Visualizzazione post con etichetta SS Lazio - Alessandro Staiti - Calcio in Rete. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta SS Lazio - Alessandro Staiti - Calcio in Rete. Mostra tutti i post

venerdì 17 ottobre 2008

Gentile: Lazio e fisco. Dallo Stato nessun favore


L’avvocato Gian Michele Gentile, ospite negli studi di RadioSei della trasmissione Non Mollare Mai, racconta la sua avventura a fianco del presidente Claudio Lotito. “Quando mi disse che voleva prendere la Lazio pensai “Ma che sei matto” – ricorda il legale biancoceleste – La rateizzazione? Fu una gran fatica, aggiungo solo che La Lazio potrebbe ottenerla anche con la normativa attuale: nessuno ci ha fatto favori”.

Avvocato Gentile, che faceva prima di diventare il factotum legale della Lazio?
Mi sono occupato di Diritto sportivo solo dal 19 luglio 2004 (giorno dell’avvento di Lotito a Formello, ndr), nessun contatto in questo ambito in precedenza. Conosco il presidente dalla fine degli anni Settanta per lavoro, poi abbiamo continuato a sentirci e il nostro è divenuto un rapporto d’amicizia tanto che sono il padrino del figlio di Claudio, Enrico”.

Cosa si ricorda di quella corsa in motorino verso il Tribunale di Tivoli?
Passai qua davanti, sulla Tiburtina, per arrivare in tribunale. La società era praticamente sull’orlo del fallimento, era già stata convocata in Camera di Consiglio. Ci fu una prima udienza nella quale ottenni un termine per depositare un documento che dimostrasse la disponibilità dell’Agenzia delle Entrate a rateizzare quanto dovuto all’Erario. In realtà chi aveva sollevato la questione, un avvocato di Milano, venne soddisfatto ma a quel punto il tribunale di Tivoli si mosse d’ufficio. Gli incartamenti andavano consegnati entro le 13, ci sbrigammo tanto che ricordo che il provvedimento dell’Agenzia delleEntrate doveva essere confermato dalla Commissione Consultiva istituita presso la Corte dei Conti. Ci fu una riunione alle 9 del mattino a piazza Mastai , il fax arrivò alle 12 e in sella al mio scooter (un Peugeot Elyseo 125, ndr) arrivai a Tivoli dove m’aspettavano molti tifosi biancocelesti”.

Cosa successe a Tivoli?
Dopo aver depositato l’atto in cancelleria dovevo andare direttamente dal presidente, i cui uffici si trovavano in altra sede. Feci quei 200 metri a piedi con i tifosi che mi seguivano, la gente che urlava dalla finestre. Mi telefonò Lotito a cui feci sentire la situazione e l’entusiasmo attorno a me”.

Quale fu la prima reazione quando Lotito le disse che voleva prendere la Lazio?
Gli dissi “Ma che sei matto”. Seguirono alcuni incontri con l’ex ad Masoni, e ogni volta la situazione dei conti peggiorava. Alla fine dopo qualche giorno di silenzio mi chiamò alle 11 del 19 luglio per dirmi: “Prendo la Lazio, ci vediamo da Gilardoni alle 15 a via Nicotera”.

E’ vero che Lotito chiese a Masoni di restare?
Lotito insieme con lui non fece alcuna operazione. Il presidente disse che chi restava si doveva rimboccare le maniche, in sostanza si trattava di fare un’opera meritoria per zero euro. Con Masoni e il presidente Longo ci fu grande collaborazione, anche con gli amministratori di Banca di Roma ci fu comunque un passaggio accompagnato da professionalità e responsabilità”.

Tornando all’attualità, come finirà il contenzioso con Mutarelli?
Aspettiamo la decisione prevista per il 23 ottobre. Il centrocampista per l’estromissione dalla rosa e l’esilio a Formello ha chiesto la risoluzione del contratto, noi abbiamo sostenuto come 10 giorni di assenza da Auronzo non rappresentassero un inadempimento per determinare la risoluzione”.

E con Stendardo a che punto siamo?
Stendardo era partito dalla richiesta di reintegrazione, alla quale poi ha rinunciato. Una volta caduta questa fattispecie, l’indennizzo collegato per noi non avevamotivo d’essere. Il collegio arbitrale poteva ridurre le clausole penali manifestamente esose ma non l’ha fatto e ha condannato la Lazio al risarcimento per 180.000 euro (20% dello stipendio annuale lordo). Ieri abbiamo chiesto l’esonero dalla clausola compromissoria per rivolgerci al giudice del lavoro a Milano e aspettiamo la deroga della Federcalcio, la cui commissione si riunisce domani”.

Avvocato, vinta la battaglia con la Consob, a Milano qual è la situazione?
Il 22 saremo a Milano per ascoltare l’ultimo testimone e la requisitoria del pm, in quella data depositeremo anche le motivazioni del Tar che ha annullato la delibera della Consob. Il 12 novembre saranno ascoltati i testimoni della difesa e quindi si andrà a sentenza. La presidente del Collegio, la giudice Manfrin vuole andare a sentenza prima del 2009 e il materiale esaminato sarà lo stesso della
Consob
”.

Che parere s’è fatto delle cosiddette cordate di San Marino e di Giorgio Chinaglia?
Da uomo della strada è quello vostro. La cordata di SanMarino non è mai esistita, mai venuta fuori, il cui rappresentante non rivela il nome del suo assistito da oltre 4 anni. Due processi in corso, siamo parte civile, per rispetto agli imputati preferisco non parlarne per avere espressioni accusatorie: per rispetto a loro meglio tacere”.

Rateizzazione col Fisco. Come ci arrivammo?
Non è stato fatto alcun regalo alla Lazio. C’erano pignoramento e ipoteca su tutti i beni della Lazio, c’era stata una domanda di condono della quale era stato pagato il primo acconto, per il secondo non c’erano soldi. Studiando valutammo di lasciare il condono e trovando la soluzione alternativa, ovvero una legge che già esisteva dal 2002 e che consentiva al Fisco di incassare quanto dovuto. Abbiamo ottenuto solo la dilazione del totale più gli interessi: l’Agenzia delle Entrate scelse un advisor che doveva stabilire quanto avrebbe preso il Fisco se la Lazio fosse fallita. Ebbene l’advisor stabilì che avevamo 20 milioni di euro di patrimonio, debiti con tutti creditori privilegiati che venivano tutti prima del fisco. Ad esempio, solo Mancini doveva avere 800.000 mila euro, con i libri in Tribunale al fisco sarebbero andati 3 milioni. L’intesa fu firmata da tutti i creditori con un grado di privilegio maggiore, bastava che uno dicesse no e la Lazio falliva. Non è vero che la legge utilizzata dalla Lazio è stata abrogata, anzi, è stata implementata nella riforma del Diritto fallimentare del 2006, e se ad oggi la Lazio fosse nelle medesime condizioni di allora, potrebbe utilizzare tale norma per ottenere la rateizzazione”.

La Lazio aiutata?
Siamo dovuti andare anche a Bruxelles per discutere di aiuti di stato… Per legge ogni accordo col fisco prevede l’azzeramento delle sanzioni, restano il debito d’imposta e gli interessi. Inoltre quest’ultimi nel nostro caso non sono fissi, sono interessi indicizzati”.

Cosa ci può dire del contenzioso con l’ex dg, Giuseppe De Mita?
Il contratto prevedeva un compenso di 400.000 euro, oltre all’auto di servizio, carte di credito e polizze mediche. In caso di recessione anticipata avrebbe avuto una penale da 2,5 milioni, pari a cinque anni di stipendio. Siamo ricorsi in appello perché non vogliamo pagare neanche il residuo del 60% da versare come stabilito in primo grado; l’udienza è fissata per gennaio”.

Gianluca La Penna
RadioSei

lunedì 31 marzo 2008

E ora qualcuno chieda scusa alla Lazio

Da un punto di vista mediatico e comunicazionale la "brillante" idea di accollare la responsabilità morale di una settimana calcistica sulle spalle della Lazio è stata semplicemente vergognosa. O ridicola, fate voi...
Da oggi, ne siamo certi, la Lazio tornerà ad occupare quella nicchia di comunicazione in cui è stata relegata dai mass media, soprattutto nella Capitale. Perché dopo Lazio-Inter di sabato scorso tutti i soloni in doppiopetto (sotto il quale elegantemente nascondono la maglietta da tifoso) sono stati zittiti. I tifosi possono dire e sperare quel che vogliono: non è un mistero che molti laziali abbiano tifato Inter pur di non veder diminuire la distanza tra la capolista e la seconda in classifica. Ma altrettanti laziali hanno continuato a tifare la propria squadra, e i boati della Nord al gol di Rocchi e alle traverse di Behrami e Dabo ne sono stati l'evidente dimostrazione.
Lazio-Inter poteva tranquillamente terminare con la vittoria dei biancocelesti: Mancini (concentratissimo sui millimetri del fuorigioco del gol di Rocchi e sul reclamato, presunto rigore su Rivas) attendeva il pareggio per lanciare in campo Suazo, invece di schierarlo appena guadagnato il vantaggio con Crespo e mentre la controfigura di Ibrahimovich continuava ad aggirarsi in campo. La scelta di Chivu vertice basso del rombo di centrocampo non sembrava, poi, delle più felici. Mancini dovrebbe essere più obiettivo: il rigore su Behrami era evidente, perché Chivu colpisce in pieno il piede del calciatore, che poi sposta la palla. E anche la punizione al limite dell'area, sempre ai danni del kosovaro. La verità è che l'Inter è sembrata una squadra sulle gambe, mentre la Lazio che nel primo tempo è apparsa molto imprecisa in fase di rifinitura, guadagnava fiducia e spazi nella ripresa e solo un po' di sfortuna impediva a Rocchi, Ledesma, Behrami e Dabo (tra i migliori in campo assieme a Radu e Ballotta) di andare a segno. I laziali hanno tutti dimostrato di aver giocato con una determinazione feroce: altro che 5 maggio! Certo, non è ancora la Lazio dello scorso anno, ma è una squadra che sta ritrovando morale e condizione sotto l'attenta guida di Delio Rossi.
Insomma, tanto tuonò che non piovve... Come invece sulla Lazio in questa settimana sono piovute indebite lezioni di moralità e di etica calcistica. Forse i soloni in doppiopetto, in conformità del proprio essere, confondono alcuni tifosi con i professionisti biancocelesti che scendono in campo. Etica che nella Lazio è invece una realtà: bene ha fatto il presidente Lotito oggi insieme a Behrami in Tv a Uno Mattina, a far notare come la Lazio inglobi al suo interno una vasta rappresentanza di calciatori balcanici: dal kosovaro Behrami al serbo Kolarov, dal macedone Pandev all'albanese Tare e al romeno Radu, tutti uniti da un grande sentimento di affettuosa amicizia e di fratellanza. Una bella immagine della società biancoceleste, non c'è dubbio.
Tornando al campionato, purtroppo il pareggio con l'Inter - come sottolineavamo nel precedente intervento - non ha molto significato: l'UEFA è sempre più lontana. Tuttavia la gara contro l'Inter ha lasciato intuire che con maggiore precisione in fase di rifinitura, la sfida in Coppa Italia resta aperta, considerando lo stato di forma degli avversari e la suggestione che i nerazzurri concentreranno le proprie energie per mantenere il primato in campionato fino all'ultima giornata.
L'augurio è che la prossima volta qualcuno ci pensi due volte prima di lanciare gratuite lezioni di etica e moralità nei confronti della Lazio. Non ne ha bisogno. La Lazio sta cambiando da alcuni anni certi perversi comportamenti nel mondo del calcio, è solo questione di tempo...
Alessandro Staiti

mercoledì 21 novembre 2007

L’Italia batte la Scozia 2-1 e si qualifica agli Europei 2008

Ironia della sorte: ti qualifichi con una bella partita, combattuta con muscoli e fair play, e fai un favore a quell’antipatico di Domenech. Per lo meno d’ora in poi il commissario tecnico della Nazionale francese farà attenzione a dire che l’Italia gioca per pareggiare. Battendo l’orgogliosa Scozia, l’Italia spiana la strada alla Francia, ormai matematicamente qualificata. Italia a tre punte, con Di Natale, Toni e Camoranesi, il centrocampo a tre tutto milanista (Gattuso, Pirlo e Ambrosini), in difesa Panucci a destra accanto a Cannavaro, che raggiunge Dino Zoff a 112 presenze in nazionale, Barzagli e Zambrotta. McLeish, il tecnico scozzese, schiera una sola punta, McFadden. L’Italia gela subito i padroni di casa: rimessa laterale, il pallone arriva a Di Natale, assist al bacio per Toni che la mette dentro. 0-1, e l’Hampden Park affonda nel silenzio. Dopo solo 2 minuti Camoranesi, su assist di Toni, spara alto. Di Natale all’11’ si fa parare un debole tiro da Gordon, poi Toni, bravo a rubare palla in difesa, si fa deviare in angolo un bel tiro sul primo palo. Al 16’ la Scozia si procura tre corner consecutivi, ma non riesce a centrare il bersaglio neanche al 18’ quando va vicini al pareggio su un altro corner colpito di testa da Hutton. Al 30’ Buffon deve impegnarsi su un rasoterra di Fletcher. Gli azzurri rispondono con convinzione: Toni per Camoranesi, tiro respinto, arriva Ambrosini che colpisce Di Natale che la mette dentro. Azione regolarissima, ma l’arbitro annulla per un fuorigioco di fantasia. La Scozia è potente, molto fisica, non un granché a livello tattico, il suo repertorio è monotematico ma a volte efficace: pressing, velocità, squadra larga sulle fasce. L’Italia si fa soffocare da tanta fisicità, e termina il primo tempo schiacciata in difesa. All’ultimo minuto Pirlo si improvvisa gran colpitore di testa, salvando sulla linea di porta un colpo di testa di Weir, con Buffon completamente fuori dai pali. Nella ripresa è tutt’altro discorso, perché gli azzurri spingono sull’acceleratore, regalando esempi di gran classe perfino con Gattuso, che offre a Di Natale una palla d’oro per essere girata al volo, peccato che sulla traiettoria vi sia un difensore piazzato proprio davanti a Gordon. La botta sveglia la Scozia che al 20’ con Ferguson, in fuorigioco, la mette dentro. Altro errore madornale di Mejuto Gonzales e dei suoi scarsi assistenti di linea. Donadoni tenta la carta Iaquinta per Di Natale, McLeish risponde con Miller per Brown. Il finale è al cardiopalma: Scozia con rabbia tutta in avanti, Italia che ce la mette tutta, ma si vede che è un po’ stanca: Chiellini rileva Camoranesi, poi De Rossi sostituisce Gattuso. Quando sembra che il match debba terminare in parità, ci pensa un grande Panucci nel recupero. A distanza di 3 minuti il difensore giallorosso ci prova ben due volte di testa: la prima volta fallisce, la seconda – al 91’ batte Gordon sugli sviluppi di una punizione. L’Italia si è qualificata con grande merito. L’Italia ha dato alla Scozia una lezione di calcio, ma la Scozia ha dato all’Italia – dilaniata da assurde tragedie – una vera lezione di tifo. Quello vero.
Alessandro Staiti

mercoledì 19 settembre 2007

Lazio: se il bicchiere è mezzo pieno…

La Lazio pareggia. Pareggia nelle prime tre giornate di campionato, pareggia all'andata dei preliminari con la Dinamo Bucarest, pareggia nell’esordio in Champions League contro i greci dell’Olympiacos. Chi ha negli occhi la Lazio veloce, aggressiva e determinata dei migliori momenti dello scorso campionato rimane comprensibilmente interdetto. I protagonisti, con l’esclusione di Peruzzi che ha dato addio al calcio, sono sempre gli stessi, ma qualcosa ancora non gira per il verso giusto.

È vero: nessuno avrebbe mai immaginato, all’inizio dello scorso campionato, che la Lazio conquistasse il terzo posto e la qualificazione in Champions. Era piaciuta, con riserve, la Lazio vista nel ritorno dei preliminari contro la Dinamo Bucarest in Romania. Il secco 3-1, dopo un primo tempo inguardabile, aveva mostrato una buona prova complessiva. Si era apprezzato il talento del giovane De Silvestri, l’agile inventiva di Del Nero e l’esplosività del promettente Kolarov. Alla ristretta campagna acquisti che inspiegabilmente si è conclusa senza rinforzi – la classe di Meghni deve essere ancora valutata – si sono aggiunti gli infortuni a catena di Siviglia, Cribari, Diakité, Stendardo e Mauri. Il centrale difensivo brasiliano ha stupito per l’eroico attaccamento alla maglia, scendendo in campo dopo una brevissima convalescenza con una mascherina protettiva, 3 placche e 18 viti per la terribile frattura al volto. Grande cuore quello di Emilson, oggi sicuramente uno dei migliori nel suo ruolo. Delio Rossi, l’allenatore che ha saputo dare un’anima alla squadra, come al solito si è rimboccato le maniche e ha cominciato a far lavorare sodo i suoi ragazzi.

Il pareggio contro l’Olympiacos, dunque, va anche contestualizzato. Le gambe ancora pesanti, la comprensibile emozione degli absolute beginners (solo Ballotta, Mauri, Scaloni e Zauri hanno esperienze in Champions), Rocchi e Pandev che non segnano, Mauri ancora non al meglio: l’1-1 può lasciare soddisfatti. La Lazio, nello partita a porte chiuse del Karaiskakis di Atene, ha tenuto bene il campo durante i primi 45’, anche se contratta e imprecisa. Sono i greci a mettere paura per primi con Galletti che semina Zauri e lancia un bel cross in mezzo, De Silvestri è bravo ad anticipare Djordjevic. Risponde Ledesma con una bella punizione, neutralizzata da Nikopolidis in corner; poi, al 31’, verticalizza alla perfezione per Mauri nel bel mezzo dell'area greca, ma il trequartista manca l’attimo e permette a Zewlakow di recuperare in scivolata. L'Olympiacos cresce: si capisce quando Galletti si presenta in area indisturbato e Ballotta salva in extremis. La Lazio non convince.

Nel secondo tempo l’Olympiacos torna in campo ancora più convinto finché al 10’ arriva il gol: Galletti, imbeccato da Djordjevic sul filo del fuorigioco, si libera di Cribari, dribbla Ballotta e mette in rete. La Lazio accusa il colpo e soffre, l’attaccante di colore Lua Lua è una costante preoccupazione, sembra che l’Olympiacos sia padrone della partita. Bisogna attendere il 30’ e l’inserimento di Mutarelli e Del Nero per Mauri e Manfredini per riconoscere la Lazio di Delio Rossi. Il gioco diventa più fluido e al 32’ Pandev, palla al piede, attrae tre difensori su di sé, poi serve Zauri che spunta dalla fascia quasi dal nulla e batte Nikopolidis con un grande destro rasoterra. Improvvisamente è un’altra Lazio: così Pandev al 40’ impegna duramente il portiere avversario e tre minuti dopo è Rocchi a farsi parare un bel tiro sotto l’incrocio dei pali. Nonostante l’entrata in campo dell’ex laziale Kovacevic, l’Olympiacos non riesce a venirne fuori. Alla fine del match resta l’agrodolce sensazione che la Lazio, quella vera dell’ultimo quarto d’ora, avrebbe facilmente portato a casa i 3 punti. Ma il pareggio può andare bene: i biancocelesti hanno dimostrato grande carattere nel rimontare lo svantaggio e – complice la sconfitta del Werder Brema contro il Real Madrid – si ritrovano secondi in classifica nel girone C. Il 3 ottobre li attende all’Olimpico la sfida contro i campioni spagnoli.

Per Delio Rossi il bicchiere va guardato mezzo pieno: la squadra è in via di miglioramento, le gambe cominciano a girare e in poco tempo sarà possibile rivedere la vera Lazio. Gli impegni, comunque, sono tanti e ravvicinati e la rosa un po’ corta: sarà davvero dura.

OLYMPIACOS: Nikopolidis, Patsatzoglou (40′ st Kovacevic), Domi, Antzas, Zewlakow, Torossidis, Stoltidis, Ledesma, Galletti, Lua Lua, Djorjevic. (Sifakis, Cesar, Nunez, Raul Bravo, Ne, Konstantinou).
Allenatore: Lemonis.

LAZIO: Ballotta, De Silvestri (35′ st Scaloni), Stendardo, Cribari, Zauri, Manfredini (24′ st Del Nero), Ledesma, Mudingayi, Mauri (15′ st Mutarelli), Rocchi, Pandev (Muslera, Kolarov, Tare, Makinwa).
Allenatore: Rossi.

Arbitro: Eric Braamhaar (Olanda)
Reti: nel st 10′ Galletti, 32′ Zauri
Angoli: 12-3 per l’Olympiakos
Recupero: 1′ e 3′.
Ammoniti: Patsatsoglou, Stendardo, Mutarelli e Zauri, per gioco scorretto.
Spettatori: stadio a porte chiuse per la squalifica del campo dopo gli incidenti con lo Shakhtar Donetsk della scorsa Champions.

Alessandro Staiti