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mercoledì 21 gennaio 2009

In 5 minuti il pareggio tra Lazio e Juve


L’1-1 all'Olimpico fra Lazio e Juventus sta tutto in cinque minuti del primo tempo: vanno in vantaggio al 25’ i biancocelesti con Ledesma, al 30’ pareggia il conto Mellberg per i bianconeri. Entrambe le reti frutto di pesanti distrazioni. La Lazio schiera il tridente Zárate-Rocchi-Pandev con la splendida performance di Meghni a centrocampo, accanto a Dabo e Ledesma. Ranieri, con la difesa decimata dagli infortuni, lancia al centro il baby Ariaudo, al debutto in campionato. Dopo circa 20 minuti in cui le due squadre si studiano a fondo – con la Lazio in pressante predominio - è Zárate a decidere che bisogna fare qualcosa per accendere davvero la partita: se ne va sull’out di sinistra e Mellberg lo atterra. L’arbitro Morganti, che sembra dirigere all’inglese (cambierà idea più tardi), concede la punizione – letale - ai padroni di casa. E Cristian Ledesma non si fa pregare due volte: calibra uno dei suoi migliori lanci da posizione impossibile che, con l’involontario aiuto di Manninger (clamoroso il suo errore di piazzamento), la mette dentro alle spalle del portiere austriaco. Esplode l’Olimpico, al pieno stagionale come se si trattasse di Champions (oltre 60mila spettatori). Il gol è incredibile, purtroppo non decisivo. La Juve sbanda, e la Lazio un minuto dopo va vicina al raddoppio: Rocchi, lanciato in profondità da Dabo, calcia al volo di sinistro chiamando Manninger al miracolo. Sulla ribattuta si avventa Pandev che, disturbato da Legrottaglie, spedisce incredibilmente alto sopra la traversa con la porta completamente vuota. Grave errore, scatta la dura legge: gol mancato, gol subìto. I bianconeri prendono coraggio: al 27’ una punizione di Del Piero dalla trequarti va a cercare Amauri, ma Diakité è perfetto nell’anticipo. Due minuti dopo è Amauri che cerca di ricambiare il favore a Del Piero in velocità sulla destra: palla in profondità per Del Piero, deviata in angolo da Rozehnal. Sulla bandierina va Marchionni che pennella un bel cross al centro dell’area laziale dove Mellberg, indisturbato, gira ottimamente di testa sul primo palo: inutile il tuffo di Carrizo. Solita, ennesima distrazione della difesa laziale: cambiano gli interpreti ma non cambiano gli errori. Su questo dovrebbe riflettere il tecnico della Lazio. Sono 4 anni che la Lazio sembra impotente di fronte ai calci piazzati. Pur con una difesa completamente rivoluzionata in questo campionato, i gol subiti hanno le stesse cause. Sembra più che una semplice distrazione o una sfortunata coincidenza. Al 33' brutto scontro in elevazione tra Nedved e Lichtsteiner, con il difensore della Lazio che ha la peggio riportando una ferita sanguinante al naso. Nell’occasione Morganti non sanziona Nedved, anche se il gomito dell’ex laziale è molto alto. Da questo momento Morganti inizierà a distribuire gialli a profusione, con preferenza ai biancocelesti anche quando ne meriterebbero di più i bianconeri, specialmente Molinaro, Sissoko e Marchisio. Questa, purtroppo, è un’altra costante delle partite della Lazio, anche in casa. Il primo tempo si chiude così in parità, anche se ai punti la Lazio avrebbe meritato molto di più.
Ripresa con le stesse formazioni. Ma la situazione si capovolge, la Juve è più decisa: Al 4' Sissoko dopo una grande progressione impegna Carrizo che si fa sfuggire il pallone e para in 2 tempi. Brivido. Subito dopo ci prova Marchionni. La Lazio rompe l'assedio juventino con Zarate che all’11’ si porta a spasso tre giocatori della Juve, poi calcia con il destro dai 25 metri. Conclusione a lato, ma non di molto. Al 17' Rossi sostituisce Meghni con Brocchi, 8 minuti più tardi è la volta di Zanetti e Dabo che lasciano il posto a Marchisio e De Silvestri. Al 26’ Carrizo si esibisce in una bella uscita bassa che ferma la fuga di Del Piero lanciato in profondità da una bella iniziativa di Nedved. Al 31' fuori Zarate e dentro Foggia. Commenta l'argentino: “sempre io devo uscire?”. Viene riportato alla ragione da Tare, siparietto poco felice davanti alle telecamere, anche se la decisione di Rossi suscita più di un dubbio: poteva optare per l’uscita di Pandev, ad esempio, in netto calo nel secondo tempo. Due minuti dopo Manninger si fa perdonare l'incertezza sul gol di Ledesma salvando in uscita su Pandev: nello scontro si infortunano entrambi, ma rimangono in campo. Al 35’ esce anche Del Piero, sostituito da Giovinco. Pochi sussulti, fino al 40' quando Legrottaglie anticipa Pandev fuori area e il suo tiro scheggia il palo alla sinistra di Carrizo. Quattro minuti di recupero. Ma le squadre sono stanche, il ritmo è stato alto. Al 48' Rocchi cerca sul secondo palo Foggia che stava scendendo dalla parte opposta: Molinaro va in chiusura, forse fallosa. Foggia reclama il rigore, ma è l'ultima emozione.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:
LAZIO-JUVENTUS 1-1

LAZIO (4-3-3): Carrizo; Lichtsteiner, Diakite, Rozehnal, Radu; Dabo (26' s.t. De Silvestri), Ledesma, Meghni (18' st Brocchi); Pandev, Rocchi, Zarate (32' s.t. Foggia). (Muslera, Cribari, Kolarov, Makinwa). All. Rossi.
JUVENTUS (4-4-2): Manninger; Mellberg, Ariaudo, Legrottaglie, Molinaro; Marchionni, Sissoko, Zanetti (26' s.t. Marchisio), Nedved; Amauri, Del Piero (35' s.t. Giovinco). (Chimenti, De Ceglie, Poulsen, Tiago, Ekdal). All. Ranieri.
ARBITRO: Morganti.
MARCATORI: Ledesma (L) al 25', Mellberg (J)al 30' p.t.
NOTE: spettatori 60.000. Ammoniti Dabo, Del Piero, Molinaro, Radu, Sissoko, Lichtsteiner, Brocchi. Recupero 2' p.t., 4' s.t.

lunedì 27 ottobre 2008

Una Lazio sfortunata (e imprecisa) cede l’Olimpico al Napoli


Seconda sconfitta consecutiva per i biancocelesti di Delio Rossi, la prima in casa. Dopo la brutta prova di Bologna, la Lazio scende in campo agguerrita e per una buona mezz’ora è padrona assoluta del campo. Il primo tempo è avvincente, con Zárate e Pandev protagonisti, purtroppo sfortunati: il primo manda alto sulla traversa sfruttando un rimpallo su una discesa veloce di Pandev, poi si fa anticipare da Iezzo su una perfetta pennellata di Ledesma. Risponde il Napoli, che pressato dalla Lazio, non riesce a spingersi agilmente in avanti: al 22’ Lavezzi conclude di poco alla sinistra della porta di Carrizo. Una decina di minuti dopo Zárate supera sulla desta Iezzo, ma perde il contrasto con Blasi. Al 36’ è Mauri a divorarsi il gol, su un eccellente servizio di Pandev che fa sgusciare la palla tra due avversare: il suo tiro ravvicinato viene respinto con i piedi dall’estremo difensore napoletano. Sulla fine del primo tempo però è il Napoli a rendersi pericoloso in due occasioni: al 44’ una punizione di Gargano si stampa sull’incrocio dei pali, e poco dopo Lavezzi conclude sul filo del palo destro di Carrizo. Al ritorno in campo la Lazio è ancora convincente: buona una percussione di Manfredini che Iezzo disinnesca abilmente, poi al 5’ Zárate si trova palla al piede davanti al portiere napoletano, ma Santacroce, disinteressandosi del pallone, va sul bomber argentino e lo colpisce con una spallata. Rigore netto, non per l’arbitro Banti, già protagonista in negativo non solo in altre partite con i biancocelesti, ma anche nel primo tempo, quando concede un solo minuto di recupero dopo innumerevoli perdite di tempo del Napoli e una direzione molto favorevole nei confronti degli ospiti. Al 12’ Carrizo fa il miracolo su Denis, lanciato a rete da Lavezzi, con un’uscita provvidenziale. La Lazio si lascia un po’ andare e al 16’ viene punita anche dalla malasorte. Lavezzi, che con le sue incursioni è sempre micidiale, dalla linea di fondo sulla sinistra crossa al centro, il tiro viene intercettato sfortunatamente da Siviglia che provoca l’autorete. Delio Rossi le tenta tutte: entra Foggia per Manfredini, ma ormai la Lazio è giù di morale. Al 25′ ci prova Zarate su punizione, primo tiro sulla barriera (con un mani involontario di Denis), al secondo tentativo si oppone Navarro, che nel frattempo ha sostituito Iezzo dolorante alla schiena. A un quarto d’ora dalla fine è la volta di Simone Inzaghi, che stranamente rileva Brocchi: Rossi prova la carta del salvataggio in extremis. Al 41’ la Lazio sfiora il pareggio con Pandev, che si vede deviare un bel tiro sulla traversa da Navarro: sulla ribattuta ci prova proprio Inzaghi, ma il suo tiro va oltre la traversa. Nei cinque i minuti di recupero però e proprio Lavezzi a sfiorare il raddoppio con un bel tiro destinato in rete, che Siviglia devia con grande tempestività. Lazio sfortunata e imprecisa, condizionata purtroppo anche dalla conduzione arbitrale. E tra soli tre giorni è la volta del Chievo a Verona: Rossi non potrà contare su Mauri e Foggia, squalificati per 2 turni "per avere, al termine della gara, uscendo dal terreno di giuoco, rivolto all'Arbitro e ad un Assistente espressioni ingiuriose". Banti colpisce ancora.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:
LAZIO-NAPOLI 0-1 (Primo tempo 0-0)
LAZIO: Carrizo; Lichtsteiner (dal 42' st De Silvestri), Siviglia, Rozehnal, Radu, Brocchi (dal 35' st S. Inzaghi), Ledesma, Manfredini (dal 17' st Foggia), Mauri; Pandev, Zarate. (A disp.: Muslera, Diakite, Kolarov, Dabo).
All.: D. Rossi.
NAPOLI: Iezzo (dal 21' st Navarro); Santacroce, Rinaudo, Aronica, Maggio, Blasi, Gargano, Hamsik, Mannini (dal 20' st Contini), Denis (dal 35' st Zalayeta), Lavezzi. (Grava, Montervino, Pazienza, Pià).
All.: Reja.
ARBITRO: Banti di Livorno.
MARCATORE: aut. Siviglia (L) al 16' st
AMMONITI:
Blasi (N), Mauri (L), Lichtsteiner (L), Rozehnal (L), Foggia (L), Ledesma (L)
NOTE:
Angoli: 4-3 per il Napoli.
Recupero: 1' e 5'

Anche la Lazio per aiutare la So.Spe di Suor Paola


Ci saranno anche Delio Rossi e una nutrita rappresentativa della Lazio alla manifestazione “Pioggia di stelle sulla So.Spe.” che si terrà il 27 Ottobre 2008 alle ore 21.00, al Gran Teatro di Roma in viale Tor di Quinto. Tema centrale dello spettacolo - organizzato per raccogliere fondi a favore dell'Associazione So.Spe. Solidarietà e Speranza di Suor Paola - sarà ricordare il grande cantante Lucio Battisti, tifoso biancoceleste, in occasione del decimo anniversario della sua morte. Alla manifestazione, presentata da Paolo Bonolis, parteciperanno i cantanti Povia, Luca Barbarossa, Paolo Vallesi, La Differenza, Emma Rei, Luisa Corna e i Velvet Boulevard, che canteranno una loro canzone ed una canzone di Lucio Battisti, e il comico Maurizio Battista. Ospite d’onore il grande poeta Mogol con cui Battisti ha condiviso tanti momenti. Interverranno inoltre moltissimi personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport. "Ci saranno le canzoni di Battisti – ha spiegato Suor Paola ai microfoni di RadioSeiad allietare la serata a cui parteciperanno i giocatori della Lazio, che saranno lì anche per raccogliere personalmente le prenotazioni per la maglia speciale del derby, quella che ogni tifoso potrà personalizzare con il proprio nome. Partecipiamo in tanti perché in questo periodo sono sempre di più a chiederci una mano".

Biglietti: si possono acquistare Venerdi 24, Sabato 25 e Lunedì 27 presso il botteghino del Granteatro dalle ore 12.00 alle ore 19.00.

Info: chiamare la So.Spe. al numero 06.66.16.10.44.

lunedì 6 ottobre 2008

Super Simone salva la Lazio


Dopo la partita di sabato pomeriggio contro il Lecce cresce la consapevolezza che la Lazio è davvero un’altra squadra. Questo gruppo ha carattere: magari si complica un po’ la vita con qualche leziosità (quando la classe si coniuga con la giovane età può accadere), ma quando si tratta di reagire si trasforma in un'armata. Talvolta con troppa frenesia, talvolta con qualche imprecisione. Ma combatte fino alla fine. E proprio alla fine arriva Super Simone, il fratello di Super Pippo, a rimettere in pari un risultato ingiusto e sfortunato. Il Lecce di Beretta è ben piazzato in campo, occupa gli spazi impedendo ai fantasisti biancocelesti di svariare come sanno. La Lazio però non approfitta della prima occasione che si presenta al 9’ con Mauri, perfettamente imbeccato da Pandev sottomisura: il suo tiro finisce alto. Risponde il Lecce con Castillo, ma Carrizo non si fa trovare impreparato. Al 14’ ci prova anche capitan Ledesma su punizione, ma Benussi è pronto. Poi a sorpresa il vantaggio dei salentini, con Tiribocchi che – da solo davanti a Carrizo – schiaccia di testa in gol. La partita s mette in salita per la Lazio, che scende in campo dopo la sosta con un altro atteggiamento. Il Lecce lentamente cala, la Lazio prende in mano il gioco e Kolarov, che ha rilevato da poco Radu, al 21’ sfiora il pareggio con una punizione che fa tremare la traversa. Tre minuti dopo ci riprova Foggia che, da solo davanti al portiere, carica troppo e spedisce inspiegabilmente alto sopra la linea della traversa. Al 33’ fallisce anche Pandev, piuttosto nervoso: chiude troppo il sinistro e manda fuori un pallone che solitamente spedisce in rete con precisione. Al 38’ il neo entrato Simone Inzaghi si procura una punizione da ottima posizione. Ledesma con un (quasi) perfetto calcio d’interno sfiora la rete con Benussi ormai battuto. Quando la partita sembra ormai persa ci mette lo zampino Super Simone: colpo di testa di Ledesma che rimbalza sulla schiena di Stendardo, Inzaghi raccoglie al volo di sinistro – come solo lui sa fare – e la mette dentro. Grande Simone: erano 4 anni che non andava in gol in campionato, e in una decina di minuti riesce a raddrizzare una partita che la Lazio delle scorse edizioni avrebbe sicuramente perso. Simone fa ritrovare alla Lazio quella figura di attaccante “rapinatore d’area” che ultimamente le è sempre mancata. Delio Rossi ha tratto sicuramente interessanti elementi di valutazione da questa partita, difficile e indisponente. Difficile perché molte squadre ormai cercheranno di fermare il gioco della Lazio chiudendosi a riccio, come predetto proprio dal mister prima della gara. Indisponente non solo per la svista arbitrale che non concede un sacrosanto rigore a Pandev nel corso del primo tempo, ma soprattutto per l’atteggiamento del Lecce, molto antisportivo quando oltre a chiudersi in 10 dietro la linea della palla, fa sfoggio di continue simulazioni da ostruzionismo che Pierpaoli colpevolmente lascia correre. Al punto da ritenere idoneo il recupero finale di soli 3 minuti, sufficiente appena per le 6 sostituzioni effettuate. Senza contare le perdite di tempo procurate dal Lecce (ammonito per questo anche Benussi), i continui falli per spezzare il gioco, le perdite di tempo evidenti anche solo per battere un fallo laterale. Però questo non è gioco del calcio. È solo noia e indisponenza. È ora di dare un migliore spettacolo ai tifosi. E a quelli biancocelesti va sicuramente un plauso: sono accorsi in oltre 30 mila a incoraggiare la Lazio fino all’ultimo secondo, nonostante lo svantaggio. Se Simone l’ha messa dentro un po’ di merito va anche allo splendido tifo. Ormai si è capito: la Lazio sarà la sorpresa di questo campionato.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:
LAZIO-LECCE 1-1 (pt 0-1)
LAZIO: Carrizo; Lichtsteiner, Siviglia, Rozehnal, Radu (15' st Kolarov); Brocchi (38' st S. Inzaghi), Ledesma, Mauri (6' st Meghni); Foggia, Zarate, Pandev. (Muslera, Cribari, De Silvestri, Dabo). All. D. Rossi.
LECCE: Benussi; Polenghi, Stendardo, Fabiano, G. Esposito; Zanchetta, Giacomazzi, Ariatti; Caserta (25' st Boudianski); Castillo 6 (38' st Konan), Tiribocchi (28' st Cacia). (Rosati, Diamoutene, Antunes, Munari. All. Beretta.
MARCATORI: Tiribocchi al 25' pt, Inzaghi al 44 st.
ARBITRO: Pierpaoli di Firenze.
NOTE: spettatori 30 mila circa. Ammoniti Pandev, Giacomazzi, Siviglia, Tiribocchi, Benussi, Boudianski. Angoli 10-3. Recupero 2' pt, 3' st.

venerdì 3 ottobre 2008

Lazio da applausi anche in coppa


L’atmosfera è carica: la Lazio vince, convince, e soprattutto diverte. Un momento speciale per la formazione allenata da Delio Rossi – capace di imprimerle un gioco scintillante – per la Società e per i tifosi. Torna a splendere la Lazialità. È vero, è presto per sognare conquiste travolgenti, del resto siamo solo all’inizio del campionato. Ma è anche vero che questa Lazio sfoggia già dei numeri importanti: primo attacco del campionato, Zárate capocannoniere, Pandev sempre in gol, squadra da sola al comando della classifica, contro ogni pronostico. Questa Lazio ha un gruppo solido, unito, motivato. Una squadra capace di far alzare in piedi 35 mila persone all’Olimpico per la qualità che mette nel gioco. E non si tratta di campioni affermati, di giocatori da ingaggi plurimilionari. Ma di calciatori con tanta voglia di affermarsi, alcuni con grande talento e tecnica, altri meno, ma tutti uniti da un minimo comun denominatore: portare in alto la Lazio. Ha ragione il presidente Lotito quando sottolinea che le motivazioni, l’impegno, il sacrificio riescono lì dove spesso il professionismo strapagato fallisce. La Lazio che scende in campo contro l’Atalanta mercoledì sera per il turno di Coppa Italia dà ancora spettacolo. Gara secca, dentro o fuori. Rossi applica un turn over di buon senso, schierando quei calciatori che hanno trovato finora meno spazio in campionato. Ecco allora in campo Muslera, De Silvestri, Diakité, Kolarov, Meghni, Manfredini, Makinwa, accanto a Ledesma, Rozehnal, Foggia, Zárate e Pandev. Anche l’Atalanta di Del Neri schiera le sue seconde linee. Fin dai primi minuti di gioco, nonostante i bergamaschi siano schierati bene in campo per chiudere ogni spazio, la Lazio impone il proprio gioco. Al 5’ Foggia inventa una bella conclusione da fuori area e al 10’ spreca purtroppo un delizioso pallonetto di Zárate che lo aveva smarcato in area facendolo trovare da solo davanti al portiere. Foggia si allarga troppo sull’uscita di Consigli e perde lo specchio della porta. Dopo soli tre minuti è un potente fendente di Kolarov a sfiorare il palo alla sinistra del portiere nerazzurro. L’Atalanta si fa vedere con un bel colpo di testa di Marconi, uno dei suoi giovani più promettenti, ma è ancora la Lazio a schiacciarla nella propria metà campo, rallentando o velocizzando il ritmo a proprio piacimento. Inizia lo show di Mauro Zárate, un calciatore così rapido, tecnico e imprendibile che sembra un personaggio della playstation. Al 15’ il giovane attaccante argentino inventa un destro a girare su cui Consigli deve superarsi deviando in angolo. Il gol è nell’aria è arriva due minuti più tardi. Punizione dai 30 metri che il solito Ledesma mette dentro, complice anche una lieve deviazione della barriera. Il monologo biancoceleste continua: al 21’ tacco esterno di Makinwa davanti alla porta, Consigli mette in corner. Al 30’ Rozehnal sfiora il raddoppio con un buon colpo di testa che finisce di poco alto sulla traversa. Cinque minuti dopo è sempre Zárate a stupire l’Olimpico. Fa tutto da solo: raccoglie una splendida palla a centrocampo, si invola imprendibile per le vie centrali e scarica un poderoso destro dai 30 metri che si stampa sulla traversa. Anche nella ripresa è Zárate –insieme a Foggia - a far consumare gli occhi agli spettatori: i due si scambiano continuamente posizione, mettono a sedere ripetutamente la difesa bergamasca che non riesce più a trovare punti di riferimento ed è spesso costretta a spedire la palla in tribuna. Al 15’ è sempre Maurito: sfugge a tutti i difensori incuneandosi in area rapidissimo, sfugge perfino allo strattonamento della maglia e libera un destro che Consigli, con un gran gesto, respinge a pugni chiusi. Dieci minuti più tardi Zárate lascia il posto a Pandev: standing ovation dell’Olimpico. Al 36’ è anche il turno di Simone Inzaghi, accolto con grandissimo calore dai tifosi. Cambi indovinati ancora una volta da Delio Rossi: a cinque minuti dalla fine contropiede fulmineo di Foggia che si porta sulla fascia destra, cross al centro per Inzaghi che si conferma ancora una volta ragazzo di grande generosità: invece di calciare comodamente in porta, preferisce servire Pandev che non manca il bersaglio con un sinistro al volo incrociato. Il risultato è al sicuro, gli ultimi minuti sono controllati abilmente dai biancocelesti. Eppure qualche minuto prima l’arbitro Trefoloni aveva negato un evidente rigore su Meghni (prova di grande spessore la sua): Mourad parte palla al piede sulla destra da centrocampo, semina mediani e difensori e sta per tirare quando viene agganciato alla caviglia sinistra da un avversario. Ma l’arbitro sorvola. Una menzione particolare va alla bella gara disputata da Diakité al rientro dal primo minuto dopo il grave infortunio dello scorso anno e proprio a Simone Inzaghi che, pur giocando una quindicina di minuti si fa trovare pronto e in condizione. E pensare che era uno dei calciatori lasciati in estate a Formello, tra mille polemiche. Ottima anche la partita di Manfredini. Nei minuti finali in campo anche Dabo, al rientro da una fastidiosa tendinite. La Lazio passa il turno e incontrerà ora il Milan negli ottavi di finale in una gara di sola andata. Delio Rossi però pensa già alla gara di Sabato pomeriggio contro il Lecce. Una vittoria in casa contro la sua ex-squadra confermerebbe l’ottimo momento dei biancocelesti.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:
LAZIO-ATALANTA 2-0 (pt 1-0)
LAZIO: Muslera, De Silvestri, Diakite, Rozehnal, Kolarov, Meghni, Ledesma, Manfredini, Foggia (41′ st Dabo sv), Zarate (25′ st Pandev), Makinwa (36′ st S. Inzaghi). A disposizione:1 Carrizo, 32 Radu, 2 Lichtsteiner, 11 Mauri. All.: Rossi.
ATALANTA: Consigli, Rivalta, Capelli, Pellegrino, Bellini (40′ st Manfredini), De Ascentis, D’Agostino (7′ st Cerci), Guarente, Defendi, Ferreira Pinto (17’st Doni), Marconi. A disposizione: 31 Coppola, 8 Garics, 21 Cigarini, 22 Padoin. All.: Del Neri.
Arbitro: Trefoloni di Siena.
Reti: nel pt 17′ Ledesma; nel st 37' Pandev
Recupero: 0′ e 5
Ammoniti: D’Agostino, Capelli, Meghni e Doni.

martedì 30 settembre 2008

Torino–Lazio 1-3: le Aquile volano alto


Le Aquile volano alto, molto alto. Nella trasferta contro il Torino la Lazio fa bottino pieno, pur soffrendo per buoni 50 minuti. Rolando Bianchi e compagni scendono in campo aggressivi, ben piazzati, decisi a interrompere ogni azione dei biancocelesti e a pressarli con veemenza. La Lazio nel primo tempo soffre, non riesce a scalare le marcature, ma al 30’ ci pensa Goran Pandev a finalizzare nell’angolino basso un delizioso suggerimento inventato, tanto per cambiare, dall’imprendibile Mauro Zárate, che sfugge in accelerazione a tre difensori granata. Di Loreto riesce a soffiargli il pallone, ma il suo rinvio finisce sui piedi di Pandev che non lascia scampo all’ex-compagno Sereni. La Lazio è un’altra squadra: ora sa soffrire, pur non essendo brillante riesce a sfruttare l’unica conclusione a rete. Chiamatela cinica, se volete, come sanno essere solo le grandi. Intanto, al 24’, brutto infortunio per Cribari: Abbruscato in elevazione allarga i gomiti e provoca a Emilson una ferita sull’arcata sopraccigliare sinistra che gli verrà suturata con 20 punti. Lo rileva Rozehnal. L’attaccante del Torino non viene punito neanche con un’ammonizione, ma il regolamento parla chiaro. I padroni di casa reagiscono con orgoglio e un bel destro di Abbruscato si stampa sulla traversa a Carrizo ormai battuto. Al ritorno dagli spogliatoi il Torino cerca il pareggio, ma in campo è scesa un’altra Lazio: quella capace di annientare la Fiorentina appena tre giorni prima. I primi effetti si vedono al 16’, con Mauri che sfortunatamente colpisce il palo. A Zárate bastano solo 2 minuti però per spegnere ogni velleità degli avversari: dal limite dell’area inventa un esterno destro potente e affilato che Sereni neanche vede partire. L’arbitro Gava, che non ha tenuto un atteggiamento disteso nei confronti di ambedue le squadre, termina la gara in crescendo: rigore per la Lazio per l’atterramento di Brocchi, mentre sta per calciare a rete, da parte di Sereni. Il portiere viene espulso, come da regolamento, Zárate non lascia scampo al povero Ventola, portiere improvvisato perché le sostituzioni del Torino sono esaurite. Non basta: al 43’ Pratali si fa espellere, ormai i nervi sono a fior di pelle e viene mandato negli spogliatoi anche De Biasi al 46’. A tempo scaduto il Toro segna il gol della bandiera: Lichtsteiner dà una spallata un po’ troppo energica a Saumel in area, rigore trasformato da Abbruscato, dopo ben 2 ripetizioni (Gava avrebbe potuto lasciar correre). Grazie al Milan, vincitore nel derby serale contro l’Inter, la Lazio si ritrova da sola al comando. Non accadeva da tanto tempo. Non accadeva da tanto tempo che questa squadra facesse sognare nuovamente i propri tifosi, mai stanchi di ammirare le evoluzioni di un attacco scintillante, con Foggia, Pandev e Zárate che sono ormai l’incubo delle difese avversarie. È tutta la squadra che suscita ammirazione con lo spettacolo che dà in campo. Calciatori come Lichtsteiner, Brocchi, Radu, Mauri, Siviglia, Cribari, Rozehnal, Manfredini, Meghni ormai si assomigliano tutti: “Le vittorie fanno alti, biondi e con gli occhi azzurri” - ricorda spesso Delio Rossi, al quale va il plauso per aver dato a questa nuova incarnazione biancoceleste un gioco sfavillante e rapido. Il mister riesce a marcare stretto anche le provocazioni del solito Bargiggia che a Mediaset Premium 24 cerca di seminare zizzania e far sorgere dubbi in una società che ha ritrovato serenità, entusiasmo, successi. E soprattutto calciatori affamati di risultati. Una squadra imprevedibile, unita, determinata. Se manterrà queste qualità a lungo durante il campionato non solo continuerà a far divertire e gioire i propri tifosi, ma potrebbe riservare sorprese fino a ieri neanche immaginabili. Vola Lazio, vola.
Alessandro Staiti


IL TABELLINO
TORINO-LAZIO 1-3 (pt 0-1)
TORINO: Sereni; Colombo (27' st Zanetti), Di Loreto, Pratali, Rubin; Dezmaili, Corini (14' st Amoruso), Saumel; Abate (24’ Ventola), Abbruscato; Bianchi. All. De Biasi.
LAZIO:Carrizo; Lichtsteiner, Siviglia, Cribari (23’ Rozehnal), Radu; Brocchi, Ledesma, Mauri (32' st Manfredini); Foggia, Pandev (24' st Meghni), Zárate. All. Delio Rossi.
MARCATORI: pt 30' Pandev (L); st 18' e 38' rig. Zárate, 47' rig. Amoruso.
ARBITRO: Gabriele Gava di Conegliano Veneto
NOTE: Spettatori 16.000. Ammoniti 25’ Colombo (T), 41’ Dzemaili (T), 46’ Pandev (L), 40' st Rubin (T). Espulsi: 38' st Sereni (T), 43' st Pratali (T), 46' st De Biasi, allenatore Torino. Angoli 2-1 per il Torino. Recupero: 3' e 2'.

La Lazio polverizza la Fiorentina in 8 minuti (nonostante l’arbitro)


All’indomani della sconfitta con il Milan, nella quale la Lazio ha comunque evidenziato un’ora di ottimo gioco, ci si aspetta una grande prestazione contro la Fiorentina. C’è anche da onorare un anniversario molto importante: il 24 settembre 1958 la Lazio vince la Coppa Italia, primo trofeo della sua gloriosa storia, grazie a un gol di testa di Maurilio Prini. Nella bella cerimonia che precede la partita – con tutti gli scintillanti trofei vinti dai biancocelesti in bella mostra – il presidente Lotito premia tre degli eroi di quella Lazio: Bob Lovati, Maurilio Prini e Franco Janich. Un bell’inizio. Ma lo spettacolo – a tratti davvero abbagliante – che ha illuminato l’Olimpico mercoledì sera supera ogni attesa e fa intravvedere scenari insospettabili prima d’ora. Delio Rossi mette in campo una squadra quasi perfetta, che fatica soltanto nei primi 20 minuti nel prendere le misure agli avversari. A centrocampo spicca la presenza di Mauri mezzo interno sinistro, accanto a Brocchi e Ledesma, vista l’indisponibilità di Matuzalem. L’attacco con Foggia, Pandev e Zárate, che si scambiano continuamente i ruoli, è l’incubo costante della difesa viola. All’11’ Pandev (che si afferma sempre più leader e fuoriclasse di livello internazionale) inventa un assist da manuale per l’argentino, che purtroppo fallisce il bersaglio, alzando il pallone di un soffio sulla traversa. La Fiorentina è progressivamente schiacciata nella propria metà campo: al 17’ Pandev stoppa di destro e di sinistro impegna seriamente Frey. Lazio sempre più pericolosa: Zárate è inesauribile, Foggia apre continui spazi nell’area avversaria, bravissimo nel tornare in fase di copertura assieme a Pandev. La direzione arbitrale appare subito molto dubbia. Per non dire ostile, quando alla mezzora il signor De Marco nega un rigore evidente alla Lazio: Dainelli aggancia vistosamente da dietro il piede destro di Zárate che va al suolo. De Marco commette un errore grossolano e ingiustificabile, che falsa completamente il risultato della prima frazione di gioco. In campo ormai c’è una sola squadra, la Lazio. Carrizo ridicolizza Gilardino con un bel dribbling in area, mentre l’Olimpico trattiene il fiato e applaude il portiere argentino. Lichtsteiner si conferma una degli acquisti più importanti del mercato estivo: quando scende come un treno, scambiando alla perfezione con Brocchi, annienta il velleitario Vargas, e in fase difensiva annulla completamente un campione come Mutu. Al 33’ ancora Zárate protagonista: sul vertice sinistro dell’area rientra liberandosi di un difensore viola e scarica un destro potente, ma Frey gli si oppone a pugni chiusi. A Zárate, questa sera, il dio del gol dice di no. Quando si va negli spogliatoi, i tifosi laziali sono preoccupati: da un lato la gioia per una Lazio splendida e straripante, mai vista finora; dall’altra l’indignazione nei confronti dell’arbitro De Marco e della sua disastrosa direzione che potrebbe condizionare irrimediabilmente l’esito della gara. Un coro unanime si leva dagli spalti: “Buffone, buffone”. Costerà mille euro alla Lazio per responsabilità oggettiva. Al rientro in campo, lo spartito è completamente biancoceleste: Pandev salta Melo al limite e serve Zárate, che da centro area cerca l’angolino basso, ma Frey ancora una volta si supera in angolo. Al 6’ il primo gol: Zárate cerca il bersaglio di testa ma trova la traversa, sulla linea di porta c’è Mauri che in rovesciata la mette dentro, a coronamento di una prestazione gigantesca. Al 10’ è Pandev a raccogliere un assist geniale di Zárate e a battere con un sinistro imprendibile l’estremo difensore viola. Trascorrono altri 4 minuti e anche Sebastiano Siviglia torna al gol, schiacciando di testa il perfetto suggerimento di Foggia. In 8 minuti la Lazio ha messo al tappeto la Fiorentina, una delle candidate allo scudetto secondo molti addetti ai lavori. La Lazio gestire la restante mezzora con una grinta inesauribile: Maurito Zárate - pur da migliore in campo - non riesce a trovare la rete neanche a due minuti dalla fine quando in contropiede entra in area e scarica in porta, ma ancora una volta Frey gli si oppone. Inutili i cambi di Prandelli, vistosamente deluso dalla prestazione della proprio squadra. Anche Rossi sgancia in campo tutte le sostituzioni inserendo Manfredini per Foggia, Makinwa per Pandev e Rozehnal per Cribari. Una Lazio a dir poco abbagliante, con un gioco veloce, perfetto, inesauribile: se manterrà questo spirito potrà davvero giocarsela alla pari con chiunque e dare tante soddisfazioni ai suoi tifosi. Vivendo ogni traguardo alla giornata.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:
LAZIO-FIORENTINA 3-0 (pt 2-0)
LAZIO: Carrizo; Lichtsteiner, Siviglia, Cribari (40'st Rozehnal), Radu; Brocchi, Ledesma, Mauri; Foggia (23'st Manfredini), Pandev (31'st Makinwa), Zarate. (Muslera, De Silvestri, Kolarov, Meghni). All. Rossi.
FIORENTINA: Frey; Zauri (1'st Comotto), Gamberini, Dainelli, Vargas; Almiron, Felipe Melo, Montolivo; Kuzmanovic (28'st Donadel); Mutu (33'st Pazzini), Gilardino. (Storari, Da Costa, Pasqual, Osvaldo). All. Prandelli
MARCATORI: 6' Mauri, 10' Pandev, 14' st Siviglia.
ARBITRO: De Marco di Chiavari
NOTE: Serata fresca, terreno in buone condizioni. Spettatori: 32mila circa. Ammoniti: Zauri (L), Pandev (L), Felipe Melo (F). Angoli: 7-6. Recupero: 1'pt e 1'st.

martedì 23 settembre 2008

Un Milan indiavolato piega la Lazio di Zárate


L’analisi del Presidente Claudio Lotito ai microfoni della Domenica Sportiva ben fotografa il posticipo di domenica sera: “Non siamo arrivati a San Siro con euforia eccessiva. La squadra e la società sono rimaste con i piedi per terra, nelle nostre dichiarazioni c’è sempre stata grande umiltà. Il calcio è fatto di episodi, al di là della qualità, ci sono stati due episodi che ci hanno penalizzato, due acrobazie balistiche che non sempre riescono, mi riferisco al secondo e al quarto gol. La squadra ha cercato di battersi alla pari, ha espresso gioco, non ha concretizzato qualche occasione, abbiamo avuto la palla del 2-2 ma non siamo riusciti a ottenerlo, poi c’è stato il terzo gol molto bello di Pato, poi ancora la prodezza di Kakà. Stasera dopo il 4-1 ho di nuovo sentito qualche coro contro la Società. Io comunque non ho nulla da rimproverare alla squadra, queste sono partite che nascono in una maniera, mi riferisco al primo gol di Seedorf favorito da un rimpallo, poi la prodezza balistica di Zambrotta, ancora il bel gol di Pato e quindi l’altra prodezza di Kakà”. Ha ragione il Presidente: con quel Milan c’era poco da fare. Nonostante la Lazio fosse arrivata a San Siro carica e determinata, le fiammate – più che il gioco di squadra – dei campioni rossoneri sono state letali. Nonostante le critiche – piuttosto esagerate – Carrizo ha salvato la porta biancoceleste in altre tre occasioni. Si capisce subito che la Lazio avrà vita dura, dopo soli 8 minuti: Seedorf approfitta di un triangolo fortuito sul corpo di Ledesma e la mette dentro. Ma è pur vero che appena a 25 secondi dall’inizio, complice un errore difensivo di Kaladze, Mauri si trova da solo davanti ad Abbiati, ma viene ostacolato con molta esperienza da Zambrotta che si disinteressa del pallone e lo ferma con un braccio. A termini di regolamento sarebbe rigore, ma evidentemente Rizzoli non la pensa così. Nonostante lo svantaggio, la Lazio non si perde d’animo e ingaggia una lotta a viso aperto, senza costruire barricate e approfittare di qualche varco per ripartire veloce in contropiede. Attacca con coraggio e a volte un po’ di incoscienza, perché il Milan non è di quelle squadre che ti perdonano al minimo sbaglio. Così al 26’ è sempre lui, Mauro Zárate a battere Abbiati sul primo palo, sfuggendo in velocità ai difensori rossoneri, imbeccato da un magistrale suggerimento di Pandev. La Lazio ci crede, è tornata sul pari. A ridimensionarne le speranze però ci pensa Zambrotta che sul rilancio di Abbiati, dai 31 metri scarica una bordata incredibile che passa tra due calciatori laziali e trova Carrizo leggermente in ritardo, probabilmente coperto nella visuale. La Lazio del primo tempo convince, dimostra di potersela giocare, il risultato di svantaggio del resto è stato determinato da due episodi, come spesso accade nel calcio. Al ritorno in campo però, dopo soli 4 minuti, Pato fulmina Carrizo con un perfetto colpo di testa su cross misurato di Jankulovski. La Lazio accusa pesantemente il colpo. È già troppo tardi quando al 18’ Foggia sostituisce un evanescente Mauri (al quale Rizzoli nega un altro rigore, su una spinta di Zambrotta quando il calciatore aveva già stoppato di petto un buon cross). Il Milan è sceso in campo con il coltello tra i denti fin dal primo minuto, è superiore in ogni contrasto. Al 15’ Kakà inventa un’altra delle sue raffinate prodezze con una bordata dai 30 metri. Sul 4-1 la partita è virtualmente conclusa. Un risultato che premia eccessivamente il Milan e penalizza troppo la Lazio, il cui principale rimprovero è quello di essere scesa sul campo di San Siro con troppo timore riverenziale e un pizzico di giovanile incoscienza. Questa Lazio è una squadra che sa attaccare, alla grande, ma deve sicuramente trovare la quadra tra il centrocampo e la difesa, che spesso si fa sorprendere, come se alcuni meccanismi debbano essere ancora ben oliati. Una battuta d’arresto che non spegne però l’entusiasmo intorno alla squadra, che non ne diminuisce il valore e soprattutto non ne mortifica gli obiettivi. La gara di mercoledì sera all’Olimpico contro la Fiorentina ne chiarirà la portata.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:
MILAN-LAZIO 4-1 (pt 3-1)
MILAN: Abbiati; Zambrotta, Kaladze, Maldini, Jankulovski; Ambrosini, Gattuso (Emerson dal 34' st), Seedorf (Flamini dal 19' st); Kakà; Pato (Ronaldinho dal 26' st), Borriello. (Dida, Bonera, Favalli, Shevchenko). All. Ancelotti
LAZIO: Carrizo; Lichtsteiner, Siviglia, Rozehnal, Kolarov; Brocchi (De Silvestri dal 34' st), C. Ledesma, Matuzalem (Meghni dal 23' st); Mauri (Foggia dal 18' st); Pandev, Zarate. (Muslera, Cribari, C. Manfredini, Makinwa). All. D. Rossi
MARCATORI: Seedorf (M) all'8', Zarate (L) al 26', Zambrotta (M) al 35' pt; Pato (M) al 4', Kakà (M) al 15' st
ARBITRO: Rizzoli di Bologna (assistenti S. Ayroldi-Lanciano)
NOTE - Spettatori 57.362 per un incasso di 979.373,50 euro. Ammoniti Zambrotta per comportamento non regolamentare, Kaladze, Brocchi, Jankulovski per gioco scorretto. Angoli 7-6. Recuperi 1' pt, 2' st

martedì 16 settembre 2008

Lazio ancora in vetta. Spettacolo Zárate.


I tifosi biancocelesti hanno dovuto attendere solo 14 giorni prima di poter applaudire nuovamente la nuova Lazio di Delio Rossi e Mauro Matias Zárate, la sua stella nascente. Ha ragione il tecnico: si è aperto un nuovo ciclo. Lo si vede dal gioco, dall'atteggiamento sempre propositivo della squadra, dall'aria che si respira a Formello durante gli allenamenti.
Nella gara contro la Sampdoria all'Olimpico la Lazio trova 35 mila spettatori: uno stadio così pieno lo scorso anno si era visto soltanto nelle gare di Champions. Un grande successo dovuto all'eccellente promozione estiva che ha portato allo stadio 18 mila nuovi abbonati e 3 mila bambini (finalmente!) per un totale di 24.500 tessere.
Sono bastati 7 minuti a Zárate per far saltare in piedi l'intero stadio. Un gol perfetto, cercato con la giusta intuizione e realizzato con un gesto tecnico che ai più ha ricordato Maradona: finta con il corpo che disorienta la difesa della Sampdoria, e poi - quasi da fermo e dopo aver alzato velocemente la testa per aggiustare la mira - sinistro a rientrare preciso e potente all’incrocio dei pali. Con il pallone che prima di entrare rimbalza violentemente all'interno della traversa. Impossibile determinarne la traiettoria. Un gol unico. L'Olimpico esulta come da anni non era più abituato a fare. Mazzarri, che aveva impostato la partita sulla falsariga di quella contro l'Inter, deve rivedere tutte le strategie e negli ultimi 25 minuti del primo tempo riesce a far soffrire la Lazio. Ma i biancocelesti sono pronti: Licthsteiner, una delle più belle sorprese della campagna acquisti, inventa una diagonale a chiudere su Cassano all'interno dell'area piccola che da sola vale un gol. Siviglia e Rozehnal sono comprensibilmente spaesati dal modulo di gioco dei genoani, che con gli inserimenti dei centrocampisti non offre punti di riferimento per le marcature. La situazione, infatti, migliora sensibilmente per la difesa laziale con l'ingresso in campo di Bonazzoli al 16' del secondo tempo al posto di Delvecchio. Interessante anche la posizione di Mauri come centravanti arretrato, ma il biancoceleste si fa rimproverare un gol divorato sotto porta (non era facile l'aggancio, comunque), mentre Zárate e Pandev - che conferma sempre più la statura da vero fuoriclasse - allargano a dovere le maglie della difesa avversaria. Nella ripresa al 27' è proprio Goran a siglare un bel gol su perfetta verticalizzazione di Brocchi che lo smarca da solo davanti a Mirante, con Bottinelli incapace a contenerlo.
Partita chiusa a doppia mandata. Standing ovation dell'Olimpico alla sostituzione di Zárate con Foggia al 29' del secondo tempo, mentre sono da censurare senza esitazione i fischi preventivi a Manfredini, che sostituisce l'ottimo Meghni al 17' della ripresa. Cristian è una figura esemplare di professionista che ha sempre dato il massimo ogni volta che è stato chiamato a dare il proprio contributo. Non merita un simile trattamento.
Arbitraggio molto discutibile del signor Brighi:
- non sanziona con il giallo un brutto fallo di Lucchini su Zárate al limite dell'area;
- fischia un fuorigioco inesistente a Pandev, che l'ha già praticamente messa dentro (Mirante si arrabbia perché Pandev lo dribbla);
- non concede un rigore netto per fallo di mano volontario di un difensore blucerchiato in area.
Alla fine, con un risultato così netto, poco importa. Da dimenticare l'esordio in sala stampa di Walter Mazzarri: "Fino al gol della Lazio la Sampdoria aveva fatto la partita". Giusto, per 7 minuti. Forse aveva dimenticato l'orologio a casa.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:
LAZIO-SAMPDORIA 2-0
(pt 1-0)
LAZIO: Carrizo; Lichtsteiner, Siviglia, Rozehnal, Kolarov; Brocchi (36' st De Silvestri), Ledesma, Meghni (17' st Manfredini); Mauri; Pandev, Zarate (29' st Foggia). (Muslera, Cribari, Radu, Makinwa). All. Rossi
SAMPDORIA : Mirante; Lucchini, Gastaldello, Bottinelli; Padalino (9' st Stankevicius), Sammarco (30' st Fornaroli), Palombo, D. Franceschini, Pieri; Delvecchio (16' st Bonazzoli), Cassano. (Castellazzi, Bonanni, Ziegler, Dessena). All. Mazzarri
MARCATORI: 7' pt Zarate, 27' st Pandev
ARBITRO: Brighi di Cesena
NOTE: ammoniti Sammarco e D. Franceschini. Recupero 0' pt, 4' st. Spettatori 35 mila circa.

lunedì 1 settembre 2008

Buona la prima: Cagliari-Lazio 4-1 e doppietta di Zarate.


Non gli davano tanta fiducia: "Ma che vuoi che mettano su YouTube, filmati taroccati, gli episodi migliori". Oppure: "Eh, ma bisogna vederlo nel campionato italiano...". Così è arrivato a Roma in bilico tra l'entusiasmo di pochi tifosi e lo scetticismo dei più. Tra i quali proprio Delio Rossi, che dopo la partita contro il Paok Salonicco in occasione della presentazione della Lazio all'Olimpico lo scorso 12 agosto, aveva detto:"Zarate è un giocatore che ha delle qualità, però anche lui viene da un'altra parte del mondo. Ha 21 anni, si inserirà piano piano. Sa giocare al calcio ma va inserito nel contesto insieme agli altri. Non vorrei che dessimo l'etichetta del fenomeno ai giocatori in base al criterio economico. Lo hai pagato tanto, quindi deve essere per forza un fenomeno. Zarate giocava con gli arabi, non viene dal Real Madrid, quindi qualche problema lo avrà avuto anche lui". Un Delio Rossi non proprio di tatto. Eppure Maurito ha saputo mettersi tutto dietro le spalle, non senza qualche difficoltà dopo non aver giocato neanche un minuto nel primo appuntamento di Coppa Italia contro il Benevento. Perché Delio Rossi all'inizio del ritiro aveva annunciato il risveglio di Makinwa, schierato puntualmente come prima punta (per Rossi Zarate non lo è) durante le amichevoli e puntualmente mai a segno. Molti si sono chiesti in questi giorni come sia possibile preferire Makinwa a Zarate, per un semplice motivo: di Makinwa si conoscono ormai (purtroppo) le giocate, di Zarate no. Così ieri Maurito ne ha approfittato per presentarsi ufficialmente al proprio allenatore, ai propri tifosi, al campionato italiano.
A Cagliari la Lazio ha esordito con un molle e preoccupante primo tempo. Pressata alta dai sardi, la squadra di Rossi (all'ultima giornata di squalifica, sostituito da Crialesi in panchina) sembrava la stessa brutta controfigura "ammirata" in campo nello scorso campionato. Interpreti diversi, eccome: Carrizo, Lichtsteiner, Matuzalem, Brocchi, Zarate. Ma stessa mancanza di idee, stessi affanni in difesa, stessa incapacità di costruire azioni credibili in attacco. Risultato: il Cagliari dominava e al 32' Larrivey - che qualche minuto prima aveva colpito un palo - la metteva dentro con un buon diagonale e la complicità della difesa biancoceleste. Non iniziava certo bene l'avventura della nuova Lazio di Delio Rossi. Anche perché il 4-4-2 non funzionava con quegli interpreti, causando soprattutto un forte scollegamento tra centrocampo e attacco. Bizzarra poi la decisione di schierare il neo arrivato Brocchi fin dal primo minuto e nel ruolo di ala destra. Nell'intervallo Foggia rileva Brocchi e si passa al 4-3-2-1 con Zarate prima punta, tanto per essere coerenti. Buon per la Lazio, che comincia a dare segni di risveglio e a pressare i cagliaritani finché al 17' non le viene concesso un sacrosanto rigore per un goffo fallo di mano di Lopez, che viene anche espulso. L'azione inizia con Mauri, lanciato da solo davanti al portiere, che gli scarica addosso il pallone divorandosi un gol fatto. Bravo anche Marchetti a mettersi sulla traiettoria, ma sulla sua respinta Pandev prova a metterla dentro, e qui interviene Lopez con una scivolata tanto inutile quanto maldestra che gli fa poi carambolare il pallone sulla mano. Rigore con espulsione del capitano del Cagliari. Pandev lascia tirare il rigore a Zarate, che la mette dentro. Pareggio. Trascorrono solo 9 minuti e al 26' Maurito si ripete, con un pallonetto da posizione davvero difficile defilata sulla sinistra. Questi sono i suoi colpi. Ancora 4 minuti e la legge dell'ex colpisce ancora: Foggia raccoglie un ottimo suggerimento di Kolarov che è sceso molto bene sulla fascia e la mette dentro con convinzione. Per pudore non esulta. Ma al 39' è proprio lui a svincolarsi in area e a dare a Pandev l'assist per il quarto gol. Partita chiusa. Tra le note positive la bella prova di Lichtsteiner: De Silvestri sarà spronato a una bella competizione con il giovane svizzero, puntuale e affidabile, e comunque Rossi avrà una nutrita scelta sulla fascia destra. Un po' in ombra Ledesma, che si trascina, almeno nel primo tempo, anche Matuzalem, meno reattivo del solito. Ma non abbiamo dubbi che i due saranno i pilastri del centrocampo biancoceleste, magari in un modulo a tre. E ancora Pasqualino Foggia, che si è ripreso la Lazio con entusiasmo e forza. Inspiegabile la sua assenza in questi ultimi 2 anni, nonostante Rossi lo avesse chiesto esplicitamente nell'affare Oddo. Da rivedere Brocchi, appena sbarcato da Milano e gettato subito nella mischia, e comunque non come esterno di centrocampo. Il 4-1 sul Cagliari è una grande iniezione di fiducia per questa nuova Lazio, che ben inizia il campionato: prima in classifica e con Zarate capocannoniere assieme a Di Natale. Voto 8, nonostante il primo tempo sconclusionato e un grazie a Crialesi che ha sostituito lo squalificato Rossi con un bel primato: tre presenze, tre vittorie.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:
CAGLIARI-LAZIO 1-4 (pt 1-3)
CAGLIARI: Marchetti; Pisano (dal 28' s.t. Lazzari), Lopez, Canini, Fini; Conti, Biondini, Agostini; Cossu (dal 18' s.t. Magliocchetti); Jeda (dal 33' s.t. Matri), Larrivey. (Aresti, Acquafresca, Parola, Ferri). All. Allegri.
LAZIO: Carrizo; Lichtsteiner, Siviglia, Rozenhal, Kolarov; Brocchi (dal 1' s.t. Foggia), Ledesma, Matuzalem, Mauri; Pandev (dal 43' s.t. Manfredini), Zarate (dal 47' s.t. Makinwa). (Muslera, Cribari, Radu, Diakhite). All. Crialesi
MARCATORI: Larrivey (C) al 31' p.t.; Zarate (L) su rigore al 17' e al 26', Foggia (L) al 30' e Pandev (L) al 39' s.t.
ARBITRO: Bergonzi di Genova
NOTE: pomeriggio soleggiato, terreno in buone condizioni; spettatori 10mila circa. Espulso al 16' s.t. Lopez per fallo di mano in area. Ammoniti: Agostini, Brocchi, Larrivey, Cossu, Biondini. Angoli: 8-3. Recupero: 1' p.t. e 3' s.t.

giovedì 17 luglio 2008

La notte delle Aquile di Radio Sei





Grande festa biancoceleste organizzata da Radio Sei ieri sera, 16 luglio, al White Restaurant di Roma. La sala dell'elegante e moderno ristorante romano era al completo, gremita di affezionati ascoltatori della radio e degli eccellenti ospiti della serata. Impeccabile l'organizzazione affidata a Max Arrichiello, che ogni mattina apre il palinsesto di Radio Sei con "Sei volte buongiorno" e, per l'occasione, animatore e conduttore della serata. A fare gli onori di casa la gentile direttrice artistica Lucilla Nicolanti. Alla cena era presente l'intero staff della nota emittente romana, dai conduttori agli opinionisti ai tecnici, e dunque: Gianni Elsner con i suoi collaboratori Simone Conte e Federico Ghilardi ("Te lo faccio vedere chi sono io")Alessio Buzzanca e Stefano Pantano ("Non mollare mai"), Mauro Cedrone e Roberto Bastanza ("Lazio di sera"), Cristiano Cesarini (l'inviato speciale), Marco Anselmi e Gianluca Tirone ("La voce della Nord"). Tra i laziali doc: Felice Pulici, fresco della nomina di Ambasciatore dello Sport da parte del Sindaco di Roma Gianni Alemanno, il capitano Pino Wilson, Massimo Piscedda, Luciano Spinosi, Franco Janich. Non potevano mancare Pino Capua, Presidente della Commissione Antidoping della Figc, e il grande scrittore e giornalista Mario Pennacchia. Tra gli invitati anche due importanti artisti come il pianista Stefano Senesi - che ha poi allietato i presenti intonando i più famosi inni della Lazio con il bel Petrof presente in sala - e il chitarrista Luciano Ciccaglioni, musicisti che hanno prestato il proprio talento a big della musica italiana come Rino Gaetano e Renato Zero, solo per citarne due in comune. A fine serata Lucilla Nicolanti ha chiamato i conduttori di Radio Sei a premiare con belle targhe ricordo Pulici, Wilson, Piscedda, Janich, Pennacchia, Spinosi e l'inimitabile Elsner. Una grande e intensa serata di lazialità. Complimenti a Radio Sei. Complimenti al popolo biancoceleste.
Alessandro Staiti

lunedì 14 luglio 2008

La grande festa e gli estintori



Grande festa biancoceleste sabato 12 luglio al Lazio Style 1900 dell’outlet Fashion District di Valmontone: la presentazione delle nuove maglie della Lazio ha chiamato a raccolta circa 2mila tifosi che hanno accolto Zárate, Carrizo, Siviglia, Dabo e Delio Rossi al canto di cori e inni. Il tutto animato in diretta dalla stazione mobile di Radio 6 con lo staff di conduttori al completo (da Max Arrichiello e Gianni Elsner a Marco Anselmi, Alessio Buzzanca e Mauro Cedrone), mentre con grande puntualità Furio Focolari introduceva i nuovi e i vecchi eroi con le nuove maglie. I primi complimenti vanno ai tifosi che sono accorsi a festeggiare i propri beniamini sotto un sole cocente: purtroppo la mancanza di un palchetto ha impedito a chi stava dietro di poter seguire comodamente l’evento. Unico neo. Del resto qualche problema logistico era naturale prevederlo nella piazzetta antistante il primo Lazio store: non ci si aspettava una risposta così generosa da parte del pubblico. Rossi ha esordito ringraziando i tifosi: “Stare sotto questo sole ad aspettare noi significa avere un grande amore per la squadra”. Ha poi puntato, come sempre, alla concretezza: “Non sono un tipo da proclami, ecco perché quest’anno dovremo parlare poco e fare molti fatti. L’obiettivo viene di conseguenza dall’atteggiamento che la squadra dimostra in campo. L’anno scorso avevamo diversi traguardi e non li abbiamo centrati. L’anno prima ci dovevamo salvare e siamo arrivati in Champions. La nostra squadra deve posizionarsi a ridosso delle grandi, ma più che dichiararli gli obiettivi vanno centrati”. Abbiamo chiesto a Rossi se effettivamente proverà nuovi schemi tattici in campo, come si vocifera da alcune settimane: “C’è anche la possibilità di cambiare qualcosa nel modo di giocare per andare incontro alle caratteristiche dei giocatori, ma non è detto che si farà anche perché dobbiamo provare. E un altro problema e che in questo periodo un po’ particolare qualcuno non ci sarà. Perdere i giocatori per le Olimpiadi mi rende orgoglioso, ma qualche problema ce lo crea”. A proposito di traguardi, ci pensa però Siviglia a puntualizzare, non prima di aver ringraziato i numerosi tifosi: “Voi siete il cuore pulsante di questa società. Speriamo di fare un buon campionato perché il nostro obiettivo è tornare in Europa”. Belle le nuove maglie: oltre alla classica celeste, con bordini scuri sulle maniche e tessuto a retina, singolari quella nera con colletto – che sarà anche la maglietta per il tempo libero – e sgargiante quella gialla. Carrizo – che ad ogni mossa sollevava un coro di tifosi - potrà contare come prima maglia su un verde sgargiante. Dalle 15.00, poi, l’assalto al negozio della Lazio: una lunga fila di appassionati ha atteso il proprio turno per assicurarsi i nuovi prodotti Puma targati S.S. Lazio. Mentre a Valmontone si festeggiava, c’era chi comunque cercava di spegnere ad ogni costo il fuoco dell’entusiasmo: alcune agenzie – poi immancabilmente riprese dai maggiori quotidiani (alcuni dei quali sembra che non aspettino altro che creare ingiustificati allarmi nel mondo Lazio) - hanno subito incluso il nome di Carrizo nella mega inchiesta sulla falsificazione dei passaporti comunitari in Argentina. Ma ci voleva proprio poco a ricordare che la Lazio ha atteso un anno per poter tesserare il portiere e proprio da extracomunitario?
Alessandro Staiti

mercoledì 9 luglio 2008

Riflettendo sulla passione


Ieri pomeriggio, 8 luglio 2008, si è tenuta la presentazione del libro “Lui era mio papà” scritto da Stefano Re Cecconi con il prezioso ausilio di Sandro Di Loreto e la prefazione di Walter Veltroni, edito dalla Reality Books. Non è questa l’occasione per parlare della Lazio, ma di altro: di passione, dei tempi che sono trascorsi con mutamenti drammatici, non sempre positivi. Alla libreria Dehoniana di Via della Conciliazione, a Roma, si è andati oltre la presentazione di un bellissimo libro. Si è parlato di giovani che muoiono in modo assurdo e che rimarranno giovani per sempre. Si è parlato di momenti di vita trascorsi assieme, nello spogliatoio, nella quotidianità al di fuori del calcio. Impossibile non provare un brivido mentre Mauro Mazza, Guido De Angelis, Felice Pulici, Pino Capua, Stefano Re Cecconi, Sandro Di Loreto, Toni Malco, Gianni Elsner raccontavano da differenti e personali prospettive la storia di questo angelo biondo che solcava il campo assieme ai compagni, infiammando i cuori e animando le speranze, e che poi è scomparso d’improvviso. Forse in poche occasioni laziali è stato possibile riunire nuovamente tutte quelle persone attorno a un ricordo, a un esempio, a una celebrazione. Attorno a una passione che oggi non è più la stessa. Perché ieri si è parlato di una passione e di un calcio che non c’è più e che il libro di Stefano, ricordando il papà, fa rivivere con una forte emozione. Oggi tifosi, mass-mediologi, giornalisti sono diventati tutti esperti di tecnica, di moduli, di borsa, di contratti, di regole, di comunicazione e di pettegolezzi. Niente di male, peccato che tutte queste informazioni tecniche abbiano tolto il posto alla passione. C’è stata una vera e propria invasione di campo! Perché ieri, tutta quella gente riunita non celebrava soltanto la morte assurda di un ragazzo di 28 anni, campione in campo e giusto nella vita, ma soprattutto una passione, un modo di vivere le cose che oggi, per vari motivi, è andato perduto. Perché prima essere tifosi significava stare assieme per qualcosa a cui si sentiva di appartenere: non c’era tracotanza, presunzione, contestazione come unico stile di vita. Non c’era la richiesta di campioni ad ogni costo, non c’era la richiesta della vittoria come unica ragione della passione. Si stava insieme per condividere un piacere, un dispiacere, un ideale. Si stava insieme per stare insieme, uniti da un simbolo o da una scusa. L’importante era stare insieme. C’era più ingenuità, più innocenza nel provare una passione. Oggi si tende a prendere le parti di qualcuno o di qualcosa, a diventare faziosi (che non è propriamente provare una passione) per sentirsi i migliori, i più forti o, peggio, per sentirsi tanti. Ma si è perduto il cuore: che non chiede, che vuole soltanto battere, e battere all'unisono con altri cuori. Questa anche è stata la perdita di Luciano Re Cecconi: per gli amici, per i tifosi della Lazio e gli appassionati di calcio, questa è stata la perdita, dopo ben 31 anni, del volto più sincero della passione, e del calcio in generale. I tempi cambiano, i costumi si trasformano. Ma quando si trasformano - fino a perdere di senso e diventare irriconoscibili - i modi e le ragioni dell’amore, che ragioni non ha, forse una riflessione ha un senso. Oggi non si ama più per l’amore in sé. Oggi, forse, non si ama.
Alessandro Staiti

La presentazione di Juan Pablo Carrizo, nuovo portiere della Lazio.


Lunedì 7 luglio è stato fianlmente il giorno di Juan Pablo Carrizo. Il campione argentino che ha conquistato lo scudetto con il River Plate, dopo un anno dall'annuncio e diverse traversie burocratiche, approda in biancoceleste. Juan Pablo Carrizo ha carisma. Unisce l'umiltà del giovane alla sicurezza del professionista esperto. Non a caso è giudicato uno dei migliori portieri in circolazione. Le parole del nuovo portiere biancoceleste sono state ormai rese note dai maggiori mezzi di informazione, non è il caso di riportarle anche in questa sede. Al termine della presentazione, una scena che a Formello non si vedeva da molto tempo. Una folla di tifosi era assiepata ai cancelli e scandiva cori per Juan Pablo. Carrizo ha chiesto di poter scendere per poter abbracciare e ringraziare tutti, firmando numerosi autografi. Un bell'inizio. Auguriamo a lui e alla Lazio un futuro ricco di soddisfazioni e di successi.
Alessandro Staiti

lunedì 28 aprile 2008

Il peso delle conseguenze – terza parte

Azioni a specchio, deformate a seconda del colore della maglia e della notorietà del personaggio. Ieri sono andate in onda sui vari campi di gioco le solite scene. Gli stessi insulti a due arbitri diversi producono provvedimenti di diversa gradazione: Di Vaio giustamente espulso, Del Piero vistosamente graziato dopo l’ammonizione (sullo sfondo si notano Siviglia che ride divertito e in seguito De Silvestri che sembra dire al direttore di gara: “che fai, da lui l'insulto te lo prendi?”). Episodi per nulla differenti da quello di Totti e poi di Dabo, di cui abbiamo già parlato. “Siamo alle solite, Calimero!” recitava uno spot pubblicitario di tanti, tanti anni fa. Calimero in questo caso è la Lazio, una squadra da denunciare a “Chi l’ha visto”, che neppure gli arbitri sul campo rispettano. A Torino non sono stati concessi ai biancocelesti ben 3 rigori: uno su Siviglia vistosamente scaraventato a terra in area mentre stava per colpire di testa, il secondo sul mani in area di Sissoko, il terzo su Mauri (il più dubbio per la verità) che non cade in area a contatto (c’è stato?) con Buffon. Non protesta il trequartista laziale, ma per la verità nessun calciatore biancoceleste sembra in grado di chiedere rispetto. Una squadra con livelli di autostima sotto i tacchi, evidentemente. E il 5-2 rimediato dalla Juventus non ha scusanti: in 30 minuti i bianconeri hanno ridicolizzato centrocampo e difesa biancocelesti. Se nella ripresa la Lazio riesce ad andare in gol 2 volte lo deve all’intraprendenza di Mauri e Bianchi ma soprattutto alla verve di Vignaroli - uno dei pochissimi calciatori degno di indossare la gloriosa maglia della Lazio - che svaria a tutto campo e scodella un assist perfetto per la testa di Siviglia. E dire che Fabio aveva smesso di giocare a calcio. Eppure è uno che i fondamentali li conosce eccome, forse meglio di altri suoi più acclamati colleghi.
La palma della domenica va però come sempre a Celi di Campobasso, che all’Olimpico di Roma si dimentica di aver ammonito Dallafiore, e alla seconda ammonizione lo lascia in campo: poi dirà di non averlo ammonito la prima volta, in occasione del rigore che apre il valzer di reti giallorosse, ma le immagini lo smentiscono, e ci mancherebbe. Ma se Celi riconoscesse l’errore si dovrebbe far ripetere Roma-Torino.
Tantrik

domenica 20 aprile 2008

Il peso delle conseguenze, seconda parte

Detto, fatto. Il comportamento dell'arbitro Rizzoli ha già generato le sue conseguenze. Va bene, è stato un festival delle espulsioni: Cagliari, Parma, Napoli e Lazio ne hanno fatto le spese più vistose. Tutti casi diversi, beninteso. Ma quello che si presta a un immediato confronto con l'episodio di Totti della scorsa giornata è proprio quello di Dabo in Catania-Lazio. Dabo accenna appena una protesta dopo l'ammonizione (generosa) e viene immediatamente espulso nonostante i biancocelesti siano già in 10 per il precedente rosso a Zauri. Sia chiaro, nel mio primo intervento ho invocato il rispetto delle regole, ma anche la loro uniforme applicazione. Il gesto di Dabo è appena accennato, quello di Totti la scorsa domenica plateale e reiterato. Solo che l'arbitro Celi ha applicato alla lettera, e con grande sollecitudine, il regolamento. Come a dire: da oggi si cambia musica! Ma la musica, cari arbitri, doveva essere cambiata da quel dì... Ne han fatto le spese la Lazio e il buon Dabo, che certo non hanno la visibilità e l'autorità mediatica dei cugini giallorossi.
Tantrik

domenica 6 aprile 2008

E se fossimo indotti a pensar male...

Nel precedente intervento ponevamo in risalto la responsabilità di comunicatori e giornalisti in doppiopetto nell'aver male indirizzato l'opinione del tifoso, promuovendo la cultura del sospetto, per di più preventivo. Così per una settimana si è discusso inutilmente della moralità della Lazio, con argomenti del tutto fuori luogo e con toni perfino offensivi. Pensavamo che dopo la caparbia prova dei biancocelesti contro l'Inter tali pettegolezzi (perché ci risulta difficile definirli altrimenti) fossero terminati: macché, i sospetti e le sciocchezze sono continuati, con l'accusa che la Lazio avesse affrontato la partita contro l'Inter come se si trattasse di un'amichevole. Beati loro che hanno il coraggio di non vedere ciò che è evidente: se i due splendidi legni di Kolarov e la traversa di Dabo significano un'amichevole...
Siamo rimasti in attesa, durante questa settimana, monitorando il panorama mediatico locale e nazionale: la Lazio è tornata nella sua nicchia, niente di straordinario. Del resto, non va dimenticato, la stagione biancoceleste non è certo da urlo e i pochi acuti si sono registrati solo in occasioni importanti: il Real Madrid e il Werder Brema in casa (Champions League), la Roma e l’Inter nel girone di ritorno, il buon cammino in Coppa Italia. Un po’ poco per definire un campionato, tanto più all’indomani di un terzo posto. Società, staff tecnico e squadra devono riflettere con onestà su questa stagione gettata alle ortiche, pur tenendo in conto le situazioni di grande difficoltà indotte da imprevedibili infortuni traumatici (Diakité, Cribari, Siviglia, Zauri, solo per ricordarne alcuni), la vicenda Carrizo e l’incomprensibile povertà del mercato estivo.
Ma se ora, alla luce della giornata di campionato appena trascorsa, fossimo anche noi indotti a pensar male? Non lo faremo, perché siamo consapevoli che è sempre sbagliato. Tuttavia, i soliti comunicatori della domenica sera più di un dubbio continuano a suscitarlo. Il problema, di un provincialismo sconcertante, è tutto della Capitale: perché soltanto qui a Roma si giustificano le sconfitte con le teorie dei complotti e si glorificano le vittorie anche quando arrivano per motivi diversi dal valore dimostrato in campo. Dunque, in questo clima così provinciale, lasciateci porre alcuni interrogativi:
1. Cosa si sarebbe insinuato per intere settimane se, ad esempio, sull’1-1 di Lazio-Inter, Rocchi si fosse esibito in una insensata e sciagurata scivolata in area sui piedi di Crespo così come ha fatto Borriello con Taddei in Roma-Genoa?
2. Come mai nessuno si è chiesto perché Gasperini abbia lasciato in panchina proprio uno come Leon? Eppure qualcuno si era chiesto come mai lo stesso allenatore avesse lasciato fuori Borriello contro l’Inter. Sicuramente per favorire i nerazzurri, no?
3. Perché sentiamo dire che l’Atalanta ha giocato al di sotto delle proprie possibilità e che il gol di Vieira è da annullare quando mancano ben due rigori evidenti all’Inter, di cui uno proprio sul gigante di colore? È complotto, non c’è dubbio...
In realtà questi interrogativi sono solo provocazioni da parte nostra... che speriamo facciano riflettere chi ha una mente critica soltanto a senso unico.
Se nella Capitale si vince così poco è anche per il provincialismo dei suoi comunicatori. Sarebbe molto meglio, in questo finale di campionato, lasciare da parte fantasiose ipotesi di complotto e pensare che una squadra vince se ha i mezzi tecnici e morali (come il crederci sempre fino in fondo) e quel pizzico di buona sorte che accompagna sempre gli audaci. Il resto sono solo chiacchiere, velenose.
Alessandro Staiti

mercoledì 26 dicembre 2007

Coppa Italia – Andata degli ottavi di finale: bene Empoli, Cagliari, Inter, Lazio e Torino. Roma, quarti a rischio.

EMPOLI - JUVENTUS 2-1
Doppio vantaggio dell’Empoli con Pozzi di testa al 19‘ del primo tempo e Abate al 3‘ della ripresa. Dubbi sul primo gol: forse la palla non ha varcato la linea della porta. La partita si innervosisce a al 16‘Almiron si fa espellere: prima abbatte Giovinco e poi continua a protestare. Iaquinta accorcia le distanze al 36‘ del secondo tempo raccogliendo una buona punizione di Del Piero.

ASCOLI - FIORENTINA 1-1
Fiorentina ancora piuttosto spenta. I gol arriva al 30’ dagli sviluppi di un in angolo battuto da Osvaldo: Kroldrup supera Vremec. Nella ripresa, al 34', arriva il pareggio dei padroni di casa con un bel tiro al volo di Guberti.

CAGLIARI-SAMPDORIA 1-0
Il Cagliari torna alla vittoria dopo un digiuno di oltre due mesi. Spazio alle seconde linee in entrambe le squadre: nel primo tempo meglio i padroni di casa con Mancosu e Larrivey tra i più attivi in campo. La rete del vantaggio arriva a circa un quarto d'ora dal termine con Matri, subentrato da pochi minuti a D'Agostino. Bonazzoli vicino al pareggio in un paio di occasione nel finale.

UDINESE-PALERMO 0-0
Da segnalare solo il legno del palermitano Jankovic al 34' su lancio di Simplicio da centrocampo. Il serbo stoppa da posizione non facile e di collo piede colpisce in pieno la traversa.

TORINO-ROMA 3-1
Recoba (doppietta), poi l’inutile il gol di Mancini per i giallorossi che adesso dovranno impegnarsi a fondo nel ritorno di gennaio. Al 12' il vantaggio granata: Recoba da fuori area la mette dentro di sinistro con un micidiale rasoterra. La Roma si riprende a fine primo tempo e Mancini, complice una dormita della difesa avversaria, firma il momentaneo pareggio con un bel diagonale. Al 4' della ripresa il Toro si riporta in vantaggio: De Rossi libera al tiro Recoba che non perdona. Al 43' il gol che chiude la partita: su cross di Grella, Comotto gira di testa con tempismo nella porta di Curci.

REGGINA-INTER 1-4
Reggina e Inter mettono in campo tanti giovani della Primavera, ma la differenza c’è e si vede. In mezz’ora i nerazzurri chiudono la partita. Al 14' il vantaggio con Crespo che di testa batte Novakovic su un calcio d’angolo di Solari. Al 30' il raddoppio: in gol una rivelazione nerazzurra, il giovane Balotelli, classe 1990, di cui sentiremo parlare molto in futuro. Al 5'della ripresa, la Reggina accorcia le distanze con Pettinari ma al 17' Solari marca l'1-3 di sinistro. Al 41' la seconda rete di Balotelli.

LAZIO-NAPOLI 2-1
Le seconde linee della Lazio (ma di fa per dire, perché le prime sono quasi tutte indisponibili, hanno la meglio sul Napoli con una rimonta di grandissimo carattere. Rossi schiera dal primo minuto Igli Tare, che si apprezzare per le numerose sponde e la duttilità quando ripiega a dare una mano in difesa. Anche Meghni si dà molto da fare ma dopo una ventina di minuti è costretto a uscire per una brutta contusione alla coscia sinistra. Viene sostituito da Mauri, ancora spento. La Lazio gioca meglio nel secondo tempo (Mutarelli sostituisce un Firmani un po’ fuori fase) e al 20' una punizione velenosa di Kolarov, non trattenuta da Gianello, viene respinta in rete dall'accorrente De Silvestri. Ancora cinque minuti e la Lazio si porta in vantaggio con una splendida punizione di Baronio, capitano per l’occasione e autore di un’ottima prova, che si infila imparabilmente sotto al sette. I tifosi laziali credevano di aver rivisto Veron in campo. Come ultimamente spesso accade, l’arbitraggio penalizza i biancocelesti che reclamano un rigore netto su Firmani e altri diversi episodi non segnalati dal direttore di gara.

MILAN - CATANIA 1-2
A San Siro il Milan non riesce più a vincere: è pur vero che schiera seconde e terze linee, mentre il Catania ha la sua migliore formazione (o quasi). Digao non è certo all’altezza del fratello Kakà, almeno come centrale difensivo: i gol di Spinesi e Mascara nascono da due suoi svarioni. Meglio in attacco, nella ripresa, quando impegna Bizzarri per salvare la rete. Buona prova del giovane Paloschi che segna il gol della bandiera rossonera. Del resto il Milan, reduce dalla trasferta Giapponese dove si è affermato campione del mondo, vedeva in panchina perfino il figlio di Ancelotti.
Alessandro Staiti

Meglio la coppa... che la mortadella

Termina la fase a gironi della Champions League senza scosse né sorprese. Tutte (meno una) già qualificate, le italiane si concedono il lusso di partite senza pathos ma di buon contenuto tecnico. Il Milan, in largo anticipo causa grottesca trasferta giapponese (di questo aggettivo ho già reso conto durante uno dei miei interventi in radio) batte 1-0 il Celtic con l'unico scopo di regolare i conti dell'andata, a parte che chi ha colpa del suo mal... (vero Dida?). Buona prova generale comunque del Milan col quale toccherà fare i conti pure in campionato dalla ripresa post festiva. Una Roma con diverse riserve che sarebbero titolari altrove, gioca divertendo e divertendosi, in un Olimpico all'insegna del "volemose bene", contro il Manchester Utd. anch’esso in formato panchina: 1-1 di prammatica, buona tecnica, agonismo quanto basta e arrivederci forse a una eventuale finale. (La "partita" agonisticamente più intensa è stata comunque quella giocata prima nei dintorni dello stadio, con un bilancio di accoltellati decisamente a favore degli "sportivi" locali. Quando si dice la classe...). L'Inter, ormai bulimica di vittoria, se la prende anche col PSV e il solito Cruz timbra 1-0 gli olandesi senza un briciolo di compassione. Buon gioco e meccanismi che ormai vanno da soli. Unica nota stonata (anche se prevedibile)dal Bernabeu da parte di una Lazio che, ormai, la capacità di fare miracoli l'ha lasciata in estate a Bucarest. Perlomeno gli uomini di Rossi sono riusciti a non perdere completamente la testa e a evitare un'umiliante goleada. Di questi tempi, la banda Lotito deve accontentarsi anche di questo...
Comunque, a tutte le squadre che hanno superato il turno,i miei migliori auguri per la ripresa delle ostilità in primavera, a tutte quelle che non ce l'hanno fatta il mio augurio di poterci riprovare almeno in tempo utile per poterlo commentare su questa emittente prima dell'inevitabile rimbambimento senile.
Mauro Floritta Martorana

martedì 4 dicembre 2007

Italiane in Coppa

È andato tutto come doveva andare nella 3 giorni di Coppe (Champions e Uefa) delle italiane. Ha vinto chi doveva vincere, si qualificherà chi si doveva qualificare, ha perso e non si qualificherà chi non doveva...
Si inizia il martedì con i turni più scontati. Le regine del campionato Inter e Roma sbrigano le formalità contro Fenerbahçe e Dinamo Kiev, insidie relative.
L'Inter soffre un tempo contro i turchi brasiliani di Zico, brillanti come nella partita d'andata; poi nella ripresa dice basta con il solito Cruz che trova un gol di petto, con un gol spot di “Ibraldinho” e per finire con il redivivo Jimenez, e tutti a casa.
La Roma temeva più l’eventuale arrivo degli orsi sul campo che la Dinamo Kiev, perché se le squadre dell'Est Europa in autunno sono uno spauracchio per l'inizio anticipato dei loro campionati, in inverno sono una benedizione visto che i tornei sono compensibilmente fermi. Più pathos nella partitella del giovedì, neanche il disturbo di prendere l'aereo, Panucci, Giuly, doppietta di un incontenibile Vucinic (chissà cosa ronza nel telefonino di Totti...)e in mezzo il gol bandiera di Bangoura, generosamente concesso dalla banda Spalletti.
Mercoledì il Milan apre con un gol spaziale di Pirlo poi, al solito,il Gerovital finisce l'effetto, tutti dormicchiano, si fanno mettere sotto dai portoghesi del Benfica condotti per mano dal simpatico ex Rui Costa e Maxi Rodriguez pareggia con un tiro altrettanto spaziale. Per Roma e Milan ora basterà il solito punticino che, come i sigari e i cavalierati di giolittiana memoria, non si nega a nessuno.
La solita Lazio degli ultimi tempi, tanto simile a quella di fine anni '60, nonostante il vantaggio con il gol irregolare di Pandev, viene maltrattata in casa dai greci dell'Olympiakos, prima rimontata dal solito Galletti (evidentemente più efficace delle Aquile) poi matata definitivamente dall'ex flop Kovacevic. Addio Coppa(compresa la UEFA)! È stato bello finché è durato, ora si salvi chi può (in campionato), se si può...
Per finire, il giovedì, una buona Fiorentina ancora senza Mutu e, purtroppo, senza Prandelli in panchina, porta a casa un buon 1 a 1 da Atene contro l'AEK (gol di Osvaldo e autogol di Balzaretti) che dovrebbe consentirle una qualificazione alla fase primaverile senza eccessivi sforzi.
Mauro Floritta Martorana