lunedì 24 marzo 2008

Lazio-Roma 3-2

Questa volta il risultato si è invertito: la Lazio si è riappropriata del derby con lo stesso score con cui aveva perso all'andata. Soddisfazione doppia, soprattutto per i tifosi, perché ora bisognerà attendere il prossimo campionato per un nuovo risultato. Per ora gli sfottò vengono condotti dai laziali. E finché rimangono semplici sfottò va tutto bene... magari sarcastici, magari eccessivi, divertenti, grotteschi. Ma se si rimane nell'ambito dell'ironia la situazione è quella giusta.
Ironia che aveva punito la Lazio in apertura di segnature, quando un tentativo di rinvio di Behrami veniva accidentalmente ribattuto dalla scapola di Taddei che si era voltato per proteggersi. E il pallone - dopo aver toccato il palo - si infilava in rete alle spalle di un incredulo Ballotta. Davvero da non credere, perché fino al 30' c'era stata una sola squadra in campo, quella biancoceleste. Nessun tiro a impensierire la porta laziale. La Roma appariva contratta, bloccata nei movimenti dalle accorte mosse di un Delio Rossi nelle sue migliori vesti di stratega. Il giovane "Roberto Carlos serbo", Aleksandar Kolarov, teneva bene a bada Taddei sulla fascia sinistra e poteva spingersi in avanti nelle sue scorribande per mettere in area uno di quei suoi potenti cross che finivano per essere sempre pericolosi. Non solo: già al 7' aveva costretto Doni a una smanacciata in extremis che deviava una delle sue punizioni laser sulla traversa. Un Kolarov da grande serata, instancabile e perfetto. Sarà una delle grandi risorse della Lazio dei prossimi anni, assieme a Radu, De Silvestri, Behrami, e tutti quei giovani sui quali il presidente Lotito ha investito e che Delio Rossi sta plasmando.
La Lazio non poteva credere alla beffa, e così a pochi minuti dall'intervallo, con un'azione corale che vedeva in attacco ben 5 laziali, Pandev riusciva a infrangere il tabù del derby, insaccando con sicurezza dopo una imperfetta respinta di Doni. Si poteva ripartire dalla parità.
Quando le due squadre tornavano in campo per il secondo tempo, tutte le altre avevano già terminato le partite: la strana sorte di un derby giocato alle 21,15 per evidenti ragioni di marketing televisivo, permetteva alla Roma di conoscere il risultato dell'Inter, fermata a Genova in 10 da un Borriello scatenato. Chissà se per la Roma questo sia stato un vantaggio o uno svantaggio. Talvolta la necessità di vincere a ogni costo fa non è buona consigliera. La Roma scendeva in campo con vero furore agonistico. I primi 10 minuti del secondo tempo vedevano i giallorossi rovesciarsi in avanti, con la Lazio che rimaneva saldamente in partita. Dal fuoco romanista usciva però soltanto un tiro in porta di Perrotta, che non inquadrava di poco lo specchio. Kolarov si dimostrava ancora il perno del gioco biancoceleste: cross dalla destra in area e Juan contrastava Bianchi atterrandolo in area. Per Morganti e il suo assistente era rigore, trasformato da capitan Rocchi con un tiro potente ma centrale. La Roma non ci stava, Totti inventava uno dei suoi suggerimenti: confusione in area laziale e Perrotta era abile nell'inserirsi in velocità, anticipare Cribari e spedirla in rete. La Roma spingeva ancora, convinta di poter portare a casa il risultato su una Lazio che per alcuni minuti appariva vacillante. Sembrava che finisse così, con un pari maturato dopo una partita emozionante e spettacolare. E invece negli ultimi minuti la Lazio si riprendeva e le percussioni di Rocchi e Pandev si facevano più intense, fino a quando - nel recupero - da un ennesimo cross di Kolarov rimesso al centro da Mauri (subentrato nel frattempo a Bianchi) arrivava come un fulmine Behrami dalla destra e batteva a rete con potenza. Era finita. Il derby andava meritatamente ai biancocelesti, che ci avevano creduto di più e avevano tenuto meglio il campo contro una grande squadra come la Roma.
Alessandro Staiti

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