Detto, fatto. Il comportamento dell'arbitro Rizzoli ha già generato le sue conseguenze. Va bene, è stato un festival delle espulsioni: Cagliari, Parma, Napoli e Lazio ne hanno fatto le spese più vistose. Tutti casi diversi, beninteso. Ma quello che si presta a un immediato confronto con l'episodio di Totti della scorsa giornata è proprio quello di Dabo in Catania-Lazio. Dabo accenna appena una protesta dopo l'ammonizione (generosa) e viene immediatamente espulso nonostante i biancocelesti siano già in 10 per il precedente rosso a Zauri. Sia chiaro, nel mio primo intervento ho invocato il rispetto delle regole, ma anche la loro uniforme applicazione. Il gesto di Dabo è appena accennato, quello di Totti la scorsa domenica plateale e reiterato. Solo che l'arbitro Celi ha applicato alla lettera, e con grande sollecitudine, il regolamento. Come a dire: da oggi si cambia musica! Ma la musica, cari arbitri, doveva essere cambiata da quel dì... Ne han fatto le spese la Lazio e il buon Dabo, che certo non hanno la visibilità e l'autorità mediatica dei cugini giallorossi.
Tantrik
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domenica 20 aprile 2008
lunedì 14 aprile 2008
Il peso delle conseguenze
Se ne sentono delle belle, ultimamente. Anzi delle brutte, direi pessime. Sono le chiacchiere e le invenzioni che stridono come le unghie sugli specchi dei soliti soloni in doppiopetto che intendono giustificare a tutti i costi il comportamento errato dell’arbitro Rizzoli durante Udinese-Roma. Ha voglia di strillare il buon Pietro Leonardi da quel di Udine, sembra che non ce ne sia né per lui né per Pasquale Marino. E c’è veramente di che essere preoccupati per la disparità di trattamento e di applicazione delle regole.
Il fatto ormai è noto: Totti spara in cielo un pallone davanti alla porta e incolpa l’arbitro Rizzoli di averlo ostacolato. Più che incolparlo, a dire il vero, lo manda platealmente e ripetutamente (ben 3 volte) a… quel paese, tanto per non ripetere l’icastico insulto italico e tipicamente romanesco. Al che Rizzoli, sbagliando su tutta la linea, gli mostra il cartellino giallo. Totti andava espulso. O ignorato. Il giallo è un errore plateale con conseguenze davvero imbarazzanti.
Non voglio occuparmi del comportamento di Totti: primo perché non mi interessa, secondo perché non è nuovo a intemperanze del genere e sembra che non abbia ancora imparato la lezione. Si dirà: ma è il capitano della Roma, non dovrebbe comportarsi così… Si dirà che tanti altri dicono e fanno lo stesso in campo… e altre banalità del genere. La ripetizione di un comportamento sbagliato non lo fa diventare improvvisamente giusto. Semmai, di tutta la vicenda, mi colpisce l’aspetto pedagogico negativo: Totti è un personaggio con una grande influenza sui tifosi, anche e soprattutto su quelli più giovani. Non ha dato certo un bell’esempio, non c’è dubbio. Il resto va da sé.
In realtà voglio occuparmi delle conseguenze generate dalla bizzarra decisione dell’arbitro Rizzoli, che sono molteplici. Ma, come spesso amo fare, più che altro mi limiterò a porre delle domande, affinché chi legge possa rispondersi come meglio crede.
1. Al momento del fattaccio, inquadrato con eloquenza dalle tv, la Roma era in svantaggio di un gol. Cosa sarebbe accaduto se Rizzoli, applicando il regolamento, avesse espulso Totti? Tra le conseguenze, ovviamente, oltre al risultato della partita in corso, bisogna mettere in preventivo la possibile squalifica di tre giornate a Totti, come di solito accade quando un calciatore insulta un arbitro. Ricordo, tanto per restare nella Capitale, le tre giornate a Stendardo nella partita contro il Napoli e quelle a Mutarelli (che mandò a quel paese l’arbitro di spalle, ma fu intercettato dal quarto uomo) nella partita contro la Fiorentina. Che ne sarebbe stata della famigerata lotta per lo scudetto?
2. Come si comporterà l’arbitro Rizzoli d’ora in poi quando qualche altro calciatore lo manderà a quel paese?
3. Cosa sarebbe accaduto a qualsiasi altro calciatore che avesse ripetutamente insultato l’arbitro che non fosse stato il capitano della Roma, in lotta per lo scudetto?
Sembrano domande banali, e forse lo sono. Tuttavia questi interrogativi aprono delle prospettive imbarazzanti. Di certo resta il fatto che Rizzoli ha sbagliato su tutta la linea.
Ancor più gravi, però, sono le giustificazioni dei soloni in doppiopetto. Se ne sono sentite di tutti i colori: perfino che Rizzoli ha fatto bene a non espellere Totti per “un confidenziale atto di nervosismo” perché si è preoccupato di salvaguardare la validità del campionato. Oppure, peggio, che Totti ha ragione, perché Rizzoli non deve trovarsi al centro dell’area su un cross dal fondo. Ricordiamo ai distratti che alcune squadre hanno perso partite e trofei perché la palla è rimbalzata sull’arbitro ed è finita in rete, con gol completamente valido, come da regolamento.
Ci vuole un gran coraggio per giustificare comportamenti del genere. L’unica voce nel deserto sembra essere stata quella di Mario Sconcerti che nel dopo partita su Sky ha voluto dissociarsi dai compiacenti discorsi in atto chiarendo che gli sembrava perlomeno curioso che si stesse facendo un monumento a un calciatore che si era comportato male. Tuttavia il monumento è stato fatto e perfino lustrato, almeno a leggere i principali quotidiani sportivi e non del giorno dopo.
È un giornalismo triste e fazioso, purtroppo. Sostenuto anche da un anti-interismo ormai diffuso, figlio di calciopoli.
Già, calciopoli. Forse in pochi scorgono il collegamento tra calciopoli e l’eliminazione delle squadre italiane dalla Champions League. In realtà sono convinto che il campionato stia subendo proprio quest’anno i contraccolpi di calciopoli. Ma non correte subito alle opposte conclusioni: non sto riabilitando il malaffare. Sto semplicemente ripetendo quel che sostengo da tempo: che calciopoli sia stata una grande occasione mancata per fare pulizia e riorganizzare il calcio italiano sulla base di un sano rispetto delle regole. Invece si è avuta tanta fretta, e la fretta non è mai foriera di decisioni equilibrate. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un campionato disastroso, evidenziato da una catastrofe nel rispetto del regolamento, domenica dopo domenica, con una classe arbitrale perlopiù insufficiente e goffa.
Si dice spesso con rassegnazione che solo in Italia possono succedere cose del genere. Purtroppo, almeno rimanendo in ambito europeo, è vero. Ma non credo nei complotti, credo nella mancanza di cultura. In Italia la cultura sportiva è un miraggio. Basta assistere a una qualsiasi partita del campionato inglese per rendersene conto: la decisione dell’arbitro non viene mai contestata in campo dai calciatori, e ricordo il recente Liverpool-Arsenal di Champions League. Rigore dubbio, ma accettato in pieno, senza settimane di moviole e chiacchiere. E la mancanza di cultura genera sempre mostri, credetemi. Il nostro campionato ha perso di credibilità. Dubito che grandi campioni internazionali siano invogliati a venire in Italia, quando altrove il calcio è quel che deve essere: sport, spettacolo, competizione, ma soprattutto divertimento. Qui da noi sembra che sia diventato solo veleno.
Dimenticavo: a Totti solo mille euro di multa, come da regolamento, per le civili proteste nei confronti dell'arbitro.
Tantrik
Il fatto ormai è noto: Totti spara in cielo un pallone davanti alla porta e incolpa l’arbitro Rizzoli di averlo ostacolato. Più che incolparlo, a dire il vero, lo manda platealmente e ripetutamente (ben 3 volte) a… quel paese, tanto per non ripetere l’icastico insulto italico e tipicamente romanesco. Al che Rizzoli, sbagliando su tutta la linea, gli mostra il cartellino giallo. Totti andava espulso. O ignorato. Il giallo è un errore plateale con conseguenze davvero imbarazzanti.
Non voglio occuparmi del comportamento di Totti: primo perché non mi interessa, secondo perché non è nuovo a intemperanze del genere e sembra che non abbia ancora imparato la lezione. Si dirà: ma è il capitano della Roma, non dovrebbe comportarsi così… Si dirà che tanti altri dicono e fanno lo stesso in campo… e altre banalità del genere. La ripetizione di un comportamento sbagliato non lo fa diventare improvvisamente giusto. Semmai, di tutta la vicenda, mi colpisce l’aspetto pedagogico negativo: Totti è un personaggio con una grande influenza sui tifosi, anche e soprattutto su quelli più giovani. Non ha dato certo un bell’esempio, non c’è dubbio. Il resto va da sé.
In realtà voglio occuparmi delle conseguenze generate dalla bizzarra decisione dell’arbitro Rizzoli, che sono molteplici. Ma, come spesso amo fare, più che altro mi limiterò a porre delle domande, affinché chi legge possa rispondersi come meglio crede.
1. Al momento del fattaccio, inquadrato con eloquenza dalle tv, la Roma era in svantaggio di un gol. Cosa sarebbe accaduto se Rizzoli, applicando il regolamento, avesse espulso Totti? Tra le conseguenze, ovviamente, oltre al risultato della partita in corso, bisogna mettere in preventivo la possibile squalifica di tre giornate a Totti, come di solito accade quando un calciatore insulta un arbitro. Ricordo, tanto per restare nella Capitale, le tre giornate a Stendardo nella partita contro il Napoli e quelle a Mutarelli (che mandò a quel paese l’arbitro di spalle, ma fu intercettato dal quarto uomo) nella partita contro la Fiorentina. Che ne sarebbe stata della famigerata lotta per lo scudetto?
2. Come si comporterà l’arbitro Rizzoli d’ora in poi quando qualche altro calciatore lo manderà a quel paese?
3. Cosa sarebbe accaduto a qualsiasi altro calciatore che avesse ripetutamente insultato l’arbitro che non fosse stato il capitano della Roma, in lotta per lo scudetto?
Sembrano domande banali, e forse lo sono. Tuttavia questi interrogativi aprono delle prospettive imbarazzanti. Di certo resta il fatto che Rizzoli ha sbagliato su tutta la linea.
Ancor più gravi, però, sono le giustificazioni dei soloni in doppiopetto. Se ne sono sentite di tutti i colori: perfino che Rizzoli ha fatto bene a non espellere Totti per “un confidenziale atto di nervosismo” perché si è preoccupato di salvaguardare la validità del campionato. Oppure, peggio, che Totti ha ragione, perché Rizzoli non deve trovarsi al centro dell’area su un cross dal fondo. Ricordiamo ai distratti che alcune squadre hanno perso partite e trofei perché la palla è rimbalzata sull’arbitro ed è finita in rete, con gol completamente valido, come da regolamento.
Ci vuole un gran coraggio per giustificare comportamenti del genere. L’unica voce nel deserto sembra essere stata quella di Mario Sconcerti che nel dopo partita su Sky ha voluto dissociarsi dai compiacenti discorsi in atto chiarendo che gli sembrava perlomeno curioso che si stesse facendo un monumento a un calciatore che si era comportato male. Tuttavia il monumento è stato fatto e perfino lustrato, almeno a leggere i principali quotidiani sportivi e non del giorno dopo.
È un giornalismo triste e fazioso, purtroppo. Sostenuto anche da un anti-interismo ormai diffuso, figlio di calciopoli.
Già, calciopoli. Forse in pochi scorgono il collegamento tra calciopoli e l’eliminazione delle squadre italiane dalla Champions League. In realtà sono convinto che il campionato stia subendo proprio quest’anno i contraccolpi di calciopoli. Ma non correte subito alle opposte conclusioni: non sto riabilitando il malaffare. Sto semplicemente ripetendo quel che sostengo da tempo: che calciopoli sia stata una grande occasione mancata per fare pulizia e riorganizzare il calcio italiano sulla base di un sano rispetto delle regole. Invece si è avuta tanta fretta, e la fretta non è mai foriera di decisioni equilibrate. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un campionato disastroso, evidenziato da una catastrofe nel rispetto del regolamento, domenica dopo domenica, con una classe arbitrale perlopiù insufficiente e goffa.
Si dice spesso con rassegnazione che solo in Italia possono succedere cose del genere. Purtroppo, almeno rimanendo in ambito europeo, è vero. Ma non credo nei complotti, credo nella mancanza di cultura. In Italia la cultura sportiva è un miraggio. Basta assistere a una qualsiasi partita del campionato inglese per rendersene conto: la decisione dell’arbitro non viene mai contestata in campo dai calciatori, e ricordo il recente Liverpool-Arsenal di Champions League. Rigore dubbio, ma accettato in pieno, senza settimane di moviole e chiacchiere. E la mancanza di cultura genera sempre mostri, credetemi. Il nostro campionato ha perso di credibilità. Dubito che grandi campioni internazionali siano invogliati a venire in Italia, quando altrove il calcio è quel che deve essere: sport, spettacolo, competizione, ma soprattutto divertimento. Qui da noi sembra che sia diventato solo veleno.
Dimenticavo: a Totti solo mille euro di multa, come da regolamento, per le civili proteste nei confronti dell'arbitro.
Tantrik
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