sabato 21 febbraio 2009

Pari scialbo e tra i fischi contro il Torino

Lazio-Torino, gara triste nel gelo dell’Olimpico. Il pareggio finale non è utile a nessuna delle due squadre e solo per la Lazio è la magra consolazione che serve a interrompere la striscia negativa di quattro sconfitte di seguito. Al gol di Abate nella prima frazione della gara risponde Siviglia di testa nella ripresa.
Delio Rossi, privo degli squalificati De Silvestri e Zárate e degli infortunati Diakité, Ledesma, Del Nero e Meghni, conferma Muslera tra i pali, con Liechtsteiner, Siviglia, Cribari e Kolarov in difesa; Brocchi, Dabo e Matuzalem a centrocampo; Foggia, Rocchi e Pandev tridente offensivo. Novellino deve rinunciare a Rivalta, Ogbonna e Abbruscato e schiera un 4-4-1-1 con Colombo, Dellafiore, Natali e Pisano in difesa; Zanetti, Corini e Abate a centrocampo; Dzemaili e Rosina a sostegno di Ventola.
La Lazio sembra iniziare con determinazione e già al 2’ una buona punizione di Kolarov lambisce il palo. Il serbo ci riprova senza fortuna dalla distanza all’11’. La Lazio esercita la giusta supremazia territoriale ma non riesce a rendersi mai veramente pericolosa e il Torino comunque regge il campo. Al 17’ Pandev di sinistro dal limite dell’area manda di poco sul fondo. I granata con il passare dei minuti riescono ad avanzare il proprio baricentro: al 27’ Dzemaili, servito centralmente da Abate, si fa respingere un tipo potente da fuori area. Il risultato si sblocca a sorpresa al 37’: Abate approfitta di un orribile disimpegno di Dabo (che diventa un assist per l’avversario) e trafigge Muslera con un potente destro dal limite. La partita si innervosisce e proprio allo scadere del primo tempo la Lazio va vicinissima al pareggio con una battuta piuttosto ravvicinata di Siviglia respinta con bravura da Sereni.
Nella ripresa Rossi si avvede degli errori commessi nello schieramento del centrocampo: perché proporre Dabo come sostituto di Ledesma e schierare Matuzalem (in netta ripresa) interno sinistro? Misteri della tattica. Mauri rileva l’inguardabile Dabo, Matuzalem va a fare il centrale, la Lazio sembra ora meglio raccordata tra i reparti. Ma l’assenza di Zárate si nota eccome: la Lazio è spenta senza i suoi guizzi, altro che giocatore egoista e dribblomane! Zárate avrà pure tutto il tempo per colmare qualche difetto caratteriale di gioventù, meno convincente invece chi lo critica e per la Lazio continua a non fare nulla... Matuzalem è l’unico ispirato, ma predica nel deserto perché i compagni poco o nulla si muovono senza palla. Al 14’ un lampo: Mauri si ritrova la palla tra i piedi in area granata, calcia un po’ sbilenco, il pallone rimbalza dalle parti di Siviglia che non riesce a trovare la porta.
Per divertirsi il pubblico (e anche un paio di giocatori in campo, tra cui il granata Colombo) ha dovuto aspettare il 18′, quando l’arbitro Saccani è finito KO, centrato in pieno volto da un violento sinistro di Kolarov. Saccani rimane a terra in stato confusionale e gli vengono subito prestati i soccorsi. Ma si rialza dopo circa due minuti e riprende ad arbitrare. Male e con qualche ammonizione di troppo. Inoltre concede solo 3 minuti di recupero nonostante il suo incidente ne abbia portati via almeno 2 e siano state effettuate tutte le sostituzioni dalle due squadre. Al 21’ il Toro risponde con Ventola che cerca di sfruttare un bel cross dalle retrovie: ci pensa Kolarov ad anticiparlo con potenza e puntualità. La Lazio non decolla, è spenta e senza costrutto, irriconoscibile rispetto alla prova eroica sostenuta a Firenze in dieci contro 11 la settimana prima. Al 30’ arriva però il pareggio: cross di Rocchi in area, rovesciata di Mauri che finisce sulla testa di Siviglia che la spedisce in rete. Un buon gol rovinato da un’esultanza irriverente nei confronti della Curva Nord (che ha salutato la squadra nell’intervallo con fischi interminabili): purtroppo non c’è tranquillità in casa Lazio e alle esagerazioni dei tifosi che fischiano spesso preventivamente i calciatori biancocelesti Siviglia questa volta risponde con le mani alle orecchie. A poco gli servirà profondere scuse a fine partita tramite TV e un incontro personale con alcuni tifosi: c’è ormai chi vuole la sua testa. Contestazione annunciata dalle frange estreme del tifo biancoceleste che non vuole più vederlo in campo con la maglia della Lazio. Quello del rapporto tra la tifoseria e la squadra laziale è un altro enigma. Si va dal sostegno calorosissimo e orgoglioso a gesti di intolleranza fuori misura nei confronti di alcuni giocatori, a volte ritenuti eccessivamente colpevoli. E poi non è giusto rifiutare il perdono a chi chiede scusa, soprattutto se lo fa con il cuore. Ma tutto questo è parte del clima della Capitale... L’ultima opportunità è per Rocchi che all’89’ si fa anticipare in uscita da Sereni. Il match si chiude sull’1-1 senza più emozioni. Incolore la prova del centravanti veneziano e della maggior parte dei suoi compagni, con l’esclusione di Matuzalem, Kolarov e Foggia, sebbene il napoletano sia risultato poco incisivo. Un pari grigio e scialbo, come se le due squadre nulla debbano più chiedere a questo campionato. E non c’è niente di più squallido della mancanza di obiettivi...
Alessandro Staiti

IL TABELLINO
LAZIO-TORINO 1-1 (p.t.0-1)
LAZIO: Muslera; Lichtsteiner, Siviglia, Cribari, Kolarov; Brocchi, Dabo (dal 1' s.t. Mauri), Matuzalem; Pandev (dal 36' s.t. Inzaghi), Foggia, Rocchi. (Carrizo, Rozenhal, Radu, Manfredini, Mancini). All. Rossi
TORINO: Sereni; Colombo, Dellafiore, Natali, Pisano; Abate (dal 37' s.t. Diana), Corini (dal 36' s.t. Barone), Zanetti; Rosina, Dzemaili; Ventola (dal 44' s.t. Stellone). (Calderoni, Di Loreto, Diana, Gasbarroni, Bianchi). All. Novellino.
ARBITRO: Saccani di Mantova.
MARCATORI: Abate (T) al 36' p.t.; Siviglia (L) al 30' s.t.
Spettatori: 20 mila circa.
Ammoniti: Pandev (L) per proteste; Colombo (T), Zanetti (T), Kolarov (L), Corini (T), Pisano (T), Dzemaili (T) per gioco scorretto.
Angoli: 9-1 per la Lazio.
Recupero: 1' p.t., 3' s.t.

martedì 10 febbraio 2009

Lazio beffata da Gilardino al penultimo minuto

A Firenze Frey è in giornata super, mentre Pandev e Zárate si allenano al tiro al bersaglio sul portiere viola. Padrona del campo pur con un uomo in meno dal 18' per l'espulsione di De Silvestri, la Lazio subisce il gol beffa da Gilardino al penultimo minuto. Così la Fiorentina balza al quarto posto mentre la squadra di Rossi passa alla parte destra della classifica. Dopo un pari e tre sconfitte nelle ultime quattro giornate, la Lazio sembrava a un passo dal pareggio a reti inviolate. Nonostante il ko, i biancocelesti danno un segnale importante, ritrovando al "Franchi" il gioco di squadra e lo spirito necessari a tirarsi fuori da una mortificante situazione di classifica. L’infortunio di Rocchi fa ritrovare a Delio Rossi quell’attacco veloce e micidiale che con Foggia, Zárate e Pandev ha incantato nelle prime cinque giornate di campionato. Con un eccellente e concreto Matuzalem, finalmente ritrovato dopo la lunga assenza, il centrocampo a “doppio regista” funziona a meraviglia. Poi al 18’ l’espulsione di De Silvestri, per doppia ammonizione. Ingenuo il giovane talento biancoceleste, fiscale l’arbitro De Marco, che si conferma – esattamente come nella partita di andata – incapace di adottare lo stesso peso e la stessa misura per le due squadre in campo. Se al direttore di gara di Chiavari bastano un mani e una maglietta tirata centrocampo per espellere De Silvestri (a norma di regolamento giustamente sanzionabili), devono ripetersi invece ben tre entrate assassine su Pandev, Zárate e Ledesma per assegnare il primo giallo a Dainelli. Rossi crede nelle proprie forze e non muta la formazione. Ha coraggio e ragione da vendere: pur in dieci, con un fantastico Brocchi chiamato a coprire una doppia porzione di campo, la Lazio mantiene il tridente e schiaccia letteralmente la Fiorentina, tenuta in piedi da un grandissimo Frey e da un paio di pali. Montolivo vertice alto del centrocampo e Donadel interno sinistro non fanno filtro a sufficienza e facilitano le rapide ripartenze di Foggia, Zárate e Pandev. Al 3’ è proprio il macedone a trovarsi a tu per tu con il francese, ma gli spara addosso e Frey devia in angolo. Al 15’ e al 40’ Zárate, dopo essersi liberato degli avversari con i suoi dribbling imprendibili, chiama il portiere viola al doppio miracolo. Prima respinge di piede il diagonale dell'argentino e poi si esalta nell'uno contro uno, deviando in angolo il tiro a botta sicura di Zárate. Nel mezzo una grande Lazio, molto sfortunata, che colpisce anche un palo con Foggia, autore di una punizione magistrale battuta sulla linea destra del fondo campo, quasi un corner leggermente accorciato. Nel primo tempo Mutu viene annientato da Brocchi e la Fiorentina può solo recriminare da un fuorigioco ingiustamente fischiato su Gilardino, che per il resto della gara ha però ha letteralmente sonnecchiato. Ottima la prova di Muslera, scarsamente impegnato per la verità.
Nella ripresa Prandelli, evidentemente preoccupato della resa della Fiorentina, corre ai ripari: tira fuori Dainelli, visto che l’arbitro ancora non lo ha fatto, sposta Zauri (ridicolizzato da Foggia che gli sfugge da tutte le parti) al centro e Comotto a destra. Arretra Montolivo, non suo agio nell’improvvisata posizione da trequartista, allarga Mutu e Kuzmanovic (poi sostituito da Semioli). Al 5’ i viola danno i primi bagliori di gioco: ma Rozehnal (partita maestosa la sua) è decisivo su una buona combinazione Comotto-Kuzmanovic. Al 9’ Muslera scalda i muscoli e fa il miracolo su una botta di Comotto da pochi metri. È nuovamente la Lazio però a far provare i brividi al “Franchi” con un contropiede da manuale del calcio, in cui Zárate forse pecca d’egoismo: si invola sul centro destra, si libera dei difensori e fa tutto solo, ignorando Pandev e Foggia liberi: cerca l’angolino stretto sul primo palo ma Frey devia magistralmente il tiro sul palo. L’argentino nell’occasione rimedia un’ammonizione (allontana il pallone per stizza) che farà scattare la squalifica nella prossima gara casalinga contro il Torino. L’argentino è l’unico, però, a conservare le forze sufficienti per impensierire la difesa toscana, ma la porta di Frey per lui è stregata. Con l’ingresso di Semioli al 14’ i viola alzano il ritmo mentre i biancocelesti cominciano ad accusare la fatica del giocare con un uomo in meno, non riuscendo più a ripartire palla al piede. Muslera si fa trovare ancora pronto in un paio di circostanze, ma all’89’ i padroni di casa si vedono fortunosamente premiati: Mutu calcia a giro dal limite, il portiere devia un po’ corto, sul pallone arriva come un pirata Gilardino (quasi assente per tutta la gara) e la mette dentro a porta sguarnita. Il centravanti è solo, Cribari commette l’unico passo falso della gara e se lo lasca sfuggire, disattenzione che costa carissima alla Lazio. Una vera e propria beffa per i biancocelesti, riconosciuta con grande fair play da Prandelli: “Nello spogliatoio sembravamo una squadra che ha perso... Sono sincero: non siamo abituati a rubare, non meritavamo di vincere. Siamo stati fortunati, anche se abbiamo cercato di vincere facendo per però troppi errori”. Alla Lazio non resta che ripartire dalla prestazione per affrontare le prossime gare con il giusto piglio.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:
FIORENTINA-LAZIO 1-0 (p. t. 0-0)

FIORENTINA (4-3-1-2): Frey; Zauri, Gamberini, Dainelli (dal 1′ s.t. Comotto), Vargas (dal 34′ s.t. Pasqual); Donadel, Felipe Melo, Kuzmanovic (dal 14′ s.t. Semioli); Montolivo; Mutu, Gilardino. (Avramov, Kroldrup, Mazuch, Bonazzoli). All.: Prandelli
LAZIO (4-3-3): Muslera; De Silvestri, Rozenhal, Cribari, Kolarov; Brocchi (dal 22′ s.t. Lichtsteiner), Ledesma (dal 45′ s.t. Mendicino), Matuzalem; Pandev, Zarate, Foggia (dal 38′ s.t. Mauri). (Carrizo, Faraoni, Manfredini, Dabo). All.: Rossi
ARBITRO: De Marco
MARCATORE: Gilardino al 44′ s.t.
NOTE: pomeriggio nuvoloso, pioggia a tratti, terreno in buone condizioni, spettatori 35.000 circa. Espulso al 18′ p.t. De Silvestri per doppia ammonizione; ammoniti: Dainelli, Montolivo, Ledesma, Muslera, Felipe Melo. Angoli: 8-6 per la Lazio. Recupero: 2′ p.t. 5′ s.t.

venerdì 6 febbraio 2009

Terza sconfitta consecutiva: Lazio-Milan 0-3

Posticipo della 22ª giornata: il Milan hanno trionfa all’Olimpico contro una Lazio sempre più in crisi che subisce ben 3 reti da Pato, Ambrosini e Kakà. Così, mentre la squadra di Ancelotti si porta al secondo posto scavalcando la Juventus e riduce a sei lunghezze la distanza dall’Inter capolista, la Lazio scende al 10° posto incassando in una settimana 10 reti. David Beckham si rivela molto più della presunta operazione di marketing preconizzata dai media e mette il piede in tutte le azioni pericolose dei rossoneri, compresi gli assist per i primi due gol, di cui il primo in fuorigioco, non ravvisato dalla terna arbitrale guidata da Rizzoli. Per fermare il Milan Delio Rossi, sempre più confermato dal presidente Lotito, ripropone Muslera tra i pali (l'uruguaiano nella scorsa stagione prese all'Olimpico ben 5 gol dai rossoneri, Matuzalem a sinistra di Ledesma, Meghni trequartista dietro a Zarate e Pandev. Carlo Ancelotti rimaneggia la difesa: tra Zambrotta e Jankulovski c’è Bonera centrale accanto a Senderos (Favalli si infortuna durante il riscaldamento). Fa notizia l'ennesima esclusione di Ronaldinho a favore di Seedorf sulla linea di Kakà. La Lazio parte bene, pressando a tutto campo e mettendo in difficoltà il Milan che subisce con lentezza e personalità. I biancocelesti però, come spesso accade di recente, costruiscono gioco e possesso palla senza concretizzare: al 7' Jankulovski in area spara a due passi su Muslera, che fa il miracolo e respinge d’istinto. Per il resto poco da segnalare: una punizione di Zarate vola a un metro sopra la traversa di Abbiati, che al 24’ blocca senza problemi all’attaccante argentino un rasoterra servito da Meghni dopo una bella azione sulla sinistra. Al 30’ buona palla in profondità per Pato, con Muslera ancora molto bravo in uscita sul giovane brasiliano. Al 35’ ci prova Pandev: il macedone spalle alla porta si gira e calcia, il suo destro sfiora l’incrocio. La Lazio incalza: Pandev serve a Zarate una splendida palla in profondità, l’argentino è solo davanti al portiere ma nel tentativo di dribblarlo mentre è in uscita bassa, si fa togliere il pallone dai piedi. Sulla sfera si avventa ancora Pandev, ma non a inquadra la porta. Lazio anche sfortunata: proprio nel suo momento migliore, il Milan passa in vantaggio. Beckham viene servito sulla destra nella trequarti della Lazio e serve un assist perfetto al centro per Pato che, solo davanti a Muslera, non ha problemi a insaccare. L’inglese è in fuorigioco, ma per gli assistenti di Rizzoli il gol è regolare. Pato e Beckham ci riprovano con un’azione quasi in fotocopia: altro cross perfetto del centrocampista del Galaxy, e gol di testa del brasiliano. Questa volta, però, l’arbitro Rizzoli annulla giustamente per fuori gioco.
Nella ripresa la Lazio non ha neanche il tempo di rifiatare: al 3’ Beckham batte dalla destra una punizione perfettamente calibrata per la testa di Ambrosini che sbuca indisturbato alle spalle di Rozehnal, particolarmente imbambolato nell’occasione, e infila la rete di Muslera. Poco prima che punizione venga battuta, un siparietto nell’area biancoceleste: a palla ferma Siviglia finisce a terra ostacolato da un paio di calciatori del Milan. Interviene Rizzoli per riportare ordine, ma non prende provvedimenti. Trascorrono alcuni minuti e quando Beckham batte la punizione Senderos e Kakà ostacolano irregolarmente Siviglia. Blocco irregolare, che quasi mai – colpevolmente – viene sanzionato dagli arbitri. Sul 2-0 per i rossoneri la Lazio crolla psicologicamente. Il Milan riprende il possesso del campo, comincia a far girare palla con la classe e la tranquillità che la contraddistingue. Matuzalem, che aveva fatto bene nella prima mezzora, scompare progressivamente, del resto cosa aspettarsi dal brasiliano al suo esordio dopo 4 mesi di infortunio? Invece di sostituire lui, però, Delio Rossi toglie dal campo l’ottimo Meghni, uno dei pochi che si è distinto per classe e intelligenza tattica, e al 21’ fa entrare a sorpresa Simone Inzaghi. Non è la mossa che però dà peso all’attacco laziale, come negli intendimenti del tecnico romagnolo. Anzi la squadra si sfilaccia sempre più tra i reparti e neanche l’ingresso in campo di Dabo e Kolarov per Brocchi e Radu cambia la sostanza. Anzi il Milan va sempre più vicino al gol: e al 38’ è proprio Kakà, magicamente servito da Seedorf, a firmare il 3-0 con un diagonale di precisione chirurgica.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:
LAZIO-MILAN 0-3 (Primo tempo 0-1)

LAZIO (4-3-1-2): Muslera; De Silvestri, Siviglia, Rozehnal, Radu (Kolarov dal 30’ s.t.); Brocchi (Brocchi dal 30’ s.t.), Ledesma, Matuzalem; Meghni (S. Inzaghi dal 21’ s.t.); Zarate, Pandev. (Carrizo, Cribari, Manfredini, Mauri). All: Rossi.
MILAN (4-3-1-2): Abbiati; Zambrotta (Darmian dal 40’ s.t.), Senderos, Bonera, Jankulovski; Beckham, Pirlo, Ambrosini; Seedorf; Kakà (Shevchenko dal 40’ s.t.), Pato. (Dida, Antonini, Emerson, F. Inzaghi, Ronaldinho.). All: Ancelotti.
ARBITRO: Rizzoli di Bologna.
MARCATORI: Pato al 42’ p.t.; Ambrosini al 2’, Kakà al 38’ s.t.
NOTE: spettatori 50.000.Ammoniti Matuzalem, Siviglia, Radu e Ambrosini per gioco scorretto, S. Inzaghi per proteste. Angoli 8-4. Recuperi: 1’ p.t., 0’ s.t.

sabato 31 gennaio 2009

La Lazio cade sotto i colpi della Sampdoria

Partita equilibrata fino al 60', quando ci pensa Antonio Cassano a spianare la vittoria alla Sampdoria con un'invenzione di gran classe. La Lazio arriva a Genova con tutti i suoi titolari: ciononostante la formazione è ancora una volta rivoluzionata con scelte che destano una certa sorpresa come Zarate e Carrizo in panchina, mentre la Samp è in forte emergenza: infortunati Campagnaro, Accardi, Raggi e Franceschini, squalificati Sammarco e Pazzini. La Lazio inizia bene con un Meghni particolarmente ispirato che offre dall'out sinistro un assist perfetto a Mauri in mezzo all'area avversaria: purtroppo il trequartista biancoceleste inciampa su se stesso e fallisce l'occasione. Gol mancato, gol subito, con la solita complicità della difesa laziale. Al 13' sugli sviluppi di una punizione di Ziegler dalla destra, Delvecchio viene lasciato indisturbato sul secondo palo e mette in rete. Due minuti dopo Padalino accusa un problema di stomaco e lascia il posto a Dessena. La Lazio reagisce: al 17' va vicino al pareggio Goran Pandev con una bella azione solitaria: il suo destro a girare è alto di poco. Al 29' è Rocchi, con un bel gol, ad agguantare il pari: lancio lungo di Ledesma, Gastaldello salta a vuoto, Rocchi è più veloce di Stankevicius, stoppa di petto e batte Castellazzi con un potente destro a incrociare. Il bomber biancoceleste raggiunge quota 79 gol, superando Puccinelli nella classifica dei migliori marcatori della Lazio. Prima che si vada negli spogliatoi, Cassano perde l'occasione per calciare a rete e Rocchi tenta il bis ancora di destro, ma Castellazzi gli si oppone a pugni chiusi.
Nella ripresa Rocchi resta negli spogliatoi: ha un problema agli adduttori, non ce la fa. Viene sostituito da Zarate. La Lazio continua ad attaccare, e mostra anche un buon gioco. Cassano, però, si sveglia e al 6' inventa una delle sue magie: sulla destra dell'area laziale ubriaca Lichtsteiner e Siviglia, si accentra e con un destro incredibile a girare batte l'incolpevole Muslera. Non basta: tre minuti dopo, corner per la Sampdoria: Stankevicius è solo soletto nell'area biancoceleste e non vede l'ora di metterla dentro di testa indisturbato. La Lazio potrebbe subire anche l'umiliazione del quarto gol: Cassano va a terra contrastato da Lichtsteiner: rigore. Bellucci sul dischetto si fa però ipnotizzare da Muslera, che respinge. La Lazio è in bambola: Rossi cambia Meghni e Mauri con Foggia e Matuzalem, al rientro in campo dopo la lunga assenza. Qualche sprazzo lo offre il solito Zarate, che al 25' entra in area palla al piede ma viene atterrato da Lucchini. Il rigore è netto, Ayroldi fischia ma il suo assistente è di parere contrario e lo convince a tornare indietro sulla propria decisione. La Lazio è frammentata, anarchica, senza gioco. Attacca fino alla fine della partita con nervosismo e poco costrutto. Non fioccano i gol, ma solo le ammonizioni: la ciliegina sulla torta è la rissa finale in campo, prontamente sedata. Non tira una buona aria sul cielo della Lazio.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:
SAMPDORIA-LAZIO 3-1 (p.t. 1-1)

SAMPDORIA (3-5-2): Castellazzi; Stankevicius, Gastaldello, Lucchini; Padalino (dal 15′ p.t. Dessena), Delvecchio, Palombo, Ziegler, Pieri; Bellucci (dal 45′ s.t. Mustacchio), Cassano (dal 31′ s.t. Marilungo). Mirante, Regini, Donati, Obiang. All. Mazzarri.
LAZIO (4-3-1-2): Muslera; Lichtsteiner, Siviglia, Cribari, Radu; Dabo, Ledesma, Meghni (dal 28′ s.t. Matuzalem); Mauri (dal 18′ s.t. Foggia); Pandev, Rocchi (dal 1′ s.t. Zarate). Carrizo, Brocchi, Rozehnal, De Silvestri. All. Rossi.
ARBITRO: Ayroldi di Molfetta.
MARCATORI: Delvecchio (S) al 13′, Rocchi (L) al 30′ p.t.; Cassano (S) al 7′, Stankevicius (S) al 10′ s.t.
NOTE: ammoniti Pieri (S), Dabo (L), Lichtsteiner (L), Gastaldello (S) per gioco scorretto, Pandev (L) per simulazione, Bellucci (S) per comportamento non regolamentare, Dessena (S) e Foggia (S) per proteste. Tiri in porta 5-6. Tiri fuori 4-8. In fuorigioco 1-1. Angoli 6-9. Recuperi: 1′ p.t., 3′ s.t. Paganti 1.261, incasso di 21.940 euro; abbonati 20.038, quota di 201.347,02 euro.

mercoledì 28 gennaio 2009

Lazio KO nella prima del girone di ritorno

Inizia male il girone di ritorno della Lazio. All’Olimpico va in scena la nemesi sarda, che alla prima di campionato aveva perso per 4-1 nonostante il vantaggio iniziale e che ripete la scena a parti invertite a Roma. Vantaggio iniziale della Lazio con capitan Rocchi dopo soli 3 minuti (veloce e preciso l’assist di Mauri dal limite sinistro dell’area, complice il rinvio sbagliato di Lopez) e poi la spietata rimonta dei rossoblu nel giro di soli 40 minuti, al ritmo di 1 gol ogni dieci. Con la Lazio che sbaglia due rigori. Succede tutto nel primo tempo. Alla segnatura biancoceleste risponde dopo soli 2 minuti Jeda di testa, indisturbato, dopo il salto a vuoto di Rozehnal sul crosso di Lazzari dalla sinistra. Trascorrono solo 4 minuti, Jeda raddoppia, il gol è in fotocopia ma parte dalla fascia opporta. Matri si beve Lichtsteiner, serve al fondo Jeda che di trovare ancora una volta puntuale, con la difesa laziale disarmata. La Lazio cerca di reagire, ma non ha spunti. Squadra slegata tra i reparti e inconcludente, Cagliari padrone del campo. Al 21’ Carrizo è costretto a uscire su Jeda, che si è involato davanti alla porta su un preciso cross di Daniele Conti. Per l’arbitro Romeo è rigore che Acquafresca trasforma senza problemi. Trascorrono solo 20 minuti e al 41’ Matri di testa in torsione la mette alle spalle di un incolpevole Carrizo. A un minuto dall’intervallo Romeo concede un rigore dubbio per l’uscita di Marchetti sui piedi di Mauri, che però aveva già tirato fuori. Rocchi toglie il pallone a Zárate (brutta scena, ripete l’infelice uscita che aveva avuto lo scorso anno nei confronti di Bianchi) e batte il penalty. Fuori con l’accuso.
Nella ripresa Delio Rossi sorprende la platea inserendo Cribari al posto di Diakité. Il giovane difensore era sembrato sì in difficoltà, ma non certo più dei suoi compagni di reparto, che avevano fatto anche peggio. La Lazio sembra volenterosa, ma rimane inconcludente. Dopo pochi minuti dal fischio d’inizio nuova occasione per accorciare le distanze: Rocchi viene trattenuto con il braccio da Matheu, che gli cintura la spalla. Rigore netto. Sul dischetto va Zárate: il suo tiro, lento e centrale, è parato senza problemi dall’ottimo Marchetti, che diventa il protagonista indiscusso del secondo tempo, con un miracolo su un’ottima incursione di Pandev che dribbla tutta la difesa e ripetendosi su Zárate. Per la Lazio la giornata è chiusa. C’è tempo per un altro brutto episodio: Daniele Conti insulta Pandev – che fa finta di non sentirlo e gli dà le spalle – perché la Lazio ha continuato a giocare nonostante un giocatore del Cagliari fosse a terra (che si rialza però prontamente...). Firmani gli risponde da bordo campo, tra i due volano parole grosse ma l’unico ad essere espulso è il biancoceleste, che poi si vede affibbiare dal giudice sportivo ben 2 turni di squalifica. Il Cagliari ha ben 2 occasioni per aumentare lo score, ma prima Matri, poi Parola mancano il bersaglio grossolanamente. La curva Nord, protagonista in positivo pochi giorni prima in Coppa Italia, fischia fragorosamente la squadra. L’unico che va a scusarsi è Lichtsteiner, che dimostra grande personalità e umiltà, perfino ripreso da alcuni compagni. Ma i cori contro Carrizo durante la partita da parte di alcuni tifosi segnano una giornata triste anche per il tifo biancoceleste.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:
LAZIO-CAGLIARI 1-4

LAZIO (4-3-3): Carrizo, Lichsteiner, Diakitè (1' st Cribari), Rozehnal, Kolarov; Brocchi, C. Ledesma, Mauri (29' st Foggia); Pandev, Zarate, Rocchi (24' st S.Inzaghi). (Muslera, De Silvestri, Matuzalem, Firmani). All. D. Rossi.
CAGLIARI (4-3-1-2): Marchetti, F. Pisano, Bianco, Lopez, Matheu; Biondini (38' st Parola), Conti, Lazzari; Jeda (44' st Larrivey); Acquafresca (21' st Fini), Matri. (Lupatelli, Canini, Astori, Ragatzu). All. Allegri.
MARCATORI: 3' Rocchi (L), 5' e 9' Jeda (C), 21' Acquafresca (C, rig.), 41' pt Matri (C).
ARBITRO: Romeo di Verona.
AMMONITI: Mauri (L), Carrizo (L), Conti (C), Marchetti (C), Matheu (C) e Biondini (C).
NOTE: pomeriggio non freddo, terreno in discrete condizioni. Espulso Firmani (L) per proteste dalla panchina. Recupero: 1' pt, 3' st.

sabato 24 gennaio 2009

Coppa Italia: Lazio in semifinale. Torino battuto 3-1


La Lazio va in semifinale di Coppa Italia battendo il Torino. Il 4 febbraio saprà chi dovrà affrontare tra Juventus e Napoli. Le altre semifinaliste sono Inter e Sampdoria. Con 10 mila anime allo stadio (non male per un turno di Coppa) e la Curva Nord al completo pronta a incitare come non mai i biancocelesti (una splendida dimostrazione di tifo, eccetto quando una piccola minoranza accenna un coro contro il presidente Lotito) la Lazio mette in campo una partita dai due volti. A Muslera e alla difesa titolare di un anno fa (De Silvestri, Siviglia, Cribari, Kolarov) si affianca il centrocampo con Brocchi, Ledesma e Mauri, Foggia e Zarate a supporto di Rocchi in attacco; mentre il Torino schiera la formazione titolare, preferendo come in campionato Calderoni a Sereni in porta. Il primo tempo della Lazio è quasi sconcertante: circolazione di palla lenta e prevedibile, Ledesma che sbaglia la quasi totalità dei passaggi, attacco spuntato e inconcludente. Oltre ai soliti svarioni difensivi. Il Torino è molto ben messo in campo e mette subito in difficoltà i biancocelesti: con il passare dei minuti i granata prendono coraggio con Abate, Corini e Rosina, tra i suoi migliori interpreti, finché al 29’ arriva il vantaggio. Rosina mette in mezzo un buon pallone, Muslera in uscita alta riesce solo a sfiorarlo, e sulla sinistra si avventa Natali – del tutto indisturbato - che insacca a porta vuota. La Lazio cerca la reazione, ma non riesce a trovare la chiave del gioco.
La svolta nel secondo tempo si chiama Goran Pandev, che entra nel primo minuto al posto di Foggia: in 4 minuti il fuoriclasse macedone pareggia il conto con un gran tiro a incrociare, splendidamente servito da Stefano Mauri, autore di un’ottima prestazione. Lo stesso centrocampista cinque minuti più tardi si esibisce in un gol capolavoro, un esterno sinistro a incrociare dai 25 metri che si insacca potente all’incrocio dei pali. Risultato ribaltato, la Lazio ha preso in mano il gioco e domina. Novellino lancia in campo Barone e Amoruso, ma è sempre la Lazio a condurre le danze con un tridente particolarmente ispirato e sempre più fluido. Sfortunato Zarate, che si accende a sprazzi e anche quando riesce a seminare mezzo centrocampo e mezza difesa avversaria con dribbling ubriacanti (un piacere per lo spettacolo) non riesce a trovare lo specchio della porta. Mauri e Dabo (subentrato a Brocchi al 39’) colpiscono 2 pali clamorosi, ma è Rocchi a segnare il terzo gol nel primo minuto di recupero, servito in modo perfetto dal solito Pandev. La Lazio avanza con merito in semifinale.
Visibilmente soddisfatto Delio Rossi ai microfoni Rai: “Cosa ho detto a Pandev? Solo disposizioni tattiche e i compiti che doveva svolgere. Nel primo tempo eravamo legati, non riuscivamo a far girare la palla. Poi abbiamo cambiato qualcosa e siamo migliorati. Siamo una squadra che con tutti i suoi effettivi può giocarsela con tutti e stasera quelli che hanno giocato meno si sono fatti trovare pronti. Il nostro obiettivo? Partita dopo partita. Siamo felici di ritrovare una semifinale e speriamo stavolta vada bene”.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:
LAZIO-TORINO 3-1 (primo tempo 0-1)

LAZIO: Muslera; De Silvestri (28' st Lichtsteiner ), Siviglia, Cribari, Kolarov; Brocchi (39' st Dabo ), Ledesma, Mauri; Foggia (1' st Pandev), Zarate, Rocchi. (Carrizo, Diakitè, Firmani, S.Inzaghi). All. D. Rossi.
TORINO: Calderoni; Colombo, Natali, Dellafiore, Ogbonna; Abate, Corini (16' st Barone ), Dzemaili, Diana (36' pt Vailatti, 20' st Amoruso); Rosina, Bianchi. (Fontana, Di Loreto, Saumel, Stellone). All.: Novellino.
MARCATORI: Natali (T) al 29' pt; Pandev (L) al 4', Mauri (L) al 10', Rocchi (L) al 46' s.t.
ARBITRO: Gervasoni di Mantova.
Spettatori:10 mila circa.
Ammoniti: Rosina, Kolarov, Foggia, Zarate, Barone.
Angoli: 7-4 per la Lazio.
Recuperi: 1' e 5'.

mercoledì 21 gennaio 2009

In 5 minuti il pareggio tra Lazio e Juve


L’1-1 all'Olimpico fra Lazio e Juventus sta tutto in cinque minuti del primo tempo: vanno in vantaggio al 25’ i biancocelesti con Ledesma, al 30’ pareggia il conto Mellberg per i bianconeri. Entrambe le reti frutto di pesanti distrazioni. La Lazio schiera il tridente Zárate-Rocchi-Pandev con la splendida performance di Meghni a centrocampo, accanto a Dabo e Ledesma. Ranieri, con la difesa decimata dagli infortuni, lancia al centro il baby Ariaudo, al debutto in campionato. Dopo circa 20 minuti in cui le due squadre si studiano a fondo – con la Lazio in pressante predominio - è Zárate a decidere che bisogna fare qualcosa per accendere davvero la partita: se ne va sull’out di sinistra e Mellberg lo atterra. L’arbitro Morganti, che sembra dirigere all’inglese (cambierà idea più tardi), concede la punizione – letale - ai padroni di casa. E Cristian Ledesma non si fa pregare due volte: calibra uno dei suoi migliori lanci da posizione impossibile che, con l’involontario aiuto di Manninger (clamoroso il suo errore di piazzamento), la mette dentro alle spalle del portiere austriaco. Esplode l’Olimpico, al pieno stagionale come se si trattasse di Champions (oltre 60mila spettatori). Il gol è incredibile, purtroppo non decisivo. La Juve sbanda, e la Lazio un minuto dopo va vicina al raddoppio: Rocchi, lanciato in profondità da Dabo, calcia al volo di sinistro chiamando Manninger al miracolo. Sulla ribattuta si avventa Pandev che, disturbato da Legrottaglie, spedisce incredibilmente alto sopra la traversa con la porta completamente vuota. Grave errore, scatta la dura legge: gol mancato, gol subìto. I bianconeri prendono coraggio: al 27’ una punizione di Del Piero dalla trequarti va a cercare Amauri, ma Diakité è perfetto nell’anticipo. Due minuti dopo è Amauri che cerca di ricambiare il favore a Del Piero in velocità sulla destra: palla in profondità per Del Piero, deviata in angolo da Rozehnal. Sulla bandierina va Marchionni che pennella un bel cross al centro dell’area laziale dove Mellberg, indisturbato, gira ottimamente di testa sul primo palo: inutile il tuffo di Carrizo. Solita, ennesima distrazione della difesa laziale: cambiano gli interpreti ma non cambiano gli errori. Su questo dovrebbe riflettere il tecnico della Lazio. Sono 4 anni che la Lazio sembra impotente di fronte ai calci piazzati. Pur con una difesa completamente rivoluzionata in questo campionato, i gol subiti hanno le stesse cause. Sembra più che una semplice distrazione o una sfortunata coincidenza. Al 33' brutto scontro in elevazione tra Nedved e Lichtsteiner, con il difensore della Lazio che ha la peggio riportando una ferita sanguinante al naso. Nell’occasione Morganti non sanziona Nedved, anche se il gomito dell’ex laziale è molto alto. Da questo momento Morganti inizierà a distribuire gialli a profusione, con preferenza ai biancocelesti anche quando ne meriterebbero di più i bianconeri, specialmente Molinaro, Sissoko e Marchisio. Questa, purtroppo, è un’altra costante delle partite della Lazio, anche in casa. Il primo tempo si chiude così in parità, anche se ai punti la Lazio avrebbe meritato molto di più.
Ripresa con le stesse formazioni. Ma la situazione si capovolge, la Juve è più decisa: Al 4' Sissoko dopo una grande progressione impegna Carrizo che si fa sfuggire il pallone e para in 2 tempi. Brivido. Subito dopo ci prova Marchionni. La Lazio rompe l'assedio juventino con Zarate che all’11’ si porta a spasso tre giocatori della Juve, poi calcia con il destro dai 25 metri. Conclusione a lato, ma non di molto. Al 17' Rossi sostituisce Meghni con Brocchi, 8 minuti più tardi è la volta di Zanetti e Dabo che lasciano il posto a Marchisio e De Silvestri. Al 26’ Carrizo si esibisce in una bella uscita bassa che ferma la fuga di Del Piero lanciato in profondità da una bella iniziativa di Nedved. Al 31' fuori Zarate e dentro Foggia. Commenta l'argentino: “sempre io devo uscire?”. Viene riportato alla ragione da Tare, siparietto poco felice davanti alle telecamere, anche se la decisione di Rossi suscita più di un dubbio: poteva optare per l’uscita di Pandev, ad esempio, in netto calo nel secondo tempo. Due minuti dopo Manninger si fa perdonare l'incertezza sul gol di Ledesma salvando in uscita su Pandev: nello scontro si infortunano entrambi, ma rimangono in campo. Al 35’ esce anche Del Piero, sostituito da Giovinco. Pochi sussulti, fino al 40' quando Legrottaglie anticipa Pandev fuori area e il suo tiro scheggia il palo alla sinistra di Carrizo. Quattro minuti di recupero. Ma le squadre sono stanche, il ritmo è stato alto. Al 48' Rocchi cerca sul secondo palo Foggia che stava scendendo dalla parte opposta: Molinaro va in chiusura, forse fallosa. Foggia reclama il rigore, ma è l'ultima emozione.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:
LAZIO-JUVENTUS 1-1

LAZIO (4-3-3): Carrizo; Lichtsteiner, Diakite, Rozehnal, Radu; Dabo (26' s.t. De Silvestri), Ledesma, Meghni (18' st Brocchi); Pandev, Rocchi, Zarate (32' s.t. Foggia). (Muslera, Cribari, Kolarov, Makinwa). All. Rossi.
JUVENTUS (4-4-2): Manninger; Mellberg, Ariaudo, Legrottaglie, Molinaro; Marchionni, Sissoko, Zanetti (26' s.t. Marchisio), Nedved; Amauri, Del Piero (35' s.t. Giovinco). (Chimenti, De Ceglie, Poulsen, Tiago, Ekdal). All. Ranieri.
ARBITRO: Morganti.
MARCATORI: Ledesma (L) al 25', Mellberg (J)al 30' p.t.
NOTE: spettatori 60.000. Ammoniti Dabo, Del Piero, Molinaro, Radu, Sissoko, Lichtsteiner, Brocchi. Recupero 2' p.t., 4' s.t.

sabato 17 gennaio 2009

Pandev e Zarate stendono la Reggina


"Temo più la mia squadra della Reggina", aveva dichiarato Delio Rossi alla vigilia di Reggina-Lazio. Gli ha risposto Goran Pandev con la sua prima tripletta in biancoceleste. Il tridente più Meghni dà ragione al tecnico, anche se la gara si fa subito in salita quando Bergonzi, dopo appena 4 minuti, concede un rigore inesistente ai padroni di casa. Carrizo esce coraggiosamente su Brienza che si invola tutto solo verso la porta dopo l’inciampo di Rozehnal che perde il contrasto. Dal dischetto Corradi non sbaglia. Bergonzi scontenta tutti: i laziali per il rigore, i calabresi che vogliono il rosso per Carrizo, che invece si vede sventolare il giallo dall’arbitro. La Lazio non ci sta e inizia a macinare gioco: Meghni in veste di regista è delizioso, e permette a Ledesma di svolgere un’efficace azione di contrasto davanti alla difesa: il centrocampo è al sicuro. Il primo a impensierire Campagnolo è Zarate, al 13’: l’argentino è delizioso e imprendibile. Il gol arriva però un minuto dopo con Pandev, complice l’involontaria deviazione di un difensore granata: il suo sinistro diventa un pallonetto imprendibile. È il pareggio. Ci pensa Zarate al 22’ a far venire le traveggole alla difesa calabrese arrivando sul fondo a sinistra: dribbla come una saetta tre difensori e lancia il pallone nell’area piccola per Pandev, che ha il tempo e l’abilità di stoppare di petto e infilare in rete, sempre di sinistro. Capolavoro della coppia d’attacco biancoceleste, sempre più affiatata. Al ritorno dagli spogliatoi la Reggina è più aggressiva: guadagna subito 3 angoli e confeziona un’insidia da brivido per Carrizo su colpo di testa di Santo,s rimpallato da Rocchi. Pillon cambia qualcosa inserendo prima Cozza (all’8’) e tre minuti dopo Tognozzi. Mosse indovinate. La solita disattenzione difensiva dei biancocelesti porta la Reggina al pareggio: guizzo di Sestu sulla destra, cross rasoterra per capitan Cozza: Diakité e Carrizo si guardano senza capirsi, ne approfitta il reggino che la mette dentro senza indugi. Lazio troppo leziosa, quasi narcisista o masochista quando si esalta nelle difficoltà. La Lazio sembra in affanno, Diakité si deve dare parecchio da fare per respingere le incursioni dei padroni di casa. Rossi risponde richiamando ai box Dabo e Meghni per Brocchi e Mauri. Ma è Zarate a sistemare ancora una volta le cose: discesa fulminante sulla sinistra, ancora sul fondo: ipnotizza i difensori calabresi e con un pallonetto da manuale mette la palla sui piedi di Pandev che al 31’ realizza così la tripletta, questa volta di destro. Splendida coppia quella formata da Zarate e Pandev! La Lazio prova ancora qualche brivido: Di Gennaro, appena entrato al posto di Sestu, innesca bene Brienza che calcia di sinistro e trova la sfortunata deviazione di Corradi. Il pallone sfiora il palo. Ci prova fino all'ultimo la Reggina ma neanche i 4' di recupero cambiano il risultato. La Lazio vola a 30 punti verso la gara più attesa di fine girone di andata, quella in casa contro la Juventus.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:
REGGINA - LAZIO 2-3
(p.t. 1-2)
REGGINA: Campagnolo, Cirillo, Santos, Lanzaro, Costa (8'st Cozza), Sestu (41'st Di Gennaro), Barreto, Tognozzi (11'st Viola), Barillà, Brienza, Corradi. In panchina: Marino, Krajcik, Cosenza, Ceravolo. Allenatore: Pillon
LAZIO: Carrizo, De Silvestri, Diakitè, Rozenhal, Radu, Dabo (21'st Brocchi), Ledesma, Meghni (30'st Mauri); Pandev, Rocchi, Zarate (36'st Foggia) In panchina: Muslera, Cribari, Kolarov, Makinwa. Allenatore: Rossi.
ARBITRO: Bergonzi di Genova.
MARCATORI: 4'pt Corradi (rig), 14'pt, 22'pt e 31'st Pandev; 18'st Cozza.
NOTE: ammoniti: Carrizo, Tognozzi, Cirillo, Diakhite, Costa, Pandev. Angoli: 8-5 per la Lazio. Recupero: 1'; 4'.

sabato 3 gennaio 2009

La Lazio festeggia Natale battendo il Palermo

La Lazio va in vacanza con una vittoria. Era il miglior modo per festeggiare, subito dopo l’incontro, all’interno dello stesso Stadio Olimpico. Il modo migliore anche per chiudere il 2008, con una posizione di classifica (mancano dai 3 ai 6 punti almeno, ricordando il disastro di Bologna, l’assurda sconfitta nel derby e contro il Napoli e il mezzo passo falso contro il Lecce in casa) soddisfacente, la migliore del periodo da quando Rossi è in panchina. Si può dunque ragionevolmente guardare al 2009 con ottimismo. Tuttavia la partita contro il Palermo – il primo anticipo del 17° turno di Serie A - non offre un grande spettacolo. Rossi modifica ancora una volta la formazione, anche per ovviare a qualche problema di infermeria: Meghni e Lichtsteiner a centrocampo, Foggia e Pandev in attacco leggermente dietro a Zárate. Diakité ancora in campo accanto a Cribari, Rozehnal ha la febbre. La prima mezzora scivola via senza grandi scosse, se si esclude al 23’ il magistrale suggerimento di Foggia di testa per Pandev che, solo davanti ad Amelia in uscita, non trova la via del gol. Nell’occasione il macedone resta a terra infortunato, ma l’arbitro Gava fa continuare il gioco noncurante. Quando si rialza Goran ha una vistosa ferita sopra al ginocchio sinistro. Per il resto molta imprecisione da ambo le parti, anche se la velocità di gioco è abbastanza sostenuta: le due squadre si fronteggiano spesso annullandosi. Lazio a fatica in avanti, con Zarate un po’ in ombra (peccato per il bel gol annullato al 29’, in evidente fuorigioco, su squisito suggerimento di Pandev). Il Palermo dal canto suo, coperto e attento a ripartire, non si rende mai davvero pericoloso: nel finale di tempo prima Miccoli, poi Succi provano a impensierire Carrizo che blocca centralmente, senza affanni, in entrambi i casi. Nella ripresa il copione non cambia, ma Rossi inserisce Dabo per De Silvestri, riportando Lichtsteiner nella sua posizione di terzino destro, e dopo un quarto d’ora opera la mossa più coraggiosa: Rocchi per Zarate che, molto sconsolato, esce dalla parte opposta alla panchina e – quando passa sotto alla Curva Nord che lo acclama – non ricambia il saluto. La lunga passeggiata dell’argentino richiama l’attenzione... Rossi ci ha preso: Rocchi si rende subito pericoloso con una girata di testa su suggerimento di Lichtsteiner e al 18’ con l’esterno destro la mette dentro a un passo dalla porta di Amelia, sfruttando un cross di precisione geometrica di Meghni – grande la sua prova, soprattutto nel secondo tempo! - dalla sinistra. L’azione nasce da una serie di palloni recuperati con decisione a centrocampo, ottimo lavoro. Al 23’ i rosanero rispondono con Bresciano, ma il suo sinistro è fuori. Da segnalare la prestazione maiuscola di Diakité, con autorevoli anticipi, entrate in scivolata e imperiosi stacchi di testa: le palle alte nella difesa biancoceleste sono tutte sue. Sembra proprio lui, il più giovane, quel dominante che Rossi andava cercando da anni. Al 27’ Lichtsteiner viene brutalmente atterrato da Balzaretti che viene espulso per doppia ammonizione. Lo svizzero viene colpito sulla caviglia appena recuperata, un miracolo che non abbia riportato lesioni, e deve lasciare il campo (con le stampelle) a Kolarov. La difesa scala tutta verso destra: Diakité va a fare il terzino, Cribari e Radu i centrali. Al 38’ Gava non vede un rigore netto su Pandev, spostato con una poderosa ancata mentre si trova palla al piede davanti ad Amelia. Non succede praticamente nulla fino alla fine della gara. Si può festeggiare.
Da quando ci sono io in panchina non avevamo mai concluso il girone d'andata con così tanti punti – ha sottolineato Delio Rossi in sala stampa - e invece quest'anno abbiamo ancora due partite prima di girare, in cui spero di rimpinguare il bottino. Sarebbe un buon viatico per il ritorno. Nel primo tempo abbiamo avuto qualche problema nella circolazione di palla, mentre nella ripresa, con Dabo in campo, Ledesma è stato più libero di impostare il gioco e le cose sono migliorate. Ho avuto la risposta che volevo dalla squadra, ha saputo venire a capo di un Palermo che ci ha creato qualche problema e non si è mai disunita. Abbiamo vinto meritatamente. Sono felice per Tommaso perché viene da un periodo in cui sta cercando di ritrovare la forma migliore e so che non è facile andare in panchina, ma sta a me scegliere chi mandare in campo. Zárate? Non ho visto la sua reazione al gol di Rocchi ma forse non ha esultato perché era giù in quanto avrebbe voluto dare di più alla squadra”. Soddisfatto del ritorno al successo anche il presidente Lotito: “Siamo stati eccezionali dal punto di vista fisico. Abbiamo vinto meritatamente, con carattere, determinazione e ottima qualità di gioco. Zárate non ha esultato al gol? Non credo. È uno che lavora per il gruppo. L'allenatore ha ritenuto che dovesse entrare Rocchi e Zárate lo avrà accettato. La classifica? Senza falsa modestia, per la verità ci manca qualche punto: con il Napoli e con la Roma non meritavamo di perdere, e con il Lecce il pareggio ci è stato stretto. Si interverrà sul mercato soltanto se ci dovesse essere la necessità di farlo. Rossi? La società è sempre stata vicina all'allenatore. Ci sono le condizioni perché possa anche essere l'allenatore del futuro”.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:
LAZIO-PALERMO 1-0 (pt. 0-0)
LAZIO: Carrizo; De Silvestri (1' st Dabo), Diakite, Cribari, Radu; Lichtsteiner (30' Kolarov st), Ledesma, Meghni; Foggia, Pandev; Zarate (13' st Rocchi). A disposizione: Muslera, Firmani, Manfredini, Del Nero.
All.: D. Rossi.
PALERMO: Amelia; Cassani, Kjaer, Bovo, Balzaretti; Nocerino, Liverani, Bresciano (40' st Guana); Simplicio; Miccoli (33' st Mchedlidze sv), Succi. A disposizione Ujkani, Dellafiore, Raggi, Migliaccio, Ciaramitaro.
All.: Ballardini.
MARCATORI: 21' st Rocchi
ARBITRO: Gava di Conegliano Veneto
SPETTATORI: 30 mila circa.
ANGOLI: 4 (P) - 3 (L)
RECUPERO: 3' e 3'.
ESPULSI: 28' st Balzaretti per somma di ammonizioni.
AMMONITI: Cassani, Bovo, Balzaretti, Meghni e Dabo per gioco falloso; Foggia per proteste.

sabato 20 dicembre 2008

Una rimonta incredibile: Udinese-Lazio 3-3


Non si capisce cosa stia accadendo alla Lazio: non è spiegabile con la forza della sola logica (che comunque nel calcio non la fa quasi mai da padrona) come sia possibile andare sotto di tre gol in un’ora e poi rimontare in 25 minuti sfiorando anche la vittoria. L’inedito 4-4-2 che Rossi schiera a sorpresa a Udine desta più di un interrogativo: Belleri e Del Nero sono praticamente due esordienti, Lichtsteiner spostato a centrocampo, Pandev in panchina, Mauri addirittura in tribuna. Un messaggio forte nei confronti della squadra? È appropriato inviare messaggi proprio in occasione di una partita così critica? Ambedue le squadre hanno bisogno di riscattarsi da una serie di insuccessi preoccupante, perché non si va sul sicuro? La Lazio, nonostante un buon piglio fin dai primi minuti,
finisce per fare il gioco dei padroni di casa: a Di Natale bastano 9 minuti per battere Carrizo con una grande giocata in coppia con Quagliarella, che gli mette sui piedi l’assist perfetto. I biancocelesti reagiscono a testa bassa: tutti in avanti. Risultato? Il secondo gol arriva dopo soli 6 minuti. Lo scenario è il solito: contropiede fulminante, questa volta è Di Natale a mandare in gol Quagliarella. La Lazio però non si abbatte: Ledesma si carica la squadra sulle spalle, cerca il gran tiro dalla distanza, l’assist prezioso per Rocchi (al 45’). Qualcosa si muove, ma senza risultato.
Al rientro dagli spogliatoi Rossi cambia le carte in tavola, riproponendo un più probabile 4-3-3: Meghni rileva Belleri e Lichtsteiner torna terzino sinistro, Pandev per Del Nero. È proprio il macedone a far cambiare marcia ai suoi, ma inaspettatamente dopo 10 minuti arriva il terzo gol: Di Natale a tu per tu con Carrizo lo batte dopo che il portiere argentino si fa scappare dalle mani il pallone che ha già parato. Sul 3-0 la partita potrebbe considerarsi chiusa. Lazio ormai agli inferi. Eppure la parola fine non è stata ancora pronunciata. Pandev al 15’ tira una gran botta decentrato sulla sinistra, Handanovic respinge ma c’è Zarate davanti alla porta e il suo tap-in è freddo e implacabile. L’argentino senza esultare va subito a riprendere la palla in fondo alla rete e la riporta al centro del campo. L’Udinese accusa il colpo, la Lazio cresce: al 27’ svetta imperiosamente Diakité al centro della difesa bianconera e la mette dentro con un gran colpo di testa. Questo ragazzo è il futuro della Lazio e con il gol riscatta lo sfortunato incidente dell’autorete contro l’Inter. Due minuti dopo anche Carrizo fa vedere che è un gran portiere e si supera su un bel tiro di Quagliarella. Entra nel vivo della gara anche Zarate, piuttosto in ombra per 70 minuti nonostante il gol. Marino rinforza il centrocampo con Obodo, esce Pepe. Anche Foggia al 35’ rileva Dabo, Rossi ora ci crede. L’aiuta l'Udinese che pensa solo a difendersi e così al 40' ci pensa Ledesma con una delle sue bombe: destro forte e preciso che porta il risultato sul 3-3. Davvero incredibile. Il finale della partita è solo Lazio, un vero e proprio assedio che per poco non guadagna anche la vittoria. ci mette del suo anche l’arbitro Rosetti che inesplicabilmente concede soltanto 3 minuti di recupero nonostante l’infortunio di D’Agostino al 42’ (sostituito da Pasquale) e la perdita di tempo che si è consumata in campo prima di far uscire il malcapitato dal campo. Un pareggio assurdo, che non porta granché ai due contendenti e risveglia in casa biancoceleste critiche e dubbi sulla tenuta dello spogliatoio. L’incredibile rimonta di ben 3 gol consumata in soli 25 minuti offre alla Lazio uno spunto più che interessante per capire di che pasta è fatta. Sempre che ci creda.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:
UDINESE-LAZIO 3-3 (pt 2-0)
UDINESE (3-4-3): Handanovic; Coda, Sala, Domizzi; Motta, D'Agostino, (42' st Pasquale), Inler, Lukovic; Pepe (25' st Obodo), Quagliarella (39' st Floro Flores), Di Natale. (Belardi, Nef, Asamoah, Sanchez). All. Marino
LAZIO (4-4-2): Carrizo; Belleri (1' st Meghni), Diakitè, Cribari, Radu; Lichtsteiner, Dabo (35' Foggia sv), Ledesma, Del Nero (1' st Pandev); Rocchi, Zarate. (Muslera, Firmani, Rozehnal, Manfredini). All. Rossi
ARBITRO: Rosetti di Torino
MARCATORI: Di Natale al 9' p.t., Quagliarella al 15' p.t; Di Natale al 10' s.t., Zarate al 15' s.t., Diakitè al 27' s.t., Ledesma al 39' s.t.
NOTE: Recupero: 1' e 3'. Angoli: 6 a 3 per la Lazio. Ammoniti: Cribari, Dabo e Meghni per gioco falloso; Radu per comportamento non regolamentare; Quagliarella e Domizzi per proteste. Spettatori: 14.000

giovedì 11 dicembre 2008

Una sconfitta annunciata: Lazio-Inter 0-3

Non è certo dalla partita contro l’Inter che la Lazio poteva aspettarsi la ripresa in campionato. Dopo la famigerata sconfitta del derby i biancocelesti sembrano aver perso quella lucidità e quello spirito di squadra che l’avevano contraddistinta a inizio stagione. Rossi cambia ancora una volta la formazione schierando centrocampisti “leggerini” se paragonati ai giganti nerazzurri. È vero anche che il posto di Mauri avrebbe dovuto essere di Lichtsteiner, purtroppo ancora indisponibile dopo l’infortunio in Coppa Italia. Se poi si prende gol dopo soli due minuti, la storia si fa davvero complicata. La situazione è quella simile a tante altre: sugli sviluppi di un corner Samuel viene lasciato indisturbato nel colpire di testa a rete. Contro un avversario del genere prendere un gol a inizio partita significa quasi non iniziarla: tuttavia la Lazio nel corso della prima frazione di gara gioca un discreto calcio, con ritmi molto alti, quasi frenetici, e con qualche bella idea che purtroppo – come spesso le accade ultimamente – non riesce poi a concretizzare. L’arma dei padroni di casa, curiosamente, sono i tiri da fuori: ci provano Kolarov (8′), Dabo (15′) e Rozehnal (17′), ma sono sfortunati e mancano di poco il gol. L’Inter gestisce l’incontro, attende il contropiede giusto per chiuderlo. I nerazzurri giocano al piccolo trotto e poi partono a testa bassa: riescono così a trovare un paio di occasioni con Samuel al 25′ e con il subentrato Crespo che, dopo una respinta poco convincente di Carrizo, a porta quasi vuota spara fuori. La palla gol più limpida la costruisce però la Lazio con Pandev al 30’ del primo tempo: il macedone va via sulla sinistra a fondo campo a Cordoba, mette al centro per Zárate che però si fa anticipare. Poi Pandev è costretto a lasciare il campo per il riacutizzarsi di un fastidio alla coscia che lo aveva già tormentato in settimana, sostituito da Rocchi. Il tempo si chiude con un gran tiro di Foggia di poco fuori e con una sfortunata autorete di Diakité al 48’. Uno sciagurato infortunio per il giovane gigante francese della Lazio che rimarrà, fino a fine partita, uno dei migliori in campo. Con lui Ibrahimovic non ha avuto certo vita facile.
Il secondo tempo è per la Lazio tutto in salita: se recuperare un gol all’Inter è un’impresa, recuperarne due sembra quasi impossibile. Inoltre Rossi sostituisce il più robusto Dabo con Brocchi che ce la mette tutta, ma non è forse l’interprete più adatto contro il muscolare centrocampo nerazzurro. Ci si mette poi anche un arbitro molto modesto come Orsato, che si guarda bene dall’ammonire Muntari – autore di diverse entrate anche da dietro – e dispensa un discutibile giallo a Diakité. Anche i suoi assistenti non brillano, e al 10’ l’Inter chiude virtualmente la partita con un gol in fuorigioco di Ibrahimovic. La beffa arriva però due minuti dopo: Kolarov accorcia le distanze con una gran botta su punizione, ma il modesto Orsato annulla per motivi che rimarranno ai più ignoti: Orsato aveva fischiato prima per la posizione della barriera, poi però alla punizione che fa ripetere non se la sente di fischiare ancora nonostante Cordoba sia vicinissimo al pallone. Un paio di interventi di Julio Cesar (ammonito per proteste in occasione della famigerata punizione) mettono fine a una partita forse mai davvero cominciata.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:

LAZIO-INTER 0-3 (pt 0-2)
LAZIO: Carrizo; De Silvestri; Diakité, Rozehnal, Kolarov; Dabo (dal 1' s.t. Brocchi), Ledesma, Mauri; Foggia (dal 32' s.t. Meghni), Pandev (dal 31' p.t. Rocchi), Zárate. (Muslera, Cribari, C. Manfredini, Radu.).
All: Rossi.
INTER: Julio Cesar; Maicon, Cordoba, Samuel, Maxwell; J. Zanetti, Cambiasso, Muntari (dal 33' s.t. Figo); Stankovic (dal 41' s.t. Mancini); Cruz (dal 28' p.t. Crespo), Ibrahimovic. (Orlandoni, Materazzi, Burdisso, Quaresma.).
All: Mourinho.
ARBITRO: Orsato, di Schio (Vicenza).
MARCATORI: Samuel (I) al 2', Diakite (L), su autorete, al 48' p.t.; Ibrahimovic (I) al 10' s.t.
AMMONITI: Stankovic, Maxwell, Diakite e Zarate per gioco scorretto, Julio Cesar per proteste.
ANGOLI: 6-5.
RECUPERI: p.t. 3', s.t. 3'.
NOTE: Spettatori 50.000.

venerdì 5 dicembre 2008

PES 2009 scende in campo con la Lazio



PES 2009 sarà main sponsor e “compagno di squadra” della Lazio in occasione della 15esima giornata di Campionato di Serie A: i biancocelesti, infatti, indosseranno una maglia molto speciale, ideata in esclusiva per questa occasione, che riproduce il marchio di PES 2009.
Il videogame di calcio, PES 2009, edito da Konami Digital Entertainment GmbH e distribuito nel nostro Paese da Digital Bros, arrivato alla sua ottava edizione continua a riscuotere un enorme successo, confermandosi anche quest’anno il gioco più amato d’Italia.

In qualità di gioco numero uno nelle classifiche di gradimento, PES mette d’accordo tutti e riesce a unire sotto la sua bandiera le tipologie di utenti più diverse. Soprattutto tra i giovani, PES è un marchio universalmente riconosciuto ed apprezzato. Proprio per questo, PES 2009, rappresenta un canale di comunicazione e promozione ideale per parlare ai giovani e il partner più adatto per supportare la S.S. Lazio nella sensibilizzazione dei valori che incarnano il vero spirito sportivo e che trovano massima espressione negli articoli IV e V della carta Olimpica:

Art: IV - La pratica dello sport è un diritto umano. Ogni individuo deve avere la possibilità di praticarlo senza alcun tipo di discriminazione e in pieno spirito sportivo, che richiede comprensione reciproca, spirito di amicizia, solidarietà e fair play.

Art: V - Ogni forma di discriminazione relativa a paese di provenienza, razza, religione, inclinazione politica, sesso sono assolutamente incompatibili con lo spirito sportivo.

Due stelle di prima grandezza del panorama calcistico, reale e virtuale, si uniscono così in un’iniziativa benefica per sottolineare le funzione formativa e sociale dello sport, dando continuità ad un pensiero già esistente per entrambe. Infatti, da parte di Digital Bros, l’idea di sponsorizzare la partita di domani sera nasce da un progetto già iniziato lo scorso anno, quando con PES, è stata realizzata e sponsorizzata la maglia di calcio più grande del mondo. L’evento, che aveva celebrato l’uscita del gioco, era nato con lo scopo di raccogliere fondi per il finanziamento di iniziative benefiche, che mirassero a promuovere i valori positivi dello sport. Ugualmente, la Società Sportiva Lazio da diversi anni è attiva nella promozione della funzione formativa e sociale dello sport verso i giovani. La Lazio è costantemente impegnata nel “Progetto Scuole” che prevede la visita di alcune scuole romane, elementari e medie inferiori, da parte dei giocatori e dello staff della squadra. L’obiettivo è quello di sperimentare un nuovo percorso educativo che consiste nel promuovere e formare una sana cultura sportiva, diffondendo ed incrementando i principi legati ad una crescita psico-fisica sana, leale e non violenta, che educhi, altresì, gli adulti del domani, a comportamenti rispettosi dell'avversario e delle istituzioni. In sede di campagna abbonamenti per la stagione in corso inoltre ha istituito una tessera completamente gratuita rivolta a 10.000 ragazzi under 14 che hanno quindi la possibilità di assistere a tutte le partite casalinghe della squadra. Proprio in occasione della partnership legata alla sponsorizzazione della maglia, le due realtà hanno voluto unire le forze e continuare questa tendenza per sottolineare in modo ancora più efficace i valori che condividono. Le magliette speciali indossate dai calciatori domani sera, saranno messe all’asta ed il ricavato sarà interamente devoluto per finanziare il progetto “Casa Mihiri” supportando il lavoro già iniziato dalla fondazione Lazio Club Onlus: una casa di accoglienza nella località di Walahanduwa nello Sri Lanka, dove diversi bambini sfortunati hanno trovato una famiglia. L’impegno è quello di continuare ad aiutare questi bambini nei loro studi, contribuendo all’acquisto del materiale didattico necessario e fornire loro gli strumenti necessari per poter auspicare ad un futuro migliore.

Claudio Lotito, Presidente della S.S. Lazio S.p.A., ha commentato: “Sono molto contento di questa partnership con un marchio come PES, notoriamente vicino al mondo giovanile e non solo. Da sempre sostengo che in una società in cui i ragazzi non hanno più punti di riferimento solidi, debba essere lo sport ed in particolare il calcio, per la grande forza mediatica che possiede, a veicolare i valori della solidarietà, della fratellanza, della lealtà e del rispetto dell’avversario tra i giovani. Ed è per questo che credo molto nel progetto giovani e nel progetto Lazio nelle scuole, perché attraverso la mia squadra si educhino i bambini ed i ragazzi al rispetto di questi stessi valori: si deve essere campioni sul campo ma anche nella vita.

Raffaele Galante, Amministratore Delegato di Digital Bros S.p.A., ha commentato: “Siamo molto soddisfatti del progetto realizzato con la S.S. Lazio, che ci ospita e che come noi è convinta che attraverso il calcio si possano realizzare importanti iniziative per i più bisognosi. I giovani sono un patrimonio importantissimo per la società, una risorsa fondamentale su cui investire ed è importante coinvolgerli in progetti che possano sensibilizzarli verso chi è meno fortunato. PES è un grande catalizzatore: parla a un pubblico vasto e trasversale e unisce realtà disomogenee. E’ per questo che riteniamo che, associare questo videogioco tanto amato a iniziative che uniscano in nome della solidarietà sia un dovere e uno sbocco naturale della campagna di comunicazione su un gioco che, sponsorizzando per la prima volta in assoluto una squadra di calcio, si pone come motore della promozione dei valori puliti dello sport.

“Pes 2009 unites”, significa un impegno intrapreso congiuntamente da Digital Bros e S.S. Lazio per abbattere le barriere discriminatorie, che indeboliscono i valori dello sport, e unire voci diverse grazie ad un’unica passione.

Coppa Italia: impresa della Lazio che batte il Milan a San Siro


Abbiamo ottenuto un risultato importante contro una squadra importante, contro i campioni del mondo. Tra l'altro, al contrario del Milan, proponendo una formazione con molti giovani. Siamo andati in svantaggio immeritatamente e la reazione dei ragazzi penso sia stata importante”. Come non essere d’accordo con Delio Rossi? Se il migliore in campo del Milan è stato Dida, qualcosa vorrà pur dire. La Lazio ritrova lo spirito, l’aggressività e compie l’impresa della qualificazione ai quarti di finale in Coppa Italia. Non tutto, per la verità fila liscio, ma la squadra si è ritrovata nel morale. E questo è molto importante. Nel gelo di S. Siro c’è anche un po’ di nebbia: la Lazio schiera diverse novità, soprattutto molti giovani. Muslera in posrta, De Silvestri torna titolare, accanto a Diakité (prova capitale la sua), Rozehnal (ottimo) e Kolarov (molto convincente). La novità a centrocampo è l’eccellente Lichtsteiner mezzo sinistro accanto a Dabo e Ledesma. Zárate è in panchina, in attacco Foggia, Pandev e Rocchi. Il Milan non prende alla leggera la gara, brucia ancora la sconfitta contro il Palermo in campionato e lo dimostra con la presenza in campo di gente come Seedorf, Kakà, Shevchenko e Ronaldinho. Nel primo tempo la Lazio è un po’ più aggressiva, ma piuttosto inconcludente dalla trequarti in su, come spesso accade negli ultimi tempi. A volte sembra che questa squadra dimentichi come si attacca. Poche le occasioni da entrambe le parti: al 18’ Muslera esce coraggiosamente sui piedi di Shevchenko lanciato in solitaria da Ronaldinho: corner. L’ucraino ci vorrebbe riprovare due minuti dopo, ma Diakité e Rozehnal fanno ottima guardia. Al 23’ risponde la Lazio con Lichtsteiner, eccellente anche nel ruolo di centrocampista, che si allunga centralmente con una bella progressione e sgancia un bel destro che sfiora il palo. Al 42’ dovrà lasciare il posto a Meghni per un intervento assassino di Senderos, che non viene neanche sanzionato dall’arbitro. Al 34’ ottima punizione da posizione decentrata di Kolarov, Dida si supera e la respinge. Un minuto ancora e si fa sentire la reazione del Milan con il solito Shevchenko, ma ancora una volta Diakité recupera bene sull’ucraino e lo costringe a un tiro di punta altissimo. Nel recupero ancora un paio di buoni tiri per parte: Flamini con un destro basso a mezzo metro dal palo di Muslera, mentre Pandev con un bel sinistro all’incrocio impegna severamente Dida che si supera in tuffo.
Al rientro ancora squadre corte, equilibrate, che faticano a trovare il guizzo, forse anche per il freddo, visto che il termometro è sceso sotto lo zero. Ci prova per primo Rocchi, che semina Senderos e appoggia per Pandev: sul suo sinistro rasoterra fa ancora una volta il miracolo Dida deviando in corner. Al 15’ Ronaldinho inventa per Shevchenko, che manda alto sulla traversa. Al 21’ il Milan rimane in 10: secondo giallo per Emerson, da poco ammonito, per un intervento nettamente in ritardo a centrocampo su Ledesma che si sganciava in avanti. La punizione di Kolarov è micidiale, e Dida si supera ancora in angolo. Al 26’ vergognosa gomitata volontaria di Ronaldinho che fa sanguinare il volto di Rozehnal: ancor più vergognosa l’assenza di qualsiasi provvedimento arbitrale (Ayroldi è di spalle, ma il fallaccio viene compiuto sulla linea del fallo a pochi metri dal quarto uomo) e il commento televisivo di Collovati e Nesti del tipo: bisogna comprendere questi grandi campioni, che a un certo punto non ce la fanno più a subire falli. Complimenti ai due professionisti che incitano alla violenza in campo. E pensare che per vedere la Rai si paga il canone. Si procede come se non fosse accaduto nulla e Foggia, solo in area, chiama Dida alla parata da posizione ravvicinata. Al 28’ Rossi decide di riportare Rocchi in panchina e sganciare l’asso nella manica, Zárate. Inutile dire che la sostituzione si fa sentire: il capitano non è ancora al meglio dopo l’infortunio, mentre l’argentino appena entra si rende subito pericoloso. Il Milan nel frattempo si è ridisposto in campo dopo l’espulsione di Emerson, una specie di 4-4-1 con Shevchenko più largo a destra e Ronaldinho punta centrale avanzata. Nel momento migliore dei biancocelesti, al 32’ l’ucraino sfrutta lo spazio, prende palla, finge il tiro di destro, rientra sul sinistro e dal limite dell’area trova l’angolo sul secondo palo di Muslera. Il giovane portiere biancoceleste parte con un lievissimo ritardo (gli vengono anche i crampi) perché ha la visuale coperta e nonostante si distenda il pallone entra inesorabile in rete. Sembra di vedere il solito copione in casa laziale: tanto gioco e nessuna finalizzazione. Invece la Lazio non molla e quasi allo scadere (42’) si procura un rigore. Favalli stende ingenuamente Pandev in area. Ayroldi non può che indicare il dischetto e Zárate freddamente fa rimanere sul posto Dida. È il pareggio che significa tempi supplementari, visto il nuovo regolamento della Coppa Italia: la partita è a turno secco. La Lazio colpisce a soli 2’ dall’inizio del primo tempo supplementare: Pandev ben servito in area mette a sedere Jankulovski e tira in porta: Dida respinge sui piedi di Zárate che ribatte in porta, ma sulla linea respinge Senderos, la palla finisce nuovamente sui piedi di Pandev che questa volta alza il pallone e conclude sotto la traversa con un ottimo colpo. Per il macedone è il giusto ritorno al gol, cercato in tutti i modi. Il primo tempo supplementare si chiude con le squadre lunghe e tanta confusione in campo. All’inizio del secondo tempo supplementare, però, la Lazio si dimostra esperta e matura nell’amministrare il vantaggio: possesso di palla nel centrocampo del Milan, sempre sicura dei propri mezzi. L’unica occasione è per Ronaldinho che su punizione sfiora il palo dopo una leggerissima deviazione con la mano sinistra da parte di Muslera che si distende in tuffo. Poco prima del fischio finale, ancora una bruttissima entrata – totalmente inutile – di Senderos su Zárate davanti agli occhi di Delio Rossi che, terminata la gara, lo insegue nel tunnel che porta agli spogliatoi gridando al calciatore svizzero di chiedere scusa all’argentino e ritardando così la presenza di fronte ai microfoni della Rai. È finita: la Lazio può correre sotto la curva e festeggiare assieme ai circa 4 mila tifosi biancocelesti che hanno coraggiosamente sfidato il gelo di San Siro pur di stare accanto ai proprio beniamini. Una vittoria importantissima per la squadra e Delio Rossi dopo le ultime deludenti prove in campionato. Una vittoria che rappresenta una buona base da cui ripartire per la correzione di alcuni errori e per lo schieramento in campo di forze giovani pronte per un posto da titolare. Delio Rossi ha dimostrato lucidità e coraggio in un momento difficile e dalla sua ha anche la risposta compatta della squadra. Avanti così. Sabato pomeriggio c’è l’Inter. Non si scherza.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:
MILAN-LAZIO 1-2 dts (1-1 al termine dei tempi regolamentari)
MILAN: Dida; Antonini (32' s.t. Jankulovski), Senderos, Kaladze, Favalli; Flamini, Emerson, Seedorf (25' s.t. Zambrotta); Kakà; Shevchenko (40' s.t. Cardacio), Ronaldinho. (Kalac, Maldini, Darmian, Strasser). All. Ancelotti.
LAZIO: Muslera; De Silvestri, Diakitè, Rozehnal, Kolarov; Dabo (40' s.t. Mauri), Ledesma, Lichtsteiner (42' p.t. Meghni); Foggia, Rocchi (28' s.t. Zarate), Pandev. (Carrizo, Brocchi, Belleri, Cribari). All. Rossi.
ARBITRO: Ayroldi.
MARCATORI: Shevchenko (M) al 32', Zarate (L) su rigore al 42' s.t.; Pandev (L) al 2' p.t.s.
NOTE: spettatori 10 mila circa.
ESPULSI: al 21' st Emerson (M) per doppia ammonizione.
AMMONITI: Rozehnal, Kaladze, Cardacio, Diakitè, Zarate.
RECUPERO: 3' p.t., 4' s.t.; 0' p.t.s., 0' s.t.s.

mercoledì 3 dicembre 2008

Atalanta-Lazio 2-0

A Bergamo la squadra è stata ordinata, ma abbiamo preso il gol nel nostro momento migliore, poi ci siamo persi e abbiamo perso l’autostima e non siamo più riusciti a ribaltare il risultato. Ora bisogna reagire perché questa non è una squadra allo sbando. Bisogna avere un atteggiamento costruttivo e non distruttivo, questo bisogna fare. Non capisco ad esempio perché per squadre che si trovano nelle nostre stesse condizioni si parla di squadre rivelazione, mentre per noi si parla di sbando. Purtroppo ci portiamo ancora dietro il macigno del derby”. Se dovessimo desumere da queste dichiarazioni di Delio Rossi – che a causa dell’influenza non ha parlato nel dopo partita a Bergamo ma lo fa alla vigilia di Milan-Lazio per gli ottavi di finale della Tim Cup – avremmo l’istantanea di una squadra che sa il fatto suo. E che per un episodio sfortunato perde l’autostima ed esce sconfitta da una gara ben condotta.
Ci permettiamo di dissentire con forza non solo da questa descrizione della partita contro l’Atalanta, ma dall’analisi in generale. Dopo 14 giornate di campionato è lecito trarre alcune conclusioni. Fin dalla prima giornata a Cagliari – nonostante il risultato – la squadra ha convinto a metà: un primo tempo molto discutibile, in cui va anche sotto di un gol, una squadra trasformata, aggressiva, con Zárate protagonista. Da allora la Lazio ha alternato sempre un primo tempo di scarsa personalità a un secondo tempo esplosivo, considerate anche le dovute sostituzioni – ma fino a un certo punto. Fino al punto in cui Rocchi non è stato disponibile per la squadra dopo l’infortunio. Da quel momento in poi il famigerato tridente è diventato uno dei più sciagurati leit-motiv che ha generato confusione nel tecnico e nei calciatori. Fin quando Delio Rossi ha avuto la scelta quasi obbligata di schierare Foggia – Zárate - Pandev con Mauri interno di sinistra la squadra ha sempre fatto risultato, più o meno convincendo. Certo, molti dei punti che attualmente si ritrova in classifica sono da ascrivere senza dubbio al talento indiscusso dell’astro nascente di Zárate, inutile nasconderlo. Che schierato al centro del cosiddetto tridente leggero ha sempre stupito e segnato. Da quando è andato in onda il tridente pesante e Zárate è stato spostato dal centro ha comunque fornito assist geniali ai compagni, ha comunque stupito ma – troppo lontano dalla porta e incalzato dall’ingenerosa critica di essere “egoista” – ha smesso di segnare. Con una rapida scorsa, è facile ricordare che la Lazio ha interpretato al meglio e durante tutto l’arco della gara, una sola partita: Lazio-Fiorentina. Avversari polverizzati, annullati in campo da un’interpretazione tecnico-tattica praticamente perfetta. E contro una squadra considerata diretta concorrente, se non un gradino più su. Poi è iniziato un calo di rendimento deludente. Quindi è arrivato il derby, interpretato nel primo tempo in modo tatticamente timido e con un atteggiamento di adattamento all’avversario davvero incomprensibile. Poi le dichiarazioni del capitano, Tommaso Rocchi, che si è sentito ingiustamente escluso dalla squadra contro il Genoa e che ha portato a galla qualche problema di spogliatoio. Da allora la Lazio ha solo fatto peggio. Rocchi a Bergamo parte titolare, ma ci piacerebbe sapere chi fosse quella controfigura in campo, perché non l’abbiamo riconosciuto. La Lazio ha fatto intravvedere finora lampi di gioco da grande squadra: non può improvvisamente aver dimenticato come si gioca a calcio e con quale spirito si affronta una partita. Le scelte del tecnico, però, possono aver ingenerato più di un malumore e soprattutto confusione nei calciatori. Perché sembra che lo stesso Rossi non sia convinto del famigerato tridente e i continui esperimenti a centrocampo per sostenerlo lo dimostrano. Incomprensibile però la scelta di Manfredini a Bergamo per contrastare il pur bravo Ferreira Pinto, manco fosse Ronaldinho... Tra l’altro, si fa presto a dire tridente: non basta schierare tre attaccanti in campo per parlare di tridente, quando poi due attaccanti su tre giocano quasi da centrocampisti.
Ma al di là di aspetti tecnici e tattici che non ci competono, è io gioco macchinoso e inconcludente che non convince, e che soprattutto non porta più punti. La Lazio sembra avvitarsi in una spirale autodistruttiva di cui vagamente si scorgono i contorni.
A Bergamo la Lazio conduce il primo quarto d’ora della gara tonica e aggressiva, l’Atalanta è attendista, si limita a contrastare. Possiamo anche dire che la Lazio abbia tenuto in pugno il primo tempo, ma senza concludere granché, se si escludono le squisite e geniali conclusioni di Zárate che il bravissimo Coppola riesce a neutralizzare. L’argentino è l’unico a creare occasioni e a rendersi davvero pericoloso. Questa volta però nel secondo tempo fa anche peggio. Dopo circa 10 minuti Rozehnal a centrocampo (?) perde palla: ne approfitta Floccari su cui esce provvidenzialmente Carrizo: Purtroppo la sua respinta arriva sui piedi dell’accorrente Valdes che –a porta vuota – la mette dentro. Reazione biancoceleste vicina allo zero. Rossi manda in campo Foggia per Manfredini, ma la musica è sempre la stessa. La difesa biancoceleste – che si muove senza alcuno schema – improvvisa un fuorigioco alto. Lo sbaglia e ne approfitta Floccari che, da solo davanti a Carrizo, lo supera con facilità. La confusione regna sovrana: in campo anche Makinwa, la cui presenza non viene quasi registrata. L’ultima occasione per la Lazio è nei minuti di recupero: ottimo assist di Rocchi che se n’è andato in profondità allargandosi sulla destra per Zárate al centro dell’area. L’argentino al volo colpisce la palla come meglio non si potrebbe, ma Coppola devia in angolo con la mano sinistra lontana dal corpo, un po’ miracolo, un po’ fortuna. La partita è chiusa. Il tabellino di marcia della Lazio si fa ora preoccupante. Per sua fortuna la posizione in classifica non muta di molto perché Napoli e Udinese escono anch’esse sconfitte. Ma ciò non permette di analizzare alla leggera una crisi ormai evidente di gioco e di personalità. Qualcuno dovrà porvi rimedio.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:
ATALANTA-LAZIO 2-0 (pt 0-0)
ATALANTA: Coppola; Garics,Talamonti, Manfredini T., Bellini; Ferreira Pinto, Guarente, Padoin; Valdes (17's.t. De Ascentis ); Doni (45's.t. Rivalta); Floccari. (Consigli, Pellegrino, Marconi, Defendi, Vieri).
All. Del Neri
LAZIO: Carrizo; Lichtsteiner, Cribari, Rozenhal, Radu; Brocchi (23's.t. Dabo), Ledesma, Manfredini C. (17's.t. Foggia); Mauri (39's.t. Makinwa); Zarate, Rocchi. (Muslera, De Silvestri, Diakhite, Meghni).
All. D. Rossi
ARBITRO: Bergonzi di Genova
MARCATORI: 9s.t. Valdes, 23 s.t. Floccari
NOTE: Giornata piovosa, terreno scivoloso ma praticabile
SPETTATORI: 10.000 circa
AMMONITI: Radu (L.), Guarente (A.), Rozenhal (L.).
Angoli: 2-6
RECUPERO: 0' p.t.; 3' s.t.

martedì 25 novembre 2008

I capolavori di Mauro Matias Zarate



Ringraziamo Gabriele Spaziani autore dello splendido video che è possibile vedere su Cittaceleste.it di Stefano Benedetti.

Lazio-Genoa: un pari pieno di errori arbitrali


Il dopo derby lascia qualche strascico per l’occasione perduta e la vigilia di Lazio-Genoa inizia con le avvisaglie del nervosismo di Tommaso Rocchi, sabato escluso dalla squadra dei titolari in allenamento. Tridente sì, tridente no. Rossi criticato dai tifosi per le sue scelte e per il suo carattere. Tutti ingredienti sbagliati per una crescita. La posizione in classifica è allettante - a un passo dalla zona Champions, i biancocelesti stanno complessivamente facendo molto bene. Quasi non si comprendono i motivi dello scontento. Quasi: perché questa squadra ha lasciato intravvedere, in più di un’occasione, grandi e insospettate potenzialità. E ora ci si aspettano sempre prestazioni continue e di spessore. Invece la squadra va in campo e, quasi in ogni partita, getta via il primo tempo, per dimostrare grinta e personalità nel secondo. Una curiosa alternanza di fasi che gli stessi calciatori faticano a spiegarsi, mentre Rossi è incline a non notare tanta differenza tra le due frazioni di gioco, perlomeno non in tutte le gare. C’è anche di mezzo la mentalità: una partenza a razzo non implementata quando era auspicabile – se non necessario - il salto di qualità: mancanza di personalità? Un normale percorso di crescita in una squadra rinnovata per 6/11 durante l’estate? Scelte tecniche e tattiche non sempre indovinate? Forse un po’ di tutto, in proporzioni variabili. Eppure sembra che l’Aquila non riesca a librarsi in volo con l’innata naturalezza. Anche la prova contro il Genoa (giocata dalla Lazio con il lutto al braccio per ricordare la scomparsa del grande giornalista laziale Sandro Curzi) lascia un po’ di amaro in bocca. La sconfitta del derby avrebbe dovuto innescare una rabbiosa voglia di riscatto: e invece la Lazio entra in campo ancora inefficace, ancora inconcludente. Merito anche del Genoa, senza dubbio. Gasperini è abile nel contrastare le mosse di Rossi, costruisce attorno a Pandev una serie di gabbie mobili con interpreti sempre diversi. Il macedone quasi non tocca palla. Deludono prestazioni così bloccate se a offrirle è un calciatore di gran classe come Pandev. Zárate si vede a sprazzi, poco servito: il centrocampo con il buon Dabo al posto dello squalificato Ledesma soffre gli avversari rossoblu e con difficoltà riesce a imbeccare Foggia (uno dei più vispi), Maurito o Pandev. Intorno alla mezzora Meghni sveglia la gara: parte dalla propria metà campo, si beve centrocampisti e difensori, ma il suo tiro si conclude sul fondo. Poco dopo è Kolarov, con una punizione magistrale e potentissima da 35 metri, a spaventare Rubinho: sulla sua respinta ci prova Pandev con un tiro debole e centrale che il portiere rossoblu blocca con facilità. Al 40’ increscioso e gigantesco errore dell’assistente De Santis che annulla per un fuorigioco impossibile il gol di Milito. Abbacinante la svista. Nell’occasione la difesa della Lazio non si trovava in area e l’accorrente Cribari (molto buona però la sua prova al rientro come titolare) è molto in ritardo. Due minuti dopo ancora Kolarov: da fermo, a centrocampo, esplode una della sue legnate che sfiora il gol. Al rientro Rocchi rileva Pandev. Come al solito la Lazio ha tutt’altro piglio: dopo appena 3 minuti Zárate sfiora la traversa, seguito a breve da Foggia, sugli sviluppi di un corner. Al 7’ altro grande errore arbitrale: Sculli cade in area seguito dall’accorrente Lichtsteiner che non lo tocca, come mostrano diverse inquadrature alla moviola, ma Mazzoleni (evidentemente per farsi perdonare il gol annullato ingiustamente – curiosa la sua lunga chiacchierata poco prima della ripresa con un calciatore del Genoa con mano davanti alla bocca, non certo prevista dal regolamento) decide per il rigore. A sorpresa Milito tira alto sopra la traversa. Al 13’ Foggia spara una gran botta sotto l’incrocio, Rubinho fa il miracolo deviando in corner. Sugli sviluppi del calcio d’angolo c’è un mani rossoblu in area che Mazzoleni, evidentemente, giudica involontario, poi ci prova Rocchi, ma tira sul portiere. Lazio sempre più vicina al gol, Genoa in 10 dietro alla linea del pallone, con il solo Milito in avanti. Al 21’ Rocchi si divora il gol del vantaggio: il suo tiro è debole, con Rubinho fuori dai pali, salva Papastathopuolos con il petto. Gol mangiato, gol subito, la dura legge del calcio: tre minuti dopo Milito la mette dentro, lasciato colpevolmente libero di calciare dalla difesa biancoceleste. Rossi in difficoltà inserisce anche Inzaghi per Meghni. Il centrocampo si sguarnisce notevolmente. Al 34’ Carrizo salva il possibile raddoppio da parte di Milito e un minuto dopo Dabo, con una gran botta dai 25 metri, induce Rubinho all’errore: il portiere brasiliano para, poi si lascia sfuggire la palla in rete. La gara è virtualmente conclusa: solo un sussulto magistrale di Zárate al 48' su punizione, il suo tiro sfiora il secondo palo. Un punto guadagnato per la Lazio, per come si erano messe le cose in campo. Due punti persi per una squadra che sta esprimendo meno di quanto potrebbe ogni volta che deve spiccare il salto.
Alessandro Staiti

IL TABELLINO:
LAZIO-GENOA 1-1 (pt 0-0)
LAZIO: Carrizo; Lichtsteiner, Cribari, Rozehnal; Kolarov, Brocchi, Dabo, Meghni (28' st S. Inzaghi); Pandev (1' st Rocchi), Zarate, Foggia. (86 Muslera, 29 De Silvestri, 87 Diakite, 68 Manfredini, 11 Mauri). All.: D. Rossi.
GENOA: Rubinho; Papastathopoulos, Ferrari, Biava; Criscito, Vanden Borre, Thiago Motta, Juric (21' st Gasbarroni); Sculli (11' st Mesto), Milito, Palladino (39' st Potenza). (73 Scarpi, 26 Bocchetti, 3 Potenza). All.: Gasperini.
ARBITRO: Mazzoleni di Bergamo
MARCATORI: nel st 24' Milito, 35' Dabo
ANGOLI: 10-2 per la Lazio.
RECUPERO: 1' e 4'.
AMMONITI: Criscito, Rozehnal, Motta e Papastathopoulos per gioco falloso.
SPETTATORI: 27.000.
NOTE: All'8' del st Milito ha sbagliato un calcio di rigore.