Già, improvvisamente la Lazio! Non se ne parlava da tempo, ma sembra che sui maggiori organi di informazione sportiva - stampa, radio e televisione - ora non vi sia che la Lazio. Strano destino per una società sportiva che paga, dal 1927, una scelta di libertà e di orgoglio. Quella stessa scelta che non a caso era stata fondata in Piazza della Libertà, a Roma, il 9 gennaio del 1900. Per 27 anni nella Capitale la S.S. Lazio è stata l'unica realtà sportiva di rilievo. Poi nel 1927 Benito Mussolini incaricò l'abruzzese Italo Foschi (segretario del Partito Nazionale Fascista e presidente della Fortitudo Pro Roma) di fondare la A.S. Roma. Con una lungimiranza di marketing e comunicazione che avrebbe fatto invidia ai più smaliziati manager moderni, si intuì che una squadra con il nome della Capitale avrebbe catalizzato attenzione, soldi, successo. In qualche modo si sentiva l'esigenza di dover competere con le società sportive del Nord, padrone assolute del campo, e si pensò di fare come in altre città del Centro-Sud (Firenze, Bari e Napoli) che avevano dato vita a squadre di calcio professionistiche.
Nacque così l'A.S. Roma, costituita dalla fusione di tre delle otto società calcistiche romane: l'Alba Audace, il Roman e la Fortitudo Pro Roma. A questa fusione avrebbe dovuto prendere parte anche la S.S. Lazio, che rimase fuori dall'accordo per l'intervento del generale della Milizia fascista Giorgio Vaccaro. Ma questa è storia, ormai ben nota ai più.
Come è altrettanto noto ai più che lo spazio riservato alla S.S. Lazio è sempre di nicchia. Perfino nell'anno del secondo scudetto biancoceleste, il maggiore quotidiano sportivo romano dedicò soltanto le nove colonne della prima pagina all'evento. Pazienza, i tifosi della Lazio lo sanno, se ne lamentano ogni giorno. Ma le ragioni del marketing sono imperative: se si vende di più parlando della Roma - e non ve n'è dubbio - si seguono le ragioni del marketing. Se poi la Roma si fa interprete di grandi imprese - come recentemente in Champions League contro il Real Madrid, solo per fare un esempio, e la Lazio di una stagione scolorita e ripresa per il bavero - ovvio che le scelte editoriali e di marketing coincidano. Non è soltanto comprensibile, ma anche deontologicamente corretto.
Diventa meno corretto quando, come ragionavamo poc'anzi, la Lazio si fa interprete di indiscussi successi, e lo spazio e l'interesse che le vengono dedicati è comunque minore. Probabilmente c'entra sempre la legge dei grandi numeri...
Diventa ancor meno corretto quando, fino a ieri, della Lazio si è parlato poco, molto poco. Poi la Lazio vince il derby, e bisogna parlarne, non c'è dubbio. Però c'è un rigore - colpevolmente da alcuni definito perfino fasullo - che in qualche modo sminuirebbe la vittoria biancoceleste. Non è una tragedia, succede tutte le domeniche con altre squadre. Si capisce...
E diventa ancor, ancor meno corretto quando si comincia a parlare di Lazio, dappertutto e con toni stranamente compiacenti, sui maggiori quotidiani - sportivi e non - in occasione della gara di sabato prossimo all'Olimpico. Già, perché ora la situazione è diventata improvvisamente questa: la Lazio, battendo l'Inter, darebbe un senso alla stagione. Batterebbe una "grande" e acquisirebbe 3 punti fondamentali in classifica. Discorso fallace: la Lazio non ha più nulla da chiedere a questa stagione se non la Coppa Italia. Si trova in un limbo in cui non cambierebbe nulla se andasse 6 punti avanti o rimanesse dov'è. Purtroppo per la Lazio è andata così quest'anno, con molti rammarichi.
Ma fino a ieri non era così. La Lazio, fino a ieri, non avrebbe avuto scampo contro l'Inter. Come non l'ha avuto, nonostante il rigore "fasullo" che aprì le danze della tripletta nerazzurra, all'andata. Ma pochi, pochissimi si soffermarono su quel rigore inventato: si disse che quel rigore si poteva dare o non dare, nessuno scandalo. Bene, nessuno scandalo.
Nessuno scandalo, allora, se sabato sera la Lazio dovesse perdere contro l'Inter. Nonostante gli impegni delle Nazionali che portano via tanti calciatori a molte squadre (più nella Lazio che nell'Inter) la Lazio non ha la caratura tecnica dell'Inter. Nell'Inter vi sono vari fuoriclasse, nella Lazio se ne può contare uno (Pandev) e qualche altro giocatore piuttosto importante (Rocchi, Ledesma, Bianchi, Behrami, Dabo). Ma il paragone, nonostante la crisi della squadra allenata da Mancini, rimane improponibile.
Ed ecco che allora cominciano a circolare nella Capitale voci senza senso, che neanche vogliamo riportare perché alcune, gravissime illazioni sarebbero da inchiesta per frode sportiva. Tanto che il buon Delio Rossi ha perfino rilasciato una breve intervista al quotidiano "Il Romanista" in cui fuga a chiare lettere ogni possibile dubbio di combine. Per chi, ovviamente, quei dubbi li nutre. Perché in una città normale, in cittadini che amano lo sport pur essendo tifosi di una qualsiasi squadra di calcio, quei dubbi non dovrebbero neanche esistere. Non si capisce dove sia "la notizia". Eppure ne parlano tutti.
Lo ripetiamo, allora, nessuno scandalo se la Lazio dovesse perdere contro l'Inter. Delio Rossi non è mai riuscito a vincere contro una "grande" durante la sua permanenza alla Lazio. Dunque, nessuno scandalo.
Per piacere, però, lasciamo la Lazio - almeno in questa settimana - in quella nicchia di comunicazione nella quale è stata relegata da ottant'anni. Per piacere, non promuovetela proprio adesso per ragioni che nulla hanno a che fare con la dignità della Lazio.
Per piacere, non parlatene adesso solo perché il risultato della partita di sabato prossimo potrebbe in qualche modo favorire o sfavorire l'altra squadra della Capitale. Perché la Lazio e i suoi tifosi hanno una dignità e sono ancora orgogliosi di quella scelta di libertà del 9 gennaio 1900 fondata sui più autentici valori dello sport e ispirata dai colori delle prime Olimpiadi, il bianco e il celeste.
Una scelta di orgoglio e libertà.
Alessandro Staiti
martedì 25 marzo 2008
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