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sabato 17 gennaio 2009

Pandev e Zarate stendono la Reggina


"Temo più la mia squadra della Reggina", aveva dichiarato Delio Rossi alla vigilia di Reggina-Lazio. Gli ha risposto Goran Pandev con la sua prima tripletta in biancoceleste. Il tridente più Meghni dà ragione al tecnico, anche se la gara si fa subito in salita quando Bergonzi, dopo appena 4 minuti, concede un rigore inesistente ai padroni di casa. Carrizo esce coraggiosamente su Brienza che si invola tutto solo verso la porta dopo l’inciampo di Rozehnal che perde il contrasto. Dal dischetto Corradi non sbaglia. Bergonzi scontenta tutti: i laziali per il rigore, i calabresi che vogliono il rosso per Carrizo, che invece si vede sventolare il giallo dall’arbitro. La Lazio non ci sta e inizia a macinare gioco: Meghni in veste di regista è delizioso, e permette a Ledesma di svolgere un’efficace azione di contrasto davanti alla difesa: il centrocampo è al sicuro. Il primo a impensierire Campagnolo è Zarate, al 13’: l’argentino è delizioso e imprendibile. Il gol arriva però un minuto dopo con Pandev, complice l’involontaria deviazione di un difensore granata: il suo sinistro diventa un pallonetto imprendibile. È il pareggio. Ci pensa Zarate al 22’ a far venire le traveggole alla difesa calabrese arrivando sul fondo a sinistra: dribbla come una saetta tre difensori e lancia il pallone nell’area piccola per Pandev, che ha il tempo e l’abilità di stoppare di petto e infilare in rete, sempre di sinistro. Capolavoro della coppia d’attacco biancoceleste, sempre più affiatata. Al ritorno dagli spogliatoi la Reggina è più aggressiva: guadagna subito 3 angoli e confeziona un’insidia da brivido per Carrizo su colpo di testa di Santo,s rimpallato da Rocchi. Pillon cambia qualcosa inserendo prima Cozza (all’8’) e tre minuti dopo Tognozzi. Mosse indovinate. La solita disattenzione difensiva dei biancocelesti porta la Reggina al pareggio: guizzo di Sestu sulla destra, cross rasoterra per capitan Cozza: Diakité e Carrizo si guardano senza capirsi, ne approfitta il reggino che la mette dentro senza indugi. Lazio troppo leziosa, quasi narcisista o masochista quando si esalta nelle difficoltà. La Lazio sembra in affanno, Diakité si deve dare parecchio da fare per respingere le incursioni dei padroni di casa. Rossi risponde richiamando ai box Dabo e Meghni per Brocchi e Mauri. Ma è Zarate a sistemare ancora una volta le cose: discesa fulminante sulla sinistra, ancora sul fondo: ipnotizza i difensori calabresi e con un pallonetto da manuale mette la palla sui piedi di Pandev che al 31’ realizza così la tripletta, questa volta di destro. Splendida coppia quella formata da Zarate e Pandev! La Lazio prova ancora qualche brivido: Di Gennaro, appena entrato al posto di Sestu, innesca bene Brienza che calcia di sinistro e trova la sfortunata deviazione di Corradi. Il pallone sfiora il palo. Ci prova fino all'ultimo la Reggina ma neanche i 4' di recupero cambiano il risultato. La Lazio vola a 30 punti verso la gara più attesa di fine girone di andata, quella in casa contro la Juventus.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:
REGGINA - LAZIO 2-3
(p.t. 1-2)
REGGINA: Campagnolo, Cirillo, Santos, Lanzaro, Costa (8'st Cozza), Sestu (41'st Di Gennaro), Barreto, Tognozzi (11'st Viola), Barillà, Brienza, Corradi. In panchina: Marino, Krajcik, Cosenza, Ceravolo. Allenatore: Pillon
LAZIO: Carrizo, De Silvestri, Diakitè, Rozenhal, Radu, Dabo (21'st Brocchi), Ledesma, Meghni (30'st Mauri); Pandev, Rocchi, Zarate (36'st Foggia) In panchina: Muslera, Cribari, Kolarov, Makinwa. Allenatore: Rossi.
ARBITRO: Bergonzi di Genova.
MARCATORI: 4'pt Corradi (rig), 14'pt, 22'pt e 31'st Pandev; 18'st Cozza.
NOTE: ammoniti: Carrizo, Tognozzi, Cirillo, Diakhite, Costa, Pandev. Angoli: 8-5 per la Lazio. Recupero: 1'; 4'.

venerdì 5 dicembre 2008

Coppa Italia: impresa della Lazio che batte il Milan a San Siro


Abbiamo ottenuto un risultato importante contro una squadra importante, contro i campioni del mondo. Tra l'altro, al contrario del Milan, proponendo una formazione con molti giovani. Siamo andati in svantaggio immeritatamente e la reazione dei ragazzi penso sia stata importante”. Come non essere d’accordo con Delio Rossi? Se il migliore in campo del Milan è stato Dida, qualcosa vorrà pur dire. La Lazio ritrova lo spirito, l’aggressività e compie l’impresa della qualificazione ai quarti di finale in Coppa Italia. Non tutto, per la verità fila liscio, ma la squadra si è ritrovata nel morale. E questo è molto importante. Nel gelo di S. Siro c’è anche un po’ di nebbia: la Lazio schiera diverse novità, soprattutto molti giovani. Muslera in posrta, De Silvestri torna titolare, accanto a Diakité (prova capitale la sua), Rozehnal (ottimo) e Kolarov (molto convincente). La novità a centrocampo è l’eccellente Lichtsteiner mezzo sinistro accanto a Dabo e Ledesma. Zárate è in panchina, in attacco Foggia, Pandev e Rocchi. Il Milan non prende alla leggera la gara, brucia ancora la sconfitta contro il Palermo in campionato e lo dimostra con la presenza in campo di gente come Seedorf, Kakà, Shevchenko e Ronaldinho. Nel primo tempo la Lazio è un po’ più aggressiva, ma piuttosto inconcludente dalla trequarti in su, come spesso accade negli ultimi tempi. A volte sembra che questa squadra dimentichi come si attacca. Poche le occasioni da entrambe le parti: al 18’ Muslera esce coraggiosamente sui piedi di Shevchenko lanciato in solitaria da Ronaldinho: corner. L’ucraino ci vorrebbe riprovare due minuti dopo, ma Diakité e Rozehnal fanno ottima guardia. Al 23’ risponde la Lazio con Lichtsteiner, eccellente anche nel ruolo di centrocampista, che si allunga centralmente con una bella progressione e sgancia un bel destro che sfiora il palo. Al 42’ dovrà lasciare il posto a Meghni per un intervento assassino di Senderos, che non viene neanche sanzionato dall’arbitro. Al 34’ ottima punizione da posizione decentrata di Kolarov, Dida si supera e la respinge. Un minuto ancora e si fa sentire la reazione del Milan con il solito Shevchenko, ma ancora una volta Diakité recupera bene sull’ucraino e lo costringe a un tiro di punta altissimo. Nel recupero ancora un paio di buoni tiri per parte: Flamini con un destro basso a mezzo metro dal palo di Muslera, mentre Pandev con un bel sinistro all’incrocio impegna severamente Dida che si supera in tuffo.
Al rientro ancora squadre corte, equilibrate, che faticano a trovare il guizzo, forse anche per il freddo, visto che il termometro è sceso sotto lo zero. Ci prova per primo Rocchi, che semina Senderos e appoggia per Pandev: sul suo sinistro rasoterra fa ancora una volta il miracolo Dida deviando in corner. Al 15’ Ronaldinho inventa per Shevchenko, che manda alto sulla traversa. Al 21’ il Milan rimane in 10: secondo giallo per Emerson, da poco ammonito, per un intervento nettamente in ritardo a centrocampo su Ledesma che si sganciava in avanti. La punizione di Kolarov è micidiale, e Dida si supera ancora in angolo. Al 26’ vergognosa gomitata volontaria di Ronaldinho che fa sanguinare il volto di Rozehnal: ancor più vergognosa l’assenza di qualsiasi provvedimento arbitrale (Ayroldi è di spalle, ma il fallaccio viene compiuto sulla linea del fallo a pochi metri dal quarto uomo) e il commento televisivo di Collovati e Nesti del tipo: bisogna comprendere questi grandi campioni, che a un certo punto non ce la fanno più a subire falli. Complimenti ai due professionisti che incitano alla violenza in campo. E pensare che per vedere la Rai si paga il canone. Si procede come se non fosse accaduto nulla e Foggia, solo in area, chiama Dida alla parata da posizione ravvicinata. Al 28’ Rossi decide di riportare Rocchi in panchina e sganciare l’asso nella manica, Zárate. Inutile dire che la sostituzione si fa sentire: il capitano non è ancora al meglio dopo l’infortunio, mentre l’argentino appena entra si rende subito pericoloso. Il Milan nel frattempo si è ridisposto in campo dopo l’espulsione di Emerson, una specie di 4-4-1 con Shevchenko più largo a destra e Ronaldinho punta centrale avanzata. Nel momento migliore dei biancocelesti, al 32’ l’ucraino sfrutta lo spazio, prende palla, finge il tiro di destro, rientra sul sinistro e dal limite dell’area trova l’angolo sul secondo palo di Muslera. Il giovane portiere biancoceleste parte con un lievissimo ritardo (gli vengono anche i crampi) perché ha la visuale coperta e nonostante si distenda il pallone entra inesorabile in rete. Sembra di vedere il solito copione in casa laziale: tanto gioco e nessuna finalizzazione. Invece la Lazio non molla e quasi allo scadere (42’) si procura un rigore. Favalli stende ingenuamente Pandev in area. Ayroldi non può che indicare il dischetto e Zárate freddamente fa rimanere sul posto Dida. È il pareggio che significa tempi supplementari, visto il nuovo regolamento della Coppa Italia: la partita è a turno secco. La Lazio colpisce a soli 2’ dall’inizio del primo tempo supplementare: Pandev ben servito in area mette a sedere Jankulovski e tira in porta: Dida respinge sui piedi di Zárate che ribatte in porta, ma sulla linea respinge Senderos, la palla finisce nuovamente sui piedi di Pandev che questa volta alza il pallone e conclude sotto la traversa con un ottimo colpo. Per il macedone è il giusto ritorno al gol, cercato in tutti i modi. Il primo tempo supplementare si chiude con le squadre lunghe e tanta confusione in campo. All’inizio del secondo tempo supplementare, però, la Lazio si dimostra esperta e matura nell’amministrare il vantaggio: possesso di palla nel centrocampo del Milan, sempre sicura dei propri mezzi. L’unica occasione è per Ronaldinho che su punizione sfiora il palo dopo una leggerissima deviazione con la mano sinistra da parte di Muslera che si distende in tuffo. Poco prima del fischio finale, ancora una bruttissima entrata – totalmente inutile – di Senderos su Zárate davanti agli occhi di Delio Rossi che, terminata la gara, lo insegue nel tunnel che porta agli spogliatoi gridando al calciatore svizzero di chiedere scusa all’argentino e ritardando così la presenza di fronte ai microfoni della Rai. È finita: la Lazio può correre sotto la curva e festeggiare assieme ai circa 4 mila tifosi biancocelesti che hanno coraggiosamente sfidato il gelo di San Siro pur di stare accanto ai proprio beniamini. Una vittoria importantissima per la squadra e Delio Rossi dopo le ultime deludenti prove in campionato. Una vittoria che rappresenta una buona base da cui ripartire per la correzione di alcuni errori e per lo schieramento in campo di forze giovani pronte per un posto da titolare. Delio Rossi ha dimostrato lucidità e coraggio in un momento difficile e dalla sua ha anche la risposta compatta della squadra. Avanti così. Sabato pomeriggio c’è l’Inter. Non si scherza.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:
MILAN-LAZIO 1-2 dts (1-1 al termine dei tempi regolamentari)
MILAN: Dida; Antonini (32' s.t. Jankulovski), Senderos, Kaladze, Favalli; Flamini, Emerson, Seedorf (25' s.t. Zambrotta); Kakà; Shevchenko (40' s.t. Cardacio), Ronaldinho. (Kalac, Maldini, Darmian, Strasser). All. Ancelotti.
LAZIO: Muslera; De Silvestri, Diakitè, Rozehnal, Kolarov; Dabo (40' s.t. Mauri), Ledesma, Lichtsteiner (42' p.t. Meghni); Foggia, Rocchi (28' s.t. Zarate), Pandev. (Carrizo, Brocchi, Belleri, Cribari). All. Rossi.
ARBITRO: Ayroldi.
MARCATORI: Shevchenko (M) al 32', Zarate (L) su rigore al 42' s.t.; Pandev (L) al 2' p.t.s.
NOTE: spettatori 10 mila circa.
ESPULSI: al 21' st Emerson (M) per doppia ammonizione.
AMMONITI: Rozehnal, Kaladze, Cardacio, Diakitè, Zarate.
RECUPERO: 3' p.t., 4' s.t.; 0' p.t.s., 0' s.t.s.

giovedì 20 novembre 2008

La Lazio perde il derby per disattenzione...

Il problema non è tanto e non solo aver perso il derby, che come dice Delio Rossi “è un campionato nel campionato”. Il problema è soprattutto come è stato perso: un coro unanime da parte del mondo biancoceleste. Troppe le seduzioni: Lazio tra le prime in classifica, Roma penultima. Lazio lanciata con tre vittorie consecutive e Zárate in resta, Roma in grande difficoltà con una striscia di cinque gare senza successo. Prima i grandi dibattiti, per lo più stucchevoli: tridente sì, tridente no. Centrocampo pesante per supportarlo. Ovvietà, forse. Eppure, nell’entusiasmo generale, qualche laziale sapeva che questo derby nascondeva più di un’insidia tra le tante seduzioni. Tra tutte – Roma in cerca disperata di rilancio, Lazio che può dare maggior lustro al proprio cammino in campionato, una in particolare, il derby non si può perdere, e così via citando – una in particolare: riuscirà la Lazio a non fallire l’appuntamento con il salto di qualità? I precedenti non sono confortanti: da prima in classifica ha fallito con il Milan (ci può stare) e con il Bologna (ma in quell’occasione la Lazio – chissà perché – non scende in campo). Qualcuno sentiva che qualcosa non sarebbe andato per il verso giusto.
La sera l’Olimpico è quello delle grandi occasioni: 60 mila spettatori, ma il tifo giallorosso è molto attenuato: i tempi sono difficili... la Curva Nord è gremita, ma non colorata come ci si aspettava. Le due tifoserie, però, si uniscono nel ricordo di Gabriele Sandri, di cui è appena ricorso l’anniversario della morte, Ci sono anche messaggi per Simone, il 13enne travolto da un albero la settimana scorsa e fan della Roma. Spalletti e Rossi mandano in campo 2 schieramenti quasi speculari. La Roma con Baptista alle spalle di Vucinic e Totti, la Lazio con Zárate e Pandev dietro a Rocchi. In qualche modo sempre di tridente si tratta. Rossi in più ci mette Mauri mezzo interno sinistro di centrocampo. Lazio spregiudicata a prima vista, ma solo a prima vista: in realtà gli uomini di Rossi conducono un primo tempo lento nelle ripartenze, spesso impensieriti da alcune timide manovre giallorosse. Insomma, altro che arrembaggio. Sembra che la Lazio sia contratta e timorosa, senza alcun evidentissimo motivo. La Roma è ancora una squadra ferita, lontana dal gioco e dalla velocità dello scorso anno. Ma nei primi 45 minuti si contano solo una grandissima parata di Carrizo su colpo di testa di Vucinic in tuffo (al 19’), poi Mexes si vede negare l’acrobazia da Siviglia. I calci piazzati: un problema noto alla diesa biancoceleste. La Lazio risponde, con Lichtsteiner che pesca la testa di Zárate sul secondo palo, la zuccata finisce di pochissimo sul fondo. È l’argentino la vera anima della Lazio, Pandev sembra piuttosto appannato, Rocchi al 37’ – su un gran suggerimento di Zárate – ci prova in girata. Un bel gesto che però non trova la porta.
Nella ripresa Rossi lascia Mauri negli spogliatoi, sostituito da Meghni. Un cambio che – come in altre occasioni – lascia perplessi, ma non per la qualità del giocatore francese. La Roma passa dopo 5 minuti appena: corner corto battuto in fretta – uno dei trucchi preferiti dalla Roma – Totti crossa per la testa di Baptista che indirizza la palla alle spalle di Carrizo, incolpevole. Mentre la difesa della Lazio si guardava ancora intorno... Inconcepibili disattenzioni! La Lazio reagisce, ma è sfortunata: incomprensione tra Doni e Mexes, Zárate intercetta di testa, ma il portiere giallorosso fa il miracolo. Ci prova anche Pandev, al 20’, ma la sua botta sfiora il palo. La Lazio soffre, soprattutto a centrocampo: Ledesma si fa espellere al 21’ (atterramento di Baptista) lasciando i compagni in dieci. Paradossalmente, con un uomo in meno, la Lazio si sveglia e fino alla fine della partita mette in grande sofferenza la Roma. Rossi arretra leggermente Pandev e mantiene il tridente, ma ora è un’altra storia. Rocchi al 25’ sfiora l’incrocio dei pali alla sinistra di Doni, due minuti dopo Pandev si divora il gol del pareggio cn un sinistro che tira addosso a Doni da distanza piuttosto ravvicinata. Nella Roma Totti lascia il posto a Menez che al 33’, ben servito da Vucinic in contropiede, si fa intercettare dall’attento Carrizo. Al 39’ è la volta di Simone Inzaghi che rileva Rocchi e subito ci prova di testa, pochi minuti dopo viene ristabilita la parità numerica in campo con l’espulsione di Perrotta. La partita termina con un colpo di testa di Lichtsteiner fuori dallo specchio della porta. La Lazio è stata superiore nel gioco alla Roma. Forse troppo timorosa nel primo tempo, imprecisa in più di un’occasione, e anche un po’ sfortunata in alcuni frangenti. Ha dimostrato però gran carattere quando si è trovata in difficoltà. Quello che le serve per gareggiare a viso aperto in questo campionato con grandi potenzialità ancora completamente da svelare. Anche se si è capito ormai da un pezzo che la stella di Zárate la illumina sempre. Anche in questo derby è stato l’unico a far ammattire la difesa avversaria.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO
ROMA-LAZIO 1-0 (pt 0-0)
ROMA: Doni; Panucci (dal 33' s.t. Cassetti), Mexes, Juan, Tonetto; Perrotta, De Rossi, Brighi; Baptista; Totti (dal 31' s.t. Menez), Vucinic (dal 44' s.t. Taddei). (Arthur, Cicinho, Riise, Montella). All. Spalletti
LAZIO: Carrizo; Lichsteiner, Siviglia, Rozehnal, Radu; Brocchi (dal 36' s.t. Dabo), Ledesma, Mauri (dal 15' s.t. Meghni); Pandev, Rocchi (dal 39' s.t. Inzaghi), Zarate. (Muslera, Cribari, Kolarov, Foggia). All. Rossi
ARBITRO: Rocchi
MARCATORE: Baptista al 5' s.t.
ESPULSI: Ledesma (L) al 21' s.t. e Perrotta (R) al 42' s.t. per doppia ammonizione.
AMMONITI: Tonetto (R), Radu (L) e Lichsteiner (L) per gioco scorretto.
ANGOLI: 9 (R) 4 (L).
RECUPERI: pt 1', st 4'
SPETTATORI: 60.000 circa.

giovedì 13 novembre 2008

Zárate e Rocchi sbloccano la partita contro il Siena


Che fatica contro il Siena. Come spesso accade, la Lazio nel primo tempo non riesce a impostare la partita e, soprattutto grazie alla bravura di Giampaolo e dei suoi ragazzi - su tutti gli ottimi Zuniga, Vergassola, Ghezzal - soffre le offensive bianconere. Curioso lo schieramento dei padroni di casa, va detto, senza una prima punta a guidare l’attacco e con un centrocampo molto compassato: la compresenza di Dabo, Ledesma, Mauri e Meghni non garantisce il giusto raccordo con Foggia (Pandev è assente per squalifica) e Zárate e la Lazio non tira una sola volta in porta. Il Siena si rende subito pericoloso con Ghezzal che prima sfiora di sinistro il secondo palo di Carrizo poi lo impegna in una vera prodezza con la mano di riporto con un’eccellente girata. Dal corner che ne scaturisce la vera occasione da gol, mancata da Maccarone che di testa non riesce a inquadrare la rete. Nella ripresa Delio Rossi rimedia ai propri errori inserendo Rocchi al posto di Meghni (la sua prova giudicata dai più immeritatamente insufficiente, in realtà è l’unico ad attrarre su di sé l’attenzione dei toscani con i suoi movimenti a centrocampo), e la partita dei biancocelesti assume tutt’altro altro ritmo e atteggiamento. Al 7’ Rozehnal manca la porta con un tiraccio da dimenticare, ma ci pensa Maurito Zárate sei minuti dopo a sbloccare la partita: Rocchi viene atterrato da Rossettini al limite dell’area, Zárate si assume la responsabilità del calcio di punizione e ne esce un capolavoro che Curci rimane a osservare inerme mentre si infila sotto all’incrocio dei pali. Una vera magia: il portiere neanche si muove, perché la palla prende un effetto talmente ingannevole da sembrare fuori dai pali. Memorabile. La Lazio si sblocca, il Siena accusa il colpo, anche se Maccarone prova a impensierire la difesa di Rossi con la sua velocità: Siviglia e Rozehnal però non sbagliano mai. Giampaolo le prova tutte, fino a inserire quattro punte, ma questo facilita le scorribande di Foggia e Zárate. Al 40’ l’argentino si invola sulla destra, con un assist pennellato in scivolata serve una palla d’oro a Rocchi che, da vero centravanti, mette dentro anticipando Curci. All’ultimo dei tre minuti di recupero Zárate, al termine di una veloce discesa sulla destra, che gli avversari inutilmente cercano di contrastare, costringe Curci alla respinta. Ribatte Lichtsteiner, ma Curci respinge ancora. La palla torna sui piedi dello svizzero che, con un grande gesto di generosità, serve a Rocchi (poteva tranquillamente segnare il suo primo gol con la Lazio) che realizza così la sua doppietta. Il risultato è pesante e parzialmente immeritato per il Siena, che nel primo tempo ha messo seriamente in difficoltà gli uomini di Rossi. La Lazio torna ai vertici della classifica e si prepara ad affrontare la lunga e difficile preparazione del derby contro la Roma.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:
LAZIO-SIENA 3-0 (p.t. 0-0)
LAZIO: Carrizo; Lichtsteiner, Siviglia, Rozehnal, Kolarov; Dabo (dal 26'st Brocchi), Ledesma, Mauri; Meghni (dal 1'st Rocchi), Foggia (dal 38'st De Silvestri), Zarate. (A disp.: Muslera, Diakitè, Radu, Inzaghi). All.: Rossi.
SIENA: Curci; Zuniga, Rossettini, Portanova, Del Grosso; Vergassola, Codrea (dal 40'st Calaiò), Galloppa (dal 18'st Frick); Kharja (dal 18'st Jarolim); Ghezzal, Maccarone. (A disp.: Manitta, Moti, Rossi, Coppola). All.: Giampaolo.
ARBITRO: Brighi di Cesena.
MARCATORI: Zarate al 13'st, Rocchi al 40' e al 48'st
AMMONITI: Rossettini (S), Siviglia (L).
NOTE: pomeriggio sereno, terreno in buone condizioni, spettatori 40mila circa.
ANGOLI: 6-5 per la Lazio.
RECUPERO: 1', 3'.

venerdì 31 ottobre 2008

Rocambolesca vittoria della Lazio al Bentegodi


La Lazio vince in trasferta contro il Chievo e interrompe il trend negativo che l’ha vista conquistare un solo punto nelle ultime tre partite. Al Bentegodi i padroni di casa tengono alto il ritmo fin dall’inizio, nonostante il campo appesantito dal mal tempo, la Lazio invece non risponde. Rossi – con una decisione piuttosto curiosa – schiera un 4-4-2 con 4 esterni bassi: De Silvestri e Radu in difesa, Lichtsteiner (che prova la sua!) e Kolarov a centrocampo, con Zárate e Pandev in attacco. A completare il reparto difensivo Siviglia e Rozehnal, Dabo accanto a Ledesma davanti alla difesa. Formazione bizzarra, tra l’altro la Lazio ha dimostrato in più di un’occasione di non fare bene con il 4-4-2, come nell’esordio a Cagliari subito corretto nella ripresa. Così accade anche a Verona, e onestamente non si comprendono i motivi di tali scelte tattiche. Piuttosto autolesioniste, perché si vede immediatamente che la Lazio è spaesata. Tant’è che a fine partita lo stesso tecnico biancoceleste dichiara: “Nel primo tempo noi facevamo forse un po’ di fatica, accorciavamo male e abbiamo anche rischiato ma poi abbiamo sbagliato anche gol abbastanza facili”. C’è da chiedersi, a questo punto, quale oscuro motivo lo abbia obbligato a stravolgere la squadra. Il Chievo è padrone del campo e al 7’ Pellissier, lasciato colpevolmente solo dalla difesa della Lazio (è grottesco, ma sembra uno schema ormai ben acquisito), manda di testa alla destra della porta di Carrizo (immobile). Ma il centravanti gialloblu ci mette soltanto 4 minuti a imboccare la rete con un potente sinistro da fuori area su assist di Bentivoglio. De Silvestri colpevole nell’occasione. La Lazio reagisce. O meglio, Zárate inventa il gol per Pandev al 14’: con una delle sue incredibili e velocissime serpentine lascia sul posto Malagò, si porta sul fondo a sinistra e offre su un piatto d’argento la palla per il piattone di Pandev, che non si fa pregare due volte. L’argentino è un vero fuoriclasse, uno di quei calciatori che infiammano le tifoserie, già beniamino incontrastato dei supporter biancocelesti. È lui a creare le uniche apprensioni per la difesa del Chievo: dopo la mezz’ora il ritmo cala e Kolarov manda a lato dal limite dell’area dopo un’invitante sponda di Pandev. Nella ripresa Rossi si avvede dei propri errori e schiera Rocchi al posto di Kolarov: è tridente, la vera forza esplosiva di questa Lazio. Rocchi è in forma e già al 10’ potrebbe siglare il gol del vantaggio: su una verticalizzazione perfetta di Ledesma tenta il pallonetto da sinistra cercando di beffare Sorrentino, ma la palla sfiora il palo e finisce fuori. Risponde Bogdani in contropiede, ma la sua conclusione – propiziata dalla sponda di Pellissier – è deviata in corner con una gran parata da Carrizo. La Lazio sale in cattedra, ma non riesce a finalizzare. Al 19’ Rocchi di testa manda a lato di pochissimo l’angolo battuto da Zárate. Sette minuti dopo Pandev si libera davanti al portiere, ma il suo sinistro sbatte su Sorrentino – uno specialista sulle uscite basse – che blocca con bravura. A un quarto d’ora dalla fine altra decisione grottesca dell’allenatore biancoceleste: fuori Zárate per Makinwa, che in campo combina poco o nulla. Un’altra scelta autolesionista: la Lazio ha disperato bisogno dei tre punti, perché togliere l’unico calciatore capace di creare pericolo e – soprattutto – di inventare gol d’autore? “Zárate arrabbiato per la sostituzione? Aveva fatto benissimo, ma l’ho visto stanco ed ho preferito mettere un giocatore più fresco”, così spiegherà poi Rossi. Ma l’argentino non sembrava affatto stanco... La legge del contrappasso però aiuta i biancocelesti: l’autogol subito ingiustamente all’Olimpico contro il Napoli viene restituito da Mantovani che, solo in area, devia nella propria porta in scivolata un cross di Radu dalla sinistra a soli 8 minuti dal termine. La Lazio torna a casa con 3 punti meritati per quanto mostrato in campo nel secondo tempo. E con i favori della dea bendata.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO
CHIEVO-LAZIO 1-2 (pt 1-1)
CHIEVO: Sorrentino, Malagò, Mandelli, Yepes, Mantovani, Luciano (42' s.t. Esposito), Patrascu, Bentivoglio, Marcolini (19' s.t. D'anna), Pellissier, Bogdani (28' s.t. Kerlon). In panchina: Squizzi, Cesar, Frey, Iunco. Allenatore: Iachini.
LAZIO: Carrizo, De Silvestri, Siviglia, Rozehnal, Radu, Lichtsteiner, Dabo (36' s.t. Brocchi), Ledesma, Kolarov (1' s.t. Rocchi), Zárate (29' s.t. Makinwa), Pandev. In panchina: Muslera, Diakité, Inzaghi, Mendicino. Allenatore: Rossi.
ARBITRO: Bergonzi di Genova.
MARCATORI: 11' p.t. Pellissier, 15' p.t. Pandev; 37' s.t. aut. Mantovani.
NOTE: serata piovosa, non fredda; terreno scivoloso.
ANGOLI: 6-4 per la Lazio.
AMMONITI: Bogdani, Luciano, Patrascu, Radu, De Silvestri.
RECUPERO: 2'; 4'.

lunedì 27 ottobre 2008

Una Lazio sfortunata (e imprecisa) cede l’Olimpico al Napoli


Seconda sconfitta consecutiva per i biancocelesti di Delio Rossi, la prima in casa. Dopo la brutta prova di Bologna, la Lazio scende in campo agguerrita e per una buona mezz’ora è padrona assoluta del campo. Il primo tempo è avvincente, con Zárate e Pandev protagonisti, purtroppo sfortunati: il primo manda alto sulla traversa sfruttando un rimpallo su una discesa veloce di Pandev, poi si fa anticipare da Iezzo su una perfetta pennellata di Ledesma. Risponde il Napoli, che pressato dalla Lazio, non riesce a spingersi agilmente in avanti: al 22’ Lavezzi conclude di poco alla sinistra della porta di Carrizo. Una decina di minuti dopo Zárate supera sulla desta Iezzo, ma perde il contrasto con Blasi. Al 36’ è Mauri a divorarsi il gol, su un eccellente servizio di Pandev che fa sgusciare la palla tra due avversare: il suo tiro ravvicinato viene respinto con i piedi dall’estremo difensore napoletano. Sulla fine del primo tempo però è il Napoli a rendersi pericoloso in due occasioni: al 44’ una punizione di Gargano si stampa sull’incrocio dei pali, e poco dopo Lavezzi conclude sul filo del palo destro di Carrizo. Al ritorno in campo la Lazio è ancora convincente: buona una percussione di Manfredini che Iezzo disinnesca abilmente, poi al 5’ Zárate si trova palla al piede davanti al portiere napoletano, ma Santacroce, disinteressandosi del pallone, va sul bomber argentino e lo colpisce con una spallata. Rigore netto, non per l’arbitro Banti, già protagonista in negativo non solo in altre partite con i biancocelesti, ma anche nel primo tempo, quando concede un solo minuto di recupero dopo innumerevoli perdite di tempo del Napoli e una direzione molto favorevole nei confronti degli ospiti. Al 12’ Carrizo fa il miracolo su Denis, lanciato a rete da Lavezzi, con un’uscita provvidenziale. La Lazio si lascia un po’ andare e al 16’ viene punita anche dalla malasorte. Lavezzi, che con le sue incursioni è sempre micidiale, dalla linea di fondo sulla sinistra crossa al centro, il tiro viene intercettato sfortunatamente da Siviglia che provoca l’autorete. Delio Rossi le tenta tutte: entra Foggia per Manfredini, ma ormai la Lazio è giù di morale. Al 25′ ci prova Zarate su punizione, primo tiro sulla barriera (con un mani involontario di Denis), al secondo tentativo si oppone Navarro, che nel frattempo ha sostituito Iezzo dolorante alla schiena. A un quarto d’ora dalla fine è la volta di Simone Inzaghi, che stranamente rileva Brocchi: Rossi prova la carta del salvataggio in extremis. Al 41’ la Lazio sfiora il pareggio con Pandev, che si vede deviare un bel tiro sulla traversa da Navarro: sulla ribattuta ci prova proprio Inzaghi, ma il suo tiro va oltre la traversa. Nei cinque i minuti di recupero però e proprio Lavezzi a sfiorare il raddoppio con un bel tiro destinato in rete, che Siviglia devia con grande tempestività. Lazio sfortunata e imprecisa, condizionata purtroppo anche dalla conduzione arbitrale. E tra soli tre giorni è la volta del Chievo a Verona: Rossi non potrà contare su Mauri e Foggia, squalificati per 2 turni "per avere, al termine della gara, uscendo dal terreno di giuoco, rivolto all'Arbitro e ad un Assistente espressioni ingiuriose". Banti colpisce ancora.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:
LAZIO-NAPOLI 0-1 (Primo tempo 0-0)
LAZIO: Carrizo; Lichtsteiner (dal 42' st De Silvestri), Siviglia, Rozehnal, Radu, Brocchi (dal 35' st S. Inzaghi), Ledesma, Manfredini (dal 17' st Foggia), Mauri; Pandev, Zarate. (A disp.: Muslera, Diakite, Kolarov, Dabo).
All.: D. Rossi.
NAPOLI: Iezzo (dal 21' st Navarro); Santacroce, Rinaudo, Aronica, Maggio, Blasi, Gargano, Hamsik, Mannini (dal 20' st Contini), Denis (dal 35' st Zalayeta), Lavezzi. (Grava, Montervino, Pazienza, Pià).
All.: Reja.
ARBITRO: Banti di Livorno.
MARCATORE: aut. Siviglia (L) al 16' st
AMMONITI:
Blasi (N), Mauri (L), Lichtsteiner (L), Rozehnal (L), Foggia (L), Ledesma (L)
NOTE:
Angoli: 4-3 per il Napoli.
Recupero: 1' e 5'

domenica 19 ottobre 2008

Brutto stop della Lazio a Bologna


La Lazio esce sconfitta dal Dall’Ara. Brutta battuta di arresto di fronte ai 5mila tifosi biancocelesti giunti a Bolgna per sostenere la squadra di Delio Rossi.

Brutto stop della Lazio al Dall’Ara di Bologna. I biancocelesti scendono in campo molli e senza verve (o forse non scendono proprio in campo), e al 5’ si ritrovano già sotto di un gol. Volpi su punizione beffa la barriera e supera Carrizo. Ingenuo il fallo di mano di Siviglia che causa la punizione, ma non si può tacere il precedente fuori gioco di Di Vaio che non viene sanzionato dall’assistente dell’arbitro. Curioso destino: anche nella gara tra Bologna e Lazio - che nella stagione 2004-05 portò la società biancoceleste ad essere implicata ingiustamente in Calciopoli - Tagliavento “regalò” al Bologna il calcio di punizione del vantaggio siglato da Giunti. Ma la reazione biancoceleste, in quella partita, fu veemente, portando Oddo e Rocchi a ribaltare il risultato. Questa volta va diversamente. Nonostante l’avvertimento, la Lazio non entra in partita. Così dopo appena 6 minuti arriva il raddoppio dei rossoblu: sul corner battuto da Volpi, Siviglia e Cribari si guardano inermi e Di Vaio ne approfitta con un preciso colpo di testa che piega le mani a Carrizo. La direzione di gara di Tagliavento non è impeccabile, più disponibile nei confronti dei padroni di casa e troppo da protagonista. Ma non è questo il motivo del risultato: il Bologna è determinato e aggressivo, con un mucchio di centrocampisti a supporto del solo Di Vaio in attacco. Chiude bene gli spazi ai biancocelesti. I rossoblù arrivano sempre primi sulla palla. L’inserimento di Dabo si rivela un errore, il calciatore è lento e nervoso e non aiuta Brocchi, fuori posizione alla sinistra di Ledesma. Curiosamente il continuo cambiamento di posizione dei tre attaccanti – che tanti problemi aveva creato alle difese avversarie - questa domenica non va in onda: Zárate largo a sinistra non è incisivo come da centrale. Foggia, che si è sempre espresso meglio a sinistra, gioca a destra. Rossi, insomma, ci mette del suo. Al 26’ l’ennesimo errore difensivo porta alla doppietta Di Vaio, che realizza un gol di gran classe: l’ex laziale raccoglie un preciso lancio di Marchini, si fa beffe di Siviglia e Cribari, controlla di destro e con il sinistro infila per la terza volta Carrizo con un tiro imprendibile. La Lazio cerca la riscossa con Kolarov: il suo destro impegna Antonioli che respinge di pugno, poi Foggia sfiora il primo palo, ma la Lazio è in difficoltà. Al 33’ Rossi cerca di porre rimedio inserendo Mauri al posto di Dabo, che nel frattempo si è anche fatto ammonire. Un bel colpo di testa di Cribari, parato in angolo da Antonioli, chiude il primo tempo. Nella ripresa Zárate lascia il campo a Rocchi che dopo 6 minuti raccoglie una bella verticalizzazione di Ledesma e si trova da solo davanti al portiere. Il tiro è centrale, Antonioli respinge, ma Rocchi rimedia raccogliendo il rimpallo e spedendo in rete. La Lazio accenna a riprendersi e per una decina di minuti spinge il Bologna nella propria metà campo, ma non riesce mai ad essere veramente incisiva. Pandev probabilmente risente della sfortunata trasferta con la propria nazionale, e non è mai davvero pericoloso. Al 34’ viene sostituito da Simone Inzaghi, ma ormai è troppo tardi. Anche una punizione di Ledesma viene vanificata da Mauri che, di testa, spedisce alto sulla traversa. La Lazio fallisce un importante appuntamento per mantenere il primato in classifica, il Bologna rialza la testa e con una gara di grande carattere, determinazione e corretto assetto tattico salva la panchina di Arrigoni, fortemente discussa in settimana. Bella prova anche per Mudingayi, che dà tutto in campo contro la sua ex squadra, disputando una partita di livello.
Nel dopo partita solo Delio Rossi risponde ai microfoni:
- Cosa non ha funzionato oggi?
Dopo dieci minuti eravamo sotto di due gol. Poi ci siamo ripresi ma ormai la frittata era fatta. Oggi non abbiamo interpretato bene la gara dall’inizio e quindi dobbiamo solo recitare il mea culpa. Faremo bene se daremo sempre il massimo, non ci possiamo permettere di giocare sotto ritmo e di attaccare la spina così tardi. La sosta non ci ha fatto bene. Dobbiamo resettare e ripartire. Siamo una squadra che deve dare il massimo per ottenere forse il minimo. Non eravamo fenomeni prima, non siamo brocchi adesso. Analizzare i primi 20 minuti di oggi significa parlare di un’altra squadra rispetto a quella che abbiamo visto a inizio campionato. Non mi aspettavo una partita così. Sono a capo di questo gruppo, se questa è stata la prestazione vuol dire che non ho tenuto alta l’attenzione”.
- Zárate non segna più? Cos’è successo?
Non è successo niente. Zárate è esploso in maniera esponenziale. È un giocatore importante e tornerà ad essere quello che è. Ho sostituito lui come avrei potuto sostituire un altro”.
- Il ritorno di Rocchi, una nota positiva di questa brutta giornata?
Tommaso è un giocatore importante, uno che va in doppia cifra, ad ogni campionato. Rocchi per noi è molto importante, ha bisogno di giocare perché è stato fuori tanto tempo per l’infortunio. Ma ripeto, oggi quando abbiamo cominciato a giocare era troppo tardi”.
- C’è qualcosa da registrare in difesa?
Sulla punizione che porta al primo gol c’è la bravura di Volpi. Ma sul calcio d’angolo del secondo gol la responsabilità è della difesa”.
- Carrizo è in difficoltà, come è possibile dargli una mano?
Non la sensazione che Carrizo sia in difficoltà. La vita dei portieri è fatta di alti e bassi. Ma io non vedo il ragazzo in difficoltà”.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:
BOLOGNA-LAZIO 3-1 (pt 3-0)
BOLOGNA: Antonioli, Zenoni, Terzi, Moras, Bombardini, Mudingayi, Volpi, Lavecchia (17′ st Mingazzini), Marchini (28′ st Lanna), Valiani (45′ st Castellini), Di Vaio. In panchina: 15 Colombo, 16 Carrus, 20 Adailton, 11 Bernacci. All.: Arrigoni.
LAZIO:Carrizo, Lichtsteiner, Siviglia, Cribari, Kolarov, Dabo (34′ pt Mauri), Ledesma, Brocchi, Foggia, Pandev (34′ st Inzaghi), Zarate (1′ st Rocchi). In panchina: 86 Muslera, 29 De Silvestri, 22 Rozenhal, 32 Radu. All.: Rossi.
Arbitro: Tagliavento di Terni
Reti: nel pt 5′ Volpi, 11′ e 26′ Di Vaio; nel st 6′ Rocchi.
Angoli: 7-4 per il Bologna
Recupero: 2′ e 6′.
Ammoniti: Siviglia, Bombardini, Dabo, Marchini, Brocchi e Ledesma per gioco scorretto; Zenoni per comportamento non regolamentare; Mudingayi per proteste
Spettatori: 20.145

venerdì 3 ottobre 2008

Lazio da applausi anche in coppa


L’atmosfera è carica: la Lazio vince, convince, e soprattutto diverte. Un momento speciale per la formazione allenata da Delio Rossi – capace di imprimerle un gioco scintillante – per la Società e per i tifosi. Torna a splendere la Lazialità. È vero, è presto per sognare conquiste travolgenti, del resto siamo solo all’inizio del campionato. Ma è anche vero che questa Lazio sfoggia già dei numeri importanti: primo attacco del campionato, Zárate capocannoniere, Pandev sempre in gol, squadra da sola al comando della classifica, contro ogni pronostico. Questa Lazio ha un gruppo solido, unito, motivato. Una squadra capace di far alzare in piedi 35 mila persone all’Olimpico per la qualità che mette nel gioco. E non si tratta di campioni affermati, di giocatori da ingaggi plurimilionari. Ma di calciatori con tanta voglia di affermarsi, alcuni con grande talento e tecnica, altri meno, ma tutti uniti da un minimo comun denominatore: portare in alto la Lazio. Ha ragione il presidente Lotito quando sottolinea che le motivazioni, l’impegno, il sacrificio riescono lì dove spesso il professionismo strapagato fallisce. La Lazio che scende in campo contro l’Atalanta mercoledì sera per il turno di Coppa Italia dà ancora spettacolo. Gara secca, dentro o fuori. Rossi applica un turn over di buon senso, schierando quei calciatori che hanno trovato finora meno spazio in campionato. Ecco allora in campo Muslera, De Silvestri, Diakité, Kolarov, Meghni, Manfredini, Makinwa, accanto a Ledesma, Rozehnal, Foggia, Zárate e Pandev. Anche l’Atalanta di Del Neri schiera le sue seconde linee. Fin dai primi minuti di gioco, nonostante i bergamaschi siano schierati bene in campo per chiudere ogni spazio, la Lazio impone il proprio gioco. Al 5’ Foggia inventa una bella conclusione da fuori area e al 10’ spreca purtroppo un delizioso pallonetto di Zárate che lo aveva smarcato in area facendolo trovare da solo davanti al portiere. Foggia si allarga troppo sull’uscita di Consigli e perde lo specchio della porta. Dopo soli tre minuti è un potente fendente di Kolarov a sfiorare il palo alla sinistra del portiere nerazzurro. L’Atalanta si fa vedere con un bel colpo di testa di Marconi, uno dei suoi giovani più promettenti, ma è ancora la Lazio a schiacciarla nella propria metà campo, rallentando o velocizzando il ritmo a proprio piacimento. Inizia lo show di Mauro Zárate, un calciatore così rapido, tecnico e imprendibile che sembra un personaggio della playstation. Al 15’ il giovane attaccante argentino inventa un destro a girare su cui Consigli deve superarsi deviando in angolo. Il gol è nell’aria è arriva due minuti più tardi. Punizione dai 30 metri che il solito Ledesma mette dentro, complice anche una lieve deviazione della barriera. Il monologo biancoceleste continua: al 21’ tacco esterno di Makinwa davanti alla porta, Consigli mette in corner. Al 30’ Rozehnal sfiora il raddoppio con un buon colpo di testa che finisce di poco alto sulla traversa. Cinque minuti dopo è sempre Zárate a stupire l’Olimpico. Fa tutto da solo: raccoglie una splendida palla a centrocampo, si invola imprendibile per le vie centrali e scarica un poderoso destro dai 30 metri che si stampa sulla traversa. Anche nella ripresa è Zárate –insieme a Foggia - a far consumare gli occhi agli spettatori: i due si scambiano continuamente posizione, mettono a sedere ripetutamente la difesa bergamasca che non riesce più a trovare punti di riferimento ed è spesso costretta a spedire la palla in tribuna. Al 15’ è sempre Maurito: sfugge a tutti i difensori incuneandosi in area rapidissimo, sfugge perfino allo strattonamento della maglia e libera un destro che Consigli, con un gran gesto, respinge a pugni chiusi. Dieci minuti più tardi Zárate lascia il posto a Pandev: standing ovation dell’Olimpico. Al 36’ è anche il turno di Simone Inzaghi, accolto con grandissimo calore dai tifosi. Cambi indovinati ancora una volta da Delio Rossi: a cinque minuti dalla fine contropiede fulmineo di Foggia che si porta sulla fascia destra, cross al centro per Inzaghi che si conferma ancora una volta ragazzo di grande generosità: invece di calciare comodamente in porta, preferisce servire Pandev che non manca il bersaglio con un sinistro al volo incrociato. Il risultato è al sicuro, gli ultimi minuti sono controllati abilmente dai biancocelesti. Eppure qualche minuto prima l’arbitro Trefoloni aveva negato un evidente rigore su Meghni (prova di grande spessore la sua): Mourad parte palla al piede sulla destra da centrocampo, semina mediani e difensori e sta per tirare quando viene agganciato alla caviglia sinistra da un avversario. Ma l’arbitro sorvola. Una menzione particolare va alla bella gara disputata da Diakité al rientro dal primo minuto dopo il grave infortunio dello scorso anno e proprio a Simone Inzaghi che, pur giocando una quindicina di minuti si fa trovare pronto e in condizione. E pensare che era uno dei calciatori lasciati in estate a Formello, tra mille polemiche. Ottima anche la partita di Manfredini. Nei minuti finali in campo anche Dabo, al rientro da una fastidiosa tendinite. La Lazio passa il turno e incontrerà ora il Milan negli ottavi di finale in una gara di sola andata. Delio Rossi però pensa già alla gara di Sabato pomeriggio contro il Lecce. Una vittoria in casa contro la sua ex-squadra confermerebbe l’ottimo momento dei biancocelesti.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:
LAZIO-ATALANTA 2-0 (pt 1-0)
LAZIO: Muslera, De Silvestri, Diakite, Rozehnal, Kolarov, Meghni, Ledesma, Manfredini, Foggia (41′ st Dabo sv), Zarate (25′ st Pandev), Makinwa (36′ st S. Inzaghi). A disposizione:1 Carrizo, 32 Radu, 2 Lichtsteiner, 11 Mauri. All.: Rossi.
ATALANTA: Consigli, Rivalta, Capelli, Pellegrino, Bellini (40′ st Manfredini), De Ascentis, D’Agostino (7′ st Cerci), Guarente, Defendi, Ferreira Pinto (17’st Doni), Marconi. A disposizione: 31 Coppola, 8 Garics, 21 Cigarini, 22 Padoin. All.: Del Neri.
Arbitro: Trefoloni di Siena.
Reti: nel pt 17′ Ledesma; nel st 37' Pandev
Recupero: 0′ e 5
Ammoniti: D’Agostino, Capelli, Meghni e Doni.

martedì 30 settembre 2008

Torino–Lazio 1-3: le Aquile volano alto


Le Aquile volano alto, molto alto. Nella trasferta contro il Torino la Lazio fa bottino pieno, pur soffrendo per buoni 50 minuti. Rolando Bianchi e compagni scendono in campo aggressivi, ben piazzati, decisi a interrompere ogni azione dei biancocelesti e a pressarli con veemenza. La Lazio nel primo tempo soffre, non riesce a scalare le marcature, ma al 30’ ci pensa Goran Pandev a finalizzare nell’angolino basso un delizioso suggerimento inventato, tanto per cambiare, dall’imprendibile Mauro Zárate, che sfugge in accelerazione a tre difensori granata. Di Loreto riesce a soffiargli il pallone, ma il suo rinvio finisce sui piedi di Pandev che non lascia scampo all’ex-compagno Sereni. La Lazio è un’altra squadra: ora sa soffrire, pur non essendo brillante riesce a sfruttare l’unica conclusione a rete. Chiamatela cinica, se volete, come sanno essere solo le grandi. Intanto, al 24’, brutto infortunio per Cribari: Abbruscato in elevazione allarga i gomiti e provoca a Emilson una ferita sull’arcata sopraccigliare sinistra che gli verrà suturata con 20 punti. Lo rileva Rozehnal. L’attaccante del Torino non viene punito neanche con un’ammonizione, ma il regolamento parla chiaro. I padroni di casa reagiscono con orgoglio e un bel destro di Abbruscato si stampa sulla traversa a Carrizo ormai battuto. Al ritorno dagli spogliatoi il Torino cerca il pareggio, ma in campo è scesa un’altra Lazio: quella capace di annientare la Fiorentina appena tre giorni prima. I primi effetti si vedono al 16’, con Mauri che sfortunatamente colpisce il palo. A Zárate bastano solo 2 minuti però per spegnere ogni velleità degli avversari: dal limite dell’area inventa un esterno destro potente e affilato che Sereni neanche vede partire. L’arbitro Gava, che non ha tenuto un atteggiamento disteso nei confronti di ambedue le squadre, termina la gara in crescendo: rigore per la Lazio per l’atterramento di Brocchi, mentre sta per calciare a rete, da parte di Sereni. Il portiere viene espulso, come da regolamento, Zárate non lascia scampo al povero Ventola, portiere improvvisato perché le sostituzioni del Torino sono esaurite. Non basta: al 43’ Pratali si fa espellere, ormai i nervi sono a fior di pelle e viene mandato negli spogliatoi anche De Biasi al 46’. A tempo scaduto il Toro segna il gol della bandiera: Lichtsteiner dà una spallata un po’ troppo energica a Saumel in area, rigore trasformato da Abbruscato, dopo ben 2 ripetizioni (Gava avrebbe potuto lasciar correre). Grazie al Milan, vincitore nel derby serale contro l’Inter, la Lazio si ritrova da sola al comando. Non accadeva da tanto tempo. Non accadeva da tanto tempo che questa squadra facesse sognare nuovamente i propri tifosi, mai stanchi di ammirare le evoluzioni di un attacco scintillante, con Foggia, Pandev e Zárate che sono ormai l’incubo delle difese avversarie. È tutta la squadra che suscita ammirazione con lo spettacolo che dà in campo. Calciatori come Lichtsteiner, Brocchi, Radu, Mauri, Siviglia, Cribari, Rozehnal, Manfredini, Meghni ormai si assomigliano tutti: “Le vittorie fanno alti, biondi e con gli occhi azzurri” - ricorda spesso Delio Rossi, al quale va il plauso per aver dato a questa nuova incarnazione biancoceleste un gioco sfavillante e rapido. Il mister riesce a marcare stretto anche le provocazioni del solito Bargiggia che a Mediaset Premium 24 cerca di seminare zizzania e far sorgere dubbi in una società che ha ritrovato serenità, entusiasmo, successi. E soprattutto calciatori affamati di risultati. Una squadra imprevedibile, unita, determinata. Se manterrà queste qualità a lungo durante il campionato non solo continuerà a far divertire e gioire i propri tifosi, ma potrebbe riservare sorprese fino a ieri neanche immaginabili. Vola Lazio, vola.
Alessandro Staiti


IL TABELLINO
TORINO-LAZIO 1-3 (pt 0-1)
TORINO: Sereni; Colombo (27' st Zanetti), Di Loreto, Pratali, Rubin; Dezmaili, Corini (14' st Amoruso), Saumel; Abate (24’ Ventola), Abbruscato; Bianchi. All. De Biasi.
LAZIO:Carrizo; Lichtsteiner, Siviglia, Cribari (23’ Rozehnal), Radu; Brocchi, Ledesma, Mauri (32' st Manfredini); Foggia, Pandev (24' st Meghni), Zárate. All. Delio Rossi.
MARCATORI: pt 30' Pandev (L); st 18' e 38' rig. Zárate, 47' rig. Amoruso.
ARBITRO: Gabriele Gava di Conegliano Veneto
NOTE: Spettatori 16.000. Ammoniti 25’ Colombo (T), 41’ Dzemaili (T), 46’ Pandev (L), 40' st Rubin (T). Espulsi: 38' st Sereni (T), 43' st Pratali (T), 46' st De Biasi, allenatore Torino. Angoli 2-1 per il Torino. Recupero: 3' e 2'.

La Lazio polverizza la Fiorentina in 8 minuti (nonostante l’arbitro)


All’indomani della sconfitta con il Milan, nella quale la Lazio ha comunque evidenziato un’ora di ottimo gioco, ci si aspetta una grande prestazione contro la Fiorentina. C’è anche da onorare un anniversario molto importante: il 24 settembre 1958 la Lazio vince la Coppa Italia, primo trofeo della sua gloriosa storia, grazie a un gol di testa di Maurilio Prini. Nella bella cerimonia che precede la partita – con tutti gli scintillanti trofei vinti dai biancocelesti in bella mostra – il presidente Lotito premia tre degli eroi di quella Lazio: Bob Lovati, Maurilio Prini e Franco Janich. Un bell’inizio. Ma lo spettacolo – a tratti davvero abbagliante – che ha illuminato l’Olimpico mercoledì sera supera ogni attesa e fa intravvedere scenari insospettabili prima d’ora. Delio Rossi mette in campo una squadra quasi perfetta, che fatica soltanto nei primi 20 minuti nel prendere le misure agli avversari. A centrocampo spicca la presenza di Mauri mezzo interno sinistro, accanto a Brocchi e Ledesma, vista l’indisponibilità di Matuzalem. L’attacco con Foggia, Pandev e Zárate, che si scambiano continuamente i ruoli, è l’incubo costante della difesa viola. All’11’ Pandev (che si afferma sempre più leader e fuoriclasse di livello internazionale) inventa un assist da manuale per l’argentino, che purtroppo fallisce il bersaglio, alzando il pallone di un soffio sulla traversa. La Fiorentina è progressivamente schiacciata nella propria metà campo: al 17’ Pandev stoppa di destro e di sinistro impegna seriamente Frey. Lazio sempre più pericolosa: Zárate è inesauribile, Foggia apre continui spazi nell’area avversaria, bravissimo nel tornare in fase di copertura assieme a Pandev. La direzione arbitrale appare subito molto dubbia. Per non dire ostile, quando alla mezzora il signor De Marco nega un rigore evidente alla Lazio: Dainelli aggancia vistosamente da dietro il piede destro di Zárate che va al suolo. De Marco commette un errore grossolano e ingiustificabile, che falsa completamente il risultato della prima frazione di gioco. In campo ormai c’è una sola squadra, la Lazio. Carrizo ridicolizza Gilardino con un bel dribbling in area, mentre l’Olimpico trattiene il fiato e applaude il portiere argentino. Lichtsteiner si conferma una degli acquisti più importanti del mercato estivo: quando scende come un treno, scambiando alla perfezione con Brocchi, annienta il velleitario Vargas, e in fase difensiva annulla completamente un campione come Mutu. Al 33’ ancora Zárate protagonista: sul vertice sinistro dell’area rientra liberandosi di un difensore viola e scarica un destro potente, ma Frey gli si oppone a pugni chiusi. A Zárate, questa sera, il dio del gol dice di no. Quando si va negli spogliatoi, i tifosi laziali sono preoccupati: da un lato la gioia per una Lazio splendida e straripante, mai vista finora; dall’altra l’indignazione nei confronti dell’arbitro De Marco e della sua disastrosa direzione che potrebbe condizionare irrimediabilmente l’esito della gara. Un coro unanime si leva dagli spalti: “Buffone, buffone”. Costerà mille euro alla Lazio per responsabilità oggettiva. Al rientro in campo, lo spartito è completamente biancoceleste: Pandev salta Melo al limite e serve Zárate, che da centro area cerca l’angolino basso, ma Frey ancora una volta si supera in angolo. Al 6’ il primo gol: Zárate cerca il bersaglio di testa ma trova la traversa, sulla linea di porta c’è Mauri che in rovesciata la mette dentro, a coronamento di una prestazione gigantesca. Al 10’ è Pandev a raccogliere un assist geniale di Zárate e a battere con un sinistro imprendibile l’estremo difensore viola. Trascorrono altri 4 minuti e anche Sebastiano Siviglia torna al gol, schiacciando di testa il perfetto suggerimento di Foggia. In 8 minuti la Lazio ha messo al tappeto la Fiorentina, una delle candidate allo scudetto secondo molti addetti ai lavori. La Lazio gestire la restante mezzora con una grinta inesauribile: Maurito Zárate - pur da migliore in campo - non riesce a trovare la rete neanche a due minuti dalla fine quando in contropiede entra in area e scarica in porta, ma ancora una volta Frey gli si oppone. Inutili i cambi di Prandelli, vistosamente deluso dalla prestazione della proprio squadra. Anche Rossi sgancia in campo tutte le sostituzioni inserendo Manfredini per Foggia, Makinwa per Pandev e Rozehnal per Cribari. Una Lazio a dir poco abbagliante, con un gioco veloce, perfetto, inesauribile: se manterrà questo spirito potrà davvero giocarsela alla pari con chiunque e dare tante soddisfazioni ai suoi tifosi. Vivendo ogni traguardo alla giornata.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:
LAZIO-FIORENTINA 3-0 (pt 2-0)
LAZIO: Carrizo; Lichtsteiner, Siviglia, Cribari (40'st Rozehnal), Radu; Brocchi, Ledesma, Mauri; Foggia (23'st Manfredini), Pandev (31'st Makinwa), Zarate. (Muslera, De Silvestri, Kolarov, Meghni). All. Rossi.
FIORENTINA: Frey; Zauri (1'st Comotto), Gamberini, Dainelli, Vargas; Almiron, Felipe Melo, Montolivo; Kuzmanovic (28'st Donadel); Mutu (33'st Pazzini), Gilardino. (Storari, Da Costa, Pasqual, Osvaldo). All. Prandelli
MARCATORI: 6' Mauri, 10' Pandev, 14' st Siviglia.
ARBITRO: De Marco di Chiavari
NOTE: Serata fresca, terreno in buone condizioni. Spettatori: 32mila circa. Ammoniti: Zauri (L), Pandev (L), Felipe Melo (F). Angoli: 7-6. Recupero: 1'pt e 1'st.

martedì 16 settembre 2008

Lazio ancora in vetta. Spettacolo Zárate.


I tifosi biancocelesti hanno dovuto attendere solo 14 giorni prima di poter applaudire nuovamente la nuova Lazio di Delio Rossi e Mauro Matias Zárate, la sua stella nascente. Ha ragione il tecnico: si è aperto un nuovo ciclo. Lo si vede dal gioco, dall'atteggiamento sempre propositivo della squadra, dall'aria che si respira a Formello durante gli allenamenti.
Nella gara contro la Sampdoria all'Olimpico la Lazio trova 35 mila spettatori: uno stadio così pieno lo scorso anno si era visto soltanto nelle gare di Champions. Un grande successo dovuto all'eccellente promozione estiva che ha portato allo stadio 18 mila nuovi abbonati e 3 mila bambini (finalmente!) per un totale di 24.500 tessere.
Sono bastati 7 minuti a Zárate per far saltare in piedi l'intero stadio. Un gol perfetto, cercato con la giusta intuizione e realizzato con un gesto tecnico che ai più ha ricordato Maradona: finta con il corpo che disorienta la difesa della Sampdoria, e poi - quasi da fermo e dopo aver alzato velocemente la testa per aggiustare la mira - sinistro a rientrare preciso e potente all’incrocio dei pali. Con il pallone che prima di entrare rimbalza violentemente all'interno della traversa. Impossibile determinarne la traiettoria. Un gol unico. L'Olimpico esulta come da anni non era più abituato a fare. Mazzarri, che aveva impostato la partita sulla falsariga di quella contro l'Inter, deve rivedere tutte le strategie e negli ultimi 25 minuti del primo tempo riesce a far soffrire la Lazio. Ma i biancocelesti sono pronti: Licthsteiner, una delle più belle sorprese della campagna acquisti, inventa una diagonale a chiudere su Cassano all'interno dell'area piccola che da sola vale un gol. Siviglia e Rozehnal sono comprensibilmente spaesati dal modulo di gioco dei genoani, che con gli inserimenti dei centrocampisti non offre punti di riferimento per le marcature. La situazione, infatti, migliora sensibilmente per la difesa laziale con l'ingresso in campo di Bonazzoli al 16' del secondo tempo al posto di Delvecchio. Interessante anche la posizione di Mauri come centravanti arretrato, ma il biancoceleste si fa rimproverare un gol divorato sotto porta (non era facile l'aggancio, comunque), mentre Zárate e Pandev - che conferma sempre più la statura da vero fuoriclasse - allargano a dovere le maglie della difesa avversaria. Nella ripresa al 27' è proprio Goran a siglare un bel gol su perfetta verticalizzazione di Brocchi che lo smarca da solo davanti a Mirante, con Bottinelli incapace a contenerlo.
Partita chiusa a doppia mandata. Standing ovation dell'Olimpico alla sostituzione di Zárate con Foggia al 29' del secondo tempo, mentre sono da censurare senza esitazione i fischi preventivi a Manfredini, che sostituisce l'ottimo Meghni al 17' della ripresa. Cristian è una figura esemplare di professionista che ha sempre dato il massimo ogni volta che è stato chiamato a dare il proprio contributo. Non merita un simile trattamento.
Arbitraggio molto discutibile del signor Brighi:
- non sanziona con il giallo un brutto fallo di Lucchini su Zárate al limite dell'area;
- fischia un fuorigioco inesistente a Pandev, che l'ha già praticamente messa dentro (Mirante si arrabbia perché Pandev lo dribbla);
- non concede un rigore netto per fallo di mano volontario di un difensore blucerchiato in area.
Alla fine, con un risultato così netto, poco importa. Da dimenticare l'esordio in sala stampa di Walter Mazzarri: "Fino al gol della Lazio la Sampdoria aveva fatto la partita". Giusto, per 7 minuti. Forse aveva dimenticato l'orologio a casa.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:
LAZIO-SAMPDORIA 2-0
(pt 1-0)
LAZIO: Carrizo; Lichtsteiner, Siviglia, Rozehnal, Kolarov; Brocchi (36' st De Silvestri), Ledesma, Meghni (17' st Manfredini); Mauri; Pandev, Zarate (29' st Foggia). (Muslera, Cribari, Radu, Makinwa). All. Rossi
SAMPDORIA : Mirante; Lucchini, Gastaldello, Bottinelli; Padalino (9' st Stankevicius), Sammarco (30' st Fornaroli), Palombo, D. Franceschini, Pieri; Delvecchio (16' st Bonazzoli), Cassano. (Castellazzi, Bonanni, Ziegler, Dessena). All. Mazzarri
MARCATORI: 7' pt Zarate, 27' st Pandev
ARBITRO: Brighi di Cesena
NOTE: ammoniti Sammarco e D. Franceschini. Recupero 0' pt, 4' st. Spettatori 35 mila circa.

lunedì 1 settembre 2008

Buona la prima: Cagliari-Lazio 4-1 e doppietta di Zarate.


Non gli davano tanta fiducia: "Ma che vuoi che mettano su YouTube, filmati taroccati, gli episodi migliori". Oppure: "Eh, ma bisogna vederlo nel campionato italiano...". Così è arrivato a Roma in bilico tra l'entusiasmo di pochi tifosi e lo scetticismo dei più. Tra i quali proprio Delio Rossi, che dopo la partita contro il Paok Salonicco in occasione della presentazione della Lazio all'Olimpico lo scorso 12 agosto, aveva detto:"Zarate è un giocatore che ha delle qualità, però anche lui viene da un'altra parte del mondo. Ha 21 anni, si inserirà piano piano. Sa giocare al calcio ma va inserito nel contesto insieme agli altri. Non vorrei che dessimo l'etichetta del fenomeno ai giocatori in base al criterio economico. Lo hai pagato tanto, quindi deve essere per forza un fenomeno. Zarate giocava con gli arabi, non viene dal Real Madrid, quindi qualche problema lo avrà avuto anche lui". Un Delio Rossi non proprio di tatto. Eppure Maurito ha saputo mettersi tutto dietro le spalle, non senza qualche difficoltà dopo non aver giocato neanche un minuto nel primo appuntamento di Coppa Italia contro il Benevento. Perché Delio Rossi all'inizio del ritiro aveva annunciato il risveglio di Makinwa, schierato puntualmente come prima punta (per Rossi Zarate non lo è) durante le amichevoli e puntualmente mai a segno. Molti si sono chiesti in questi giorni come sia possibile preferire Makinwa a Zarate, per un semplice motivo: di Makinwa si conoscono ormai (purtroppo) le giocate, di Zarate no. Così ieri Maurito ne ha approfittato per presentarsi ufficialmente al proprio allenatore, ai propri tifosi, al campionato italiano.
A Cagliari la Lazio ha esordito con un molle e preoccupante primo tempo. Pressata alta dai sardi, la squadra di Rossi (all'ultima giornata di squalifica, sostituito da Crialesi in panchina) sembrava la stessa brutta controfigura "ammirata" in campo nello scorso campionato. Interpreti diversi, eccome: Carrizo, Lichtsteiner, Matuzalem, Brocchi, Zarate. Ma stessa mancanza di idee, stessi affanni in difesa, stessa incapacità di costruire azioni credibili in attacco. Risultato: il Cagliari dominava e al 32' Larrivey - che qualche minuto prima aveva colpito un palo - la metteva dentro con un buon diagonale e la complicità della difesa biancoceleste. Non iniziava certo bene l'avventura della nuova Lazio di Delio Rossi. Anche perché il 4-4-2 non funzionava con quegli interpreti, causando soprattutto un forte scollegamento tra centrocampo e attacco. Bizzarra poi la decisione di schierare il neo arrivato Brocchi fin dal primo minuto e nel ruolo di ala destra. Nell'intervallo Foggia rileva Brocchi e si passa al 4-3-2-1 con Zarate prima punta, tanto per essere coerenti. Buon per la Lazio, che comincia a dare segni di risveglio e a pressare i cagliaritani finché al 17' non le viene concesso un sacrosanto rigore per un goffo fallo di mano di Lopez, che viene anche espulso. L'azione inizia con Mauri, lanciato da solo davanti al portiere, che gli scarica addosso il pallone divorandosi un gol fatto. Bravo anche Marchetti a mettersi sulla traiettoria, ma sulla sua respinta Pandev prova a metterla dentro, e qui interviene Lopez con una scivolata tanto inutile quanto maldestra che gli fa poi carambolare il pallone sulla mano. Rigore con espulsione del capitano del Cagliari. Pandev lascia tirare il rigore a Zarate, che la mette dentro. Pareggio. Trascorrono solo 9 minuti e al 26' Maurito si ripete, con un pallonetto da posizione davvero difficile defilata sulla sinistra. Questi sono i suoi colpi. Ancora 4 minuti e la legge dell'ex colpisce ancora: Foggia raccoglie un ottimo suggerimento di Kolarov che è sceso molto bene sulla fascia e la mette dentro con convinzione. Per pudore non esulta. Ma al 39' è proprio lui a svincolarsi in area e a dare a Pandev l'assist per il quarto gol. Partita chiusa. Tra le note positive la bella prova di Lichtsteiner: De Silvestri sarà spronato a una bella competizione con il giovane svizzero, puntuale e affidabile, e comunque Rossi avrà una nutrita scelta sulla fascia destra. Un po' in ombra Ledesma, che si trascina, almeno nel primo tempo, anche Matuzalem, meno reattivo del solito. Ma non abbiamo dubbi che i due saranno i pilastri del centrocampo biancoceleste, magari in un modulo a tre. E ancora Pasqualino Foggia, che si è ripreso la Lazio con entusiasmo e forza. Inspiegabile la sua assenza in questi ultimi 2 anni, nonostante Rossi lo avesse chiesto esplicitamente nell'affare Oddo. Da rivedere Brocchi, appena sbarcato da Milano e gettato subito nella mischia, e comunque non come esterno di centrocampo. Il 4-1 sul Cagliari è una grande iniezione di fiducia per questa nuova Lazio, che ben inizia il campionato: prima in classifica e con Zarate capocannoniere assieme a Di Natale. Voto 8, nonostante il primo tempo sconclusionato e un grazie a Crialesi che ha sostituito lo squalificato Rossi con un bel primato: tre presenze, tre vittorie.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:
CAGLIARI-LAZIO 1-4 (pt 1-3)
CAGLIARI: Marchetti; Pisano (dal 28' s.t. Lazzari), Lopez, Canini, Fini; Conti, Biondini, Agostini; Cossu (dal 18' s.t. Magliocchetti); Jeda (dal 33' s.t. Matri), Larrivey. (Aresti, Acquafresca, Parola, Ferri). All. Allegri.
LAZIO: Carrizo; Lichtsteiner, Siviglia, Rozenhal, Kolarov; Brocchi (dal 1' s.t. Foggia), Ledesma, Matuzalem, Mauri; Pandev (dal 43' s.t. Manfredini), Zarate (dal 47' s.t. Makinwa). (Muslera, Cribari, Radu, Diakhite). All. Crialesi
MARCATORI: Larrivey (C) al 31' p.t.; Zarate (L) su rigore al 17' e al 26', Foggia (L) al 30' e Pandev (L) al 39' s.t.
ARBITRO: Bergonzi di Genova
NOTE: pomeriggio soleggiato, terreno in buone condizioni; spettatori 10mila circa. Espulso al 16' s.t. Lopez per fallo di mano in area. Ammoniti: Agostini, Brocchi, Larrivey, Cossu, Biondini. Angoli: 8-3. Recupero: 1' p.t. e 3' s.t.

lunedì 14 luglio 2008

La grande festa e gli estintori



Grande festa biancoceleste sabato 12 luglio al Lazio Style 1900 dell’outlet Fashion District di Valmontone: la presentazione delle nuove maglie della Lazio ha chiamato a raccolta circa 2mila tifosi che hanno accolto Zárate, Carrizo, Siviglia, Dabo e Delio Rossi al canto di cori e inni. Il tutto animato in diretta dalla stazione mobile di Radio 6 con lo staff di conduttori al completo (da Max Arrichiello e Gianni Elsner a Marco Anselmi, Alessio Buzzanca e Mauro Cedrone), mentre con grande puntualità Furio Focolari introduceva i nuovi e i vecchi eroi con le nuove maglie. I primi complimenti vanno ai tifosi che sono accorsi a festeggiare i propri beniamini sotto un sole cocente: purtroppo la mancanza di un palchetto ha impedito a chi stava dietro di poter seguire comodamente l’evento. Unico neo. Del resto qualche problema logistico era naturale prevederlo nella piazzetta antistante il primo Lazio store: non ci si aspettava una risposta così generosa da parte del pubblico. Rossi ha esordito ringraziando i tifosi: “Stare sotto questo sole ad aspettare noi significa avere un grande amore per la squadra”. Ha poi puntato, come sempre, alla concretezza: “Non sono un tipo da proclami, ecco perché quest’anno dovremo parlare poco e fare molti fatti. L’obiettivo viene di conseguenza dall’atteggiamento che la squadra dimostra in campo. L’anno scorso avevamo diversi traguardi e non li abbiamo centrati. L’anno prima ci dovevamo salvare e siamo arrivati in Champions. La nostra squadra deve posizionarsi a ridosso delle grandi, ma più che dichiararli gli obiettivi vanno centrati”. Abbiamo chiesto a Rossi se effettivamente proverà nuovi schemi tattici in campo, come si vocifera da alcune settimane: “C’è anche la possibilità di cambiare qualcosa nel modo di giocare per andare incontro alle caratteristiche dei giocatori, ma non è detto che si farà anche perché dobbiamo provare. E un altro problema e che in questo periodo un po’ particolare qualcuno non ci sarà. Perdere i giocatori per le Olimpiadi mi rende orgoglioso, ma qualche problema ce lo crea”. A proposito di traguardi, ci pensa però Siviglia a puntualizzare, non prima di aver ringraziato i numerosi tifosi: “Voi siete il cuore pulsante di questa società. Speriamo di fare un buon campionato perché il nostro obiettivo è tornare in Europa”. Belle le nuove maglie: oltre alla classica celeste, con bordini scuri sulle maniche e tessuto a retina, singolari quella nera con colletto – che sarà anche la maglietta per il tempo libero – e sgargiante quella gialla. Carrizo – che ad ogni mossa sollevava un coro di tifosi - potrà contare come prima maglia su un verde sgargiante. Dalle 15.00, poi, l’assalto al negozio della Lazio: una lunga fila di appassionati ha atteso il proprio turno per assicurarsi i nuovi prodotti Puma targati S.S. Lazio. Mentre a Valmontone si festeggiava, c’era chi comunque cercava di spegnere ad ogni costo il fuoco dell’entusiasmo: alcune agenzie – poi immancabilmente riprese dai maggiori quotidiani (alcuni dei quali sembra che non aspettino altro che creare ingiustificati allarmi nel mondo Lazio) - hanno subito incluso il nome di Carrizo nella mega inchiesta sulla falsificazione dei passaporti comunitari in Argentina. Ma ci voleva proprio poco a ricordare che la Lazio ha atteso un anno per poter tesserare il portiere e proprio da extracomunitario?
Alessandro Staiti

lunedì 24 marzo 2008

Lazio-Roma 3-2

Questa volta il risultato si è invertito: la Lazio si è riappropriata del derby con lo stesso score con cui aveva perso all'andata. Soddisfazione doppia, soprattutto per i tifosi, perché ora bisognerà attendere il prossimo campionato per un nuovo risultato. Per ora gli sfottò vengono condotti dai laziali. E finché rimangono semplici sfottò va tutto bene... magari sarcastici, magari eccessivi, divertenti, grotteschi. Ma se si rimane nell'ambito dell'ironia la situazione è quella giusta.
Ironia che aveva punito la Lazio in apertura di segnature, quando un tentativo di rinvio di Behrami veniva accidentalmente ribattuto dalla scapola di Taddei che si era voltato per proteggersi. E il pallone - dopo aver toccato il palo - si infilava in rete alle spalle di un incredulo Ballotta. Davvero da non credere, perché fino al 30' c'era stata una sola squadra in campo, quella biancoceleste. Nessun tiro a impensierire la porta laziale. La Roma appariva contratta, bloccata nei movimenti dalle accorte mosse di un Delio Rossi nelle sue migliori vesti di stratega. Il giovane "Roberto Carlos serbo", Aleksandar Kolarov, teneva bene a bada Taddei sulla fascia sinistra e poteva spingersi in avanti nelle sue scorribande per mettere in area uno di quei suoi potenti cross che finivano per essere sempre pericolosi. Non solo: già al 7' aveva costretto Doni a una smanacciata in extremis che deviava una delle sue punizioni laser sulla traversa. Un Kolarov da grande serata, instancabile e perfetto. Sarà una delle grandi risorse della Lazio dei prossimi anni, assieme a Radu, De Silvestri, Behrami, e tutti quei giovani sui quali il presidente Lotito ha investito e che Delio Rossi sta plasmando.
La Lazio non poteva credere alla beffa, e così a pochi minuti dall'intervallo, con un'azione corale che vedeva in attacco ben 5 laziali, Pandev riusciva a infrangere il tabù del derby, insaccando con sicurezza dopo una imperfetta respinta di Doni. Si poteva ripartire dalla parità.
Quando le due squadre tornavano in campo per il secondo tempo, tutte le altre avevano già terminato le partite: la strana sorte di un derby giocato alle 21,15 per evidenti ragioni di marketing televisivo, permetteva alla Roma di conoscere il risultato dell'Inter, fermata a Genova in 10 da un Borriello scatenato. Chissà se per la Roma questo sia stato un vantaggio o uno svantaggio. Talvolta la necessità di vincere a ogni costo fa non è buona consigliera. La Roma scendeva in campo con vero furore agonistico. I primi 10 minuti del secondo tempo vedevano i giallorossi rovesciarsi in avanti, con la Lazio che rimaneva saldamente in partita. Dal fuoco romanista usciva però soltanto un tiro in porta di Perrotta, che non inquadrava di poco lo specchio. Kolarov si dimostrava ancora il perno del gioco biancoceleste: cross dalla destra in area e Juan contrastava Bianchi atterrandolo in area. Per Morganti e il suo assistente era rigore, trasformato da capitan Rocchi con un tiro potente ma centrale. La Roma non ci stava, Totti inventava uno dei suoi suggerimenti: confusione in area laziale e Perrotta era abile nell'inserirsi in velocità, anticipare Cribari e spedirla in rete. La Roma spingeva ancora, convinta di poter portare a casa il risultato su una Lazio che per alcuni minuti appariva vacillante. Sembrava che finisse così, con un pari maturato dopo una partita emozionante e spettacolare. E invece negli ultimi minuti la Lazio si riprendeva e le percussioni di Rocchi e Pandev si facevano più intense, fino a quando - nel recupero - da un ennesimo cross di Kolarov rimesso al centro da Mauri (subentrato nel frattempo a Bianchi) arrivava come un fulmine Behrami dalla destra e batteva a rete con potenza. Era finita. Il derby andava meritatamente ai biancocelesti, che ci avevano creduto di più e avevano tenuto meglio il campo contro una grande squadra come la Roma.
Alessandro Staiti