato con un incredibile 6 e 1/2: "Premiato per la corsa: nel primo tempo che fa più chilometri, sei e mezzo abbondanti". Ma hanno scambiato una partita di calcio per una gara di maratona? Sorge il dubbio, ma allora il voto è corretto: un punto per ogni chilometro. Però ci sembra di ricordare che nel calcio bisogna prendere il pallone, non solo coprire le distanze. Mah!
Potremmo continuare a lungo nella disamina delle cocenti contraddizioni di un tale atteggiamento. Delle due, l'una: se era ItalRoma prima, lo era tanto più contro la Spagna. Ma il lettore non è distratto e dopo tanto strombazzare della carta stampata oggi, non a caso, si chiedeva: ma è l'ItalRoma ad aver perso l'Europeo?
Ai posteri (imparziali) l'ardua sentenza.
Alessandro Staiti
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lunedì 23 giugno 2008
lunedì 3 dicembre 2007
Italia Far Oer 3-1 – I sorteggi per i Mondiali 2010 ed Euro 2008
Italia già qualificata dopo la bella prova in Scozia, contro i volenterosi dilettanti delle Far Oer non serve certo un’impresa. Modena non è lontana da Pavullo nel Frignano, dove è nato Luca Toni, che viene accolto con le migliori onoreficenze. Donadoni schiera le “seconde linee”, o quasi. C’è il capitano Cannavaro, ora a 113 presenze in azzurro (ma Paolo Maldini rimane a 126). La strada al successo la spiana al 10’ il povero Benjaminsen, che trova un clamoroso autogol sul tentativo di traversone al volo da parte di Oddo. Trascorrono 26 minuti e Grosso, servito sulla fascia da Palladino, mette al centro. Toni è pronto: controllo e destro che impallina Mikkelsen. Al 41' splendida azione personale di Chiellini che scarica un sinistro velenoso a mezz'altezza che trova la rete alla sinistra di Mikkelsen, nell’occasione piuttosto addormentato. Apatia che coglie anche Bonera e Amelia all’83' quando Jacobsen la mette dentro con uno stacco imperioso. E le Far Oer vanno vicine al secondo gol quando Davidsen colpisce un clamoroso palo all’89’. Nel frattempo si sono svolti i sorteggi per i Mondiali 2010 in Sudafrica: l’Italia ha un percorso apparentemente facile sulla carta, sarà chiamata a battersi contro Bulgaria, Irlanda, Cipro, Georgia e Montenegro. Non altrettanto facili i sorteggi per Euro 2008: l’Italia dovrà affrontare Olanda, Romania e Francia. Un bel lavoro per Donadoni in vista del debutto contro l’Olanda il 9 giugno a Berna.
Alessandro Staiti
Alessandro Staiti
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mercoledì 21 novembre 2007
L’Italia batte la Scozia 2-1 e si qualifica agli Europei 2008
Ironia della sorte: ti qualifichi con una bella partita, combattuta con muscoli e fair play, e fai un favore a quell’antipatico di Domenech. Per lo meno d’ora in poi il commissario tecnico della Nazionale francese farà attenzione a dire che l’Italia gioca per pareggiare. Battendo l’orgogliosa Scozia, l’Italia spiana la strada alla Francia, ormai matematicamente qualificata. Italia a tre punte, con Di Natale, Toni e Camoranesi, il centrocampo a tre tutto milanista (Gattuso, Pirlo e Ambrosini), in difesa Panucci a destra accanto a Cannavaro, che raggiunge Dino Zoff a 112 presenze in nazionale, Barzagli e Zambrotta. McLeish, il tecnico scozzese, schiera una sola punta, McFadden. L’Italia gela subito i padroni di casa: rimessa laterale, il pallone arriva a Di Natale, assist al bacio per Toni che la mette dentro. 0-1, e l’Hampden Park affonda nel silenzio. Dopo solo 2 minuti Camoranesi, su assist di Toni, spara alto. Di Natale all’11’ si fa parare un debole tiro da Gordon, poi Toni, bravo a rubare palla in difesa, si fa deviare in angolo un bel tiro sul primo palo. Al 16’ la Scozia si procura tre corner consecutivi, ma non riesce a centrare il bersaglio neanche al 18’ quando va vicini al pareggio su un altro corner colpito di testa da Hutton. Al 30’ Buffon deve impegnarsi su un rasoterra di Fletcher. Gli azzurri rispondono con convinzione: Toni per Camoranesi, tiro respinto, arriva Ambrosini che colpisce Di Natale che la mette dentro. Azione regolarissima, ma l’arbitro annulla per un fuorigioco di fantasia. La Scozia è potente, molto fisica, non un granché a livello tattico, il suo repertorio è monotematico ma a volte efficace: pressing, velocità, squadra larga sulle fasce. L’Italia si fa soffocare da tanta fisicità, e termina il primo tempo schiacciata in difesa. All’ultimo minuto Pirlo si improvvisa gran colpitore di testa, salvando sulla linea di porta un colpo di testa di Weir, con Buffon completamente fuori dai pali. Nella ripresa è tutt’altro discorso, perché gli azzurri spingono sull’acceleratore, regalando esempi di gran classe perfino con Gattuso, che offre a Di Natale una palla d’oro per essere girata al volo, peccato che sulla traiettoria vi sia un difensore piazzato proprio davanti a Gordon. La botta sveglia la Scozia che al 20’ con Ferguson, in fuorigioco, la mette dentro. Altro errore madornale di Mejuto Gonzales e dei suoi scarsi assistenti di linea. Donadoni tenta la carta Iaquinta per Di Natale, McLeish risponde con Miller per Brown. Il finale è al cardiopalma: Scozia con rabbia tutta in avanti, Italia che ce la mette tutta, ma si vede che è un po’ stanca: Chiellini rileva Camoranesi, poi De Rossi sostituisce Gattuso. Quando sembra che il match debba terminare in parità, ci pensa un grande Panucci nel recupero. A distanza di 3 minuti il difensore giallorosso ci prova ben due volte di testa: la prima volta fallisce, la seconda – al 91’ batte Gordon sugli sviluppi di una punizione. L’Italia si è qualificata con grande merito. L’Italia ha dato alla Scozia una lezione di calcio, ma la Scozia ha dato all’Italia – dilaniata da assurde tragedie – una vera lezione di tifo. Quello vero.
Alessandro Staiti
Alessandro Staiti
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