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martedì 25 marzo 2008

Improvvisamente... la Lazio!

Già, improvvisamente la Lazio! Non se ne parlava da tempo, ma sembra che sui maggiori organi di informazione sportiva - stampa, radio e televisione - ora non vi sia che la Lazio. Strano destino per una società sportiva che paga, dal 1927, una scelta di libertà e di orgoglio. Quella stessa scelta che non a caso era stata fondata in Piazza della Libertà, a Roma, il 9 gennaio del 1900. Per 27 anni nella Capitale la S.S. Lazio è stata l'unica realtà sportiva di rilievo. Poi nel 1927 Benito Mussolini incaricò l'abruzzese Italo Foschi (segretario del Partito Nazionale Fascista e presidente della Fortitudo Pro Roma) di fondare la A.S. Roma. Con una lungimiranza di marketing e comunicazione che avrebbe fatto invidia ai più smaliziati manager moderni, si intuì che una squadra con il nome della Capitale avrebbe catalizzato attenzione, soldi, successo. In qualche modo si sentiva l'esigenza di dover competere con le società sportive del Nord, padrone assolute del campo, e si pensò di fare come in altre città del Centro-Sud (Firenze, Bari e Napoli) che avevano dato vita a squadre di calcio professionistiche.
Nacque così l'A.S. Roma, costituita dalla fusione di tre delle otto società calcistiche romane: l'Alba Audace, il Roman e la Fortitudo Pro Roma. A questa fusione avrebbe dovuto prendere parte anche la S.S. Lazio, che rimase fuori dall'accordo per l'intervento del generale della Milizia fascista Giorgio Vaccaro. Ma questa è storia, ormai ben nota ai più.
Come è altrettanto noto ai più che lo spazio riservato alla S.S. Lazio è sempre di nicchia. Perfino nell'anno del secondo scudetto biancoceleste, il maggiore quotidiano sportivo romano dedicò soltanto le nove colonne della prima pagina all'evento. Pazienza, i tifosi della Lazio lo sanno, se ne lamentano ogni giorno. Ma le ragioni del marketing sono imperative: se si vende di più parlando della Roma - e non ve n'è dubbio - si seguono le ragioni del marketing. Se poi la Roma si fa interprete di grandi imprese - come recentemente in Champions League contro il Real Madrid, solo per fare un esempio, e la Lazio di una stagione scolorita e ripresa per il bavero - ovvio che le scelte editoriali e di marketing coincidano. Non è soltanto comprensibile, ma anche deontologicamente corretto.
Diventa meno corretto quando, come ragionavamo poc'anzi, la Lazio si fa interprete di indiscussi successi, e lo spazio e l'interesse che le vengono dedicati è comunque minore. Probabilmente c'entra sempre la legge dei grandi numeri...
Diventa ancor meno corretto quando, fino a ieri, della Lazio si è parlato poco, molto poco. Poi la Lazio vince il derby, e bisogna parlarne, non c'è dubbio. Però c'è un rigore - colpevolmente da alcuni definito perfino fasullo - che in qualche modo sminuirebbe la vittoria biancoceleste. Non è una tragedia, succede tutte le domeniche con altre squadre. Si capisce...
E diventa ancor, ancor meno corretto quando si comincia a parlare di Lazio, dappertutto e con toni stranamente compiacenti, sui maggiori quotidiani - sportivi e non - in occasione della gara di sabato prossimo all'Olimpico. Già, perché ora la situazione è diventata improvvisamente questa: la Lazio, battendo l'Inter, darebbe un senso alla stagione. Batterebbe una "grande" e acquisirebbe 3 punti fondamentali in classifica. Discorso fallace: la Lazio non ha più nulla da chiedere a questa stagione se non la Coppa Italia. Si trova in un limbo in cui non cambierebbe nulla se andasse 6 punti avanti o rimanesse dov'è. Purtroppo per la Lazio è andata così quest'anno, con molti rammarichi.
Ma fino a ieri non era così. La Lazio, fino a ieri, non avrebbe avuto scampo contro l'Inter. Come non l'ha avuto, nonostante il rigore "fasullo" che aprì le danze della tripletta nerazzurra, all'andata. Ma pochi, pochissimi si soffermarono su quel rigore inventato: si disse che quel rigore si poteva dare o non dare, nessuno scandalo. Bene, nessuno scandalo.
Nessuno scandalo, allora, se sabato sera la Lazio dovesse perdere contro l'Inter. Nonostante gli impegni delle Nazionali che portano via tanti calciatori a molte squadre (più nella Lazio che nell'Inter) la Lazio non ha la caratura tecnica dell'Inter. Nell'Inter vi sono vari fuoriclasse, nella Lazio se ne può contare uno (Pandev) e qualche altro giocatore piuttosto importante (Rocchi, Ledesma, Bianchi, Behrami, Dabo). Ma il paragone, nonostante la crisi della squadra allenata da Mancini, rimane improponibile.
Ed ecco che allora cominciano a circolare nella Capitale voci senza senso, che neanche vogliamo riportare perché alcune, gravissime illazioni sarebbero da inchiesta per frode sportiva. Tanto che il buon Delio Rossi ha perfino rilasciato una breve intervista al quotidiano "Il Romanista" in cui fuga a chiare lettere ogni possibile dubbio di combine. Per chi, ovviamente, quei dubbi li nutre. Perché in una città normale, in cittadini che amano lo sport pur essendo tifosi di una qualsiasi squadra di calcio, quei dubbi non dovrebbero neanche esistere. Non si capisce dove sia "la notizia". Eppure ne parlano tutti.
Lo ripetiamo, allora, nessuno scandalo se la Lazio dovesse perdere contro l'Inter. Delio Rossi non è mai riuscito a vincere contro una "grande" durante la sua permanenza alla Lazio. Dunque, nessuno scandalo.
Per piacere, però, lasciamo la Lazio - almeno in questa settimana - in quella nicchia di comunicazione nella quale è stata relegata da ottant'anni. Per piacere, non promuovetela proprio adesso per ragioni che nulla hanno a che fare con la dignità della Lazio.
Per piacere, non parlatene adesso solo perché il risultato della partita di sabato prossimo potrebbe in qualche modo favorire o sfavorire l'altra squadra della Capitale. Perché la Lazio e i suoi tifosi hanno una dignità e sono ancora orgogliosi di quella scelta di libertà del 9 gennaio 1900 fondata sui più autentici valori dello sport e ispirata dai colori delle prime Olimpiadi, il bianco e il celeste.
Una scelta di orgoglio e libertà.
Alessandro Staiti

mercoledì 26 dicembre 2007

Coppa Italia – Andata degli ottavi di finale: bene Empoli, Cagliari, Inter, Lazio e Torino. Roma, quarti a rischio.

EMPOLI - JUVENTUS 2-1
Doppio vantaggio dell’Empoli con Pozzi di testa al 19‘ del primo tempo e Abate al 3‘ della ripresa. Dubbi sul primo gol: forse la palla non ha varcato la linea della porta. La partita si innervosisce a al 16‘Almiron si fa espellere: prima abbatte Giovinco e poi continua a protestare. Iaquinta accorcia le distanze al 36‘ del secondo tempo raccogliendo una buona punizione di Del Piero.

ASCOLI - FIORENTINA 1-1
Fiorentina ancora piuttosto spenta. I gol arriva al 30’ dagli sviluppi di un in angolo battuto da Osvaldo: Kroldrup supera Vremec. Nella ripresa, al 34', arriva il pareggio dei padroni di casa con un bel tiro al volo di Guberti.

CAGLIARI-SAMPDORIA 1-0
Il Cagliari torna alla vittoria dopo un digiuno di oltre due mesi. Spazio alle seconde linee in entrambe le squadre: nel primo tempo meglio i padroni di casa con Mancosu e Larrivey tra i più attivi in campo. La rete del vantaggio arriva a circa un quarto d'ora dal termine con Matri, subentrato da pochi minuti a D'Agostino. Bonazzoli vicino al pareggio in un paio di occasione nel finale.

UDINESE-PALERMO 0-0
Da segnalare solo il legno del palermitano Jankovic al 34' su lancio di Simplicio da centrocampo. Il serbo stoppa da posizione non facile e di collo piede colpisce in pieno la traversa.

TORINO-ROMA 3-1
Recoba (doppietta), poi l’inutile il gol di Mancini per i giallorossi che adesso dovranno impegnarsi a fondo nel ritorno di gennaio. Al 12' il vantaggio granata: Recoba da fuori area la mette dentro di sinistro con un micidiale rasoterra. La Roma si riprende a fine primo tempo e Mancini, complice una dormita della difesa avversaria, firma il momentaneo pareggio con un bel diagonale. Al 4' della ripresa il Toro si riporta in vantaggio: De Rossi libera al tiro Recoba che non perdona. Al 43' il gol che chiude la partita: su cross di Grella, Comotto gira di testa con tempismo nella porta di Curci.

REGGINA-INTER 1-4
Reggina e Inter mettono in campo tanti giovani della Primavera, ma la differenza c’è e si vede. In mezz’ora i nerazzurri chiudono la partita. Al 14' il vantaggio con Crespo che di testa batte Novakovic su un calcio d’angolo di Solari. Al 30' il raddoppio: in gol una rivelazione nerazzurra, il giovane Balotelli, classe 1990, di cui sentiremo parlare molto in futuro. Al 5'della ripresa, la Reggina accorcia le distanze con Pettinari ma al 17' Solari marca l'1-3 di sinistro. Al 41' la seconda rete di Balotelli.

LAZIO-NAPOLI 2-1
Le seconde linee della Lazio (ma di fa per dire, perché le prime sono quasi tutte indisponibili, hanno la meglio sul Napoli con una rimonta di grandissimo carattere. Rossi schiera dal primo minuto Igli Tare, che si apprezzare per le numerose sponde e la duttilità quando ripiega a dare una mano in difesa. Anche Meghni si dà molto da fare ma dopo una ventina di minuti è costretto a uscire per una brutta contusione alla coscia sinistra. Viene sostituito da Mauri, ancora spento. La Lazio gioca meglio nel secondo tempo (Mutarelli sostituisce un Firmani un po’ fuori fase) e al 20' una punizione velenosa di Kolarov, non trattenuta da Gianello, viene respinta in rete dall'accorrente De Silvestri. Ancora cinque minuti e la Lazio si porta in vantaggio con una splendida punizione di Baronio, capitano per l’occasione e autore di un’ottima prova, che si infila imparabilmente sotto al sette. I tifosi laziali credevano di aver rivisto Veron in campo. Come ultimamente spesso accade, l’arbitraggio penalizza i biancocelesti che reclamano un rigore netto su Firmani e altri diversi episodi non segnalati dal direttore di gara.

MILAN - CATANIA 1-2
A San Siro il Milan non riesce più a vincere: è pur vero che schiera seconde e terze linee, mentre il Catania ha la sua migliore formazione (o quasi). Digao non è certo all’altezza del fratello Kakà, almeno come centrale difensivo: i gol di Spinesi e Mascara nascono da due suoi svarioni. Meglio in attacco, nella ripresa, quando impegna Bizzarri per salvare la rete. Buona prova del giovane Paloschi che segna il gol della bandiera rossonera. Del resto il Milan, reduce dalla trasferta Giapponese dove si è affermato campione del mondo, vedeva in panchina perfino il figlio di Ancelotti.
Alessandro Staiti

Meglio la coppa... che la mortadella

Termina la fase a gironi della Champions League senza scosse né sorprese. Tutte (meno una) già qualificate, le italiane si concedono il lusso di partite senza pathos ma di buon contenuto tecnico. Il Milan, in largo anticipo causa grottesca trasferta giapponese (di questo aggettivo ho già reso conto durante uno dei miei interventi in radio) batte 1-0 il Celtic con l'unico scopo di regolare i conti dell'andata, a parte che chi ha colpa del suo mal... (vero Dida?). Buona prova generale comunque del Milan col quale toccherà fare i conti pure in campionato dalla ripresa post festiva. Una Roma con diverse riserve che sarebbero titolari altrove, gioca divertendo e divertendosi, in un Olimpico all'insegna del "volemose bene", contro il Manchester Utd. anch’esso in formato panchina: 1-1 di prammatica, buona tecnica, agonismo quanto basta e arrivederci forse a una eventuale finale. (La "partita" agonisticamente più intensa è stata comunque quella giocata prima nei dintorni dello stadio, con un bilancio di accoltellati decisamente a favore degli "sportivi" locali. Quando si dice la classe...). L'Inter, ormai bulimica di vittoria, se la prende anche col PSV e il solito Cruz timbra 1-0 gli olandesi senza un briciolo di compassione. Buon gioco e meccanismi che ormai vanno da soli. Unica nota stonata (anche se prevedibile)dal Bernabeu da parte di una Lazio che, ormai, la capacità di fare miracoli l'ha lasciata in estate a Bucarest. Perlomeno gli uomini di Rossi sono riusciti a non perdere completamente la testa e a evitare un'umiliante goleada. Di questi tempi, la banda Lotito deve accontentarsi anche di questo...
Comunque, a tutte le squadre che hanno superato il turno,i miei migliori auguri per la ripresa delle ostilità in primavera, a tutte quelle che non ce l'hanno fatta il mio augurio di poterci riprovare almeno in tempo utile per poterlo commentare su questa emittente prima dell'inevitabile rimbambimento senile.
Mauro Floritta Martorana

martedì 4 dicembre 2007

Italiane in Coppa

È andato tutto come doveva andare nella 3 giorni di Coppe (Champions e Uefa) delle italiane. Ha vinto chi doveva vincere, si qualificherà chi si doveva qualificare, ha perso e non si qualificherà chi non doveva...
Si inizia il martedì con i turni più scontati. Le regine del campionato Inter e Roma sbrigano le formalità contro Fenerbahçe e Dinamo Kiev, insidie relative.
L'Inter soffre un tempo contro i turchi brasiliani di Zico, brillanti come nella partita d'andata; poi nella ripresa dice basta con il solito Cruz che trova un gol di petto, con un gol spot di “Ibraldinho” e per finire con il redivivo Jimenez, e tutti a casa.
La Roma temeva più l’eventuale arrivo degli orsi sul campo che la Dinamo Kiev, perché se le squadre dell'Est Europa in autunno sono uno spauracchio per l'inizio anticipato dei loro campionati, in inverno sono una benedizione visto che i tornei sono compensibilmente fermi. Più pathos nella partitella del giovedì, neanche il disturbo di prendere l'aereo, Panucci, Giuly, doppietta di un incontenibile Vucinic (chissà cosa ronza nel telefonino di Totti...)e in mezzo il gol bandiera di Bangoura, generosamente concesso dalla banda Spalletti.
Mercoledì il Milan apre con un gol spaziale di Pirlo poi, al solito,il Gerovital finisce l'effetto, tutti dormicchiano, si fanno mettere sotto dai portoghesi del Benfica condotti per mano dal simpatico ex Rui Costa e Maxi Rodriguez pareggia con un tiro altrettanto spaziale. Per Roma e Milan ora basterà il solito punticino che, come i sigari e i cavalierati di giolittiana memoria, non si nega a nessuno.
La solita Lazio degli ultimi tempi, tanto simile a quella di fine anni '60, nonostante il vantaggio con il gol irregolare di Pandev, viene maltrattata in casa dai greci dell'Olympiakos, prima rimontata dal solito Galletti (evidentemente più efficace delle Aquile) poi matata definitivamente dall'ex flop Kovacevic. Addio Coppa(compresa la UEFA)! È stato bello finché è durato, ora si salvi chi può (in campionato), se si può...
Per finire, il giovedì, una buona Fiorentina ancora senza Mutu e, purtroppo, senza Prandelli in panchina, porta a casa un buon 1 a 1 da Atene contro l'AEK (gol di Osvaldo e autogol di Balzaretti) che dovrebbe consentirle una qualificazione alla fase primaverile senza eccessivi sforzi.
Mauro Floritta Martorana